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“Immobile in cammino. Forme della presenza” è il titolo, di primo acchito criptico, della mostra collettiva a cura di Tommaso Evangelista, aperta fino al 12 ottobre 2025 nello spazio Frantoio Damato a Rutigliano. Qui, nell’articolato ambiente, fra macchinari e nicchie, trovano posto le opere di 17 artisti (molti sono i talentuosi giovani formatisi all’Accademia di Belle Arti di Bari).
La mostra si radica nel territorio, non solo per la vocazione agricola del luogo, ma anche per la devozione religiosa. Infatti, il motivo ispiratore è la leggenda del Crocifisso di Vespasiano Genuino, opera che, giunta a Rutigliano nel XVII secolo, si fermò miracolosamente alle porte del Convento dei Cappuccini per non muoversi più. Da ciò scaturisce la riflessione richiesta dal curatore agli artisti sul senso della permanenza: un radicamento che diviene oggi la scelta etico-politica della “restanza” – neologismo coniato dall’antropologo Vito Teti – intesa come pratica di radicamento nutrita di senso. Teti, autore del testo omonimo edito da Einaudi, ritiene infatti che “Partire e restare sono i due poli della storia dell’umanità. Al diritto a migrare corrisponde il diritto a restare, edificando un altro senso dei luoghi e di se stessi. Restanza significa sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e nel contempo da rigenerare radicalmente”.

Nella sempiterna percezione umana del tempo che fugge e nell’accelerato flusso delle immagini e nella spasmodica mobilità dei corpi che segnano la contemporaneità, gli artisti con dipinti, sculture, installazioni, video, fotografia danno vita ciascuno a una propria visione della “restanza”, che diviene a questo punto resistenza attiva, attuata con le “armi” dell’arte.
Fra i lavori in mostra, tutti molto validi, colpisce in particolare la versione del gioco della campana di Michela Rondinone che con “Restare non è un gioco”, foto digitale su forex installata a pavimento, attualizza la leggenda del Crocifisso del Genuino. Pietro De Scisciolo taglia in due e “blocca” un cappotto in “Heil Oder Kaputt”. Paolo Notaristefano con “Tuftupa 2025-04” congiunge l’impermanenza del suono con la fissità della pittura. Di Donato Trovato sono le sospensioni fluttuanti frutto di certosina lentezza operativa (“Ciò che scorre fra le forme / Sogni di farfalla”). Damiano Azzizia con “Time” ritrae microambienti in cui spazio e tempo sono sospesi. Elisabetta Sbiroli con “Les poupées” rende plastiche vecchie foto di famiglia di una bambina rappresentata in quattro fasi della crescita: creatura riluttante e straniata, ella afferma il proprio essere altrove con la mente, rispetto ai cliché imposti dalle convenzioni.

“Immobile in cammino. Forme della presenza” è un progetto curatoriale ideato e curato da Tommaso Evangelista con le opere di Nico Angiuli, Damiano Azzizia, Roberta Cotterli, Flavia Carolina D’Alessandro, Pietro De Scisciolo, Silvana Di Blasi, Domenico Ferrulli, Peppe Losapio, Antonio Milano, Paolo Notaristefano, Antonio Pettinicchi, Fabrizio Riccardi, Michela Rondinone, Elisabetta Sbiroli, Serena Semeraro, Donato Trovato, Claudio Zorzi; organizzazione LUTE “Lia Damato” Rutigliano, con il patrocinio del Comune di Rutigliano e Lions Club Rutigliano.
La mostra è visitabile allo spazio Frantoio Damato in via San Francesco d’Assisi 12 a Rutigliano (BA) fino al 12 ottobre 2025, tutti i giorni dalle 18:00 alle 20:00.
Le foto della mostra sono state gentilmente concesse dal curatore.






