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Era il 15 settembre di sette anni fa quando a Cersosimo, in provincia di Potenza, avveniva un omicidio più inumano che si possa descrivere. Angela Ferrara veniva uccisa per mano del marito, guardia giurata, un femminicidio intimo. Gli occhi chiari, la poesia nel suo cuore che le colava dalle dita come linfa e le parole, nelle sue mani, diventavano carezze per chi aveva ferite invisibili. La Lucania dove era nata la portava nel suo gentile animo con cui ne cantava il gentil respiro e la dignità delle ruvide colline Nel suo tempo organizzava letture, laboratori, incontri. Il suo libro “L’alfabeto degli animali” fu il dono più autentico ai terremotati di Amatrice. Ne aveva regalato 100 copie al sindaco Pirozzi da donare ai bimbi colpiti dal sisma. Madre di un bimbo di 7 anni, che le assomiglia negli occhi probabilmente per la sua dolcezza. Il 15 settembre 2018, Cersosimo si svegliò come ogni mattina, piccolo e quieto. Angela accompagnava il figlio a scuola in auto. Accanto a lei, sua madre. Il bambino scese con il suo zainetto, salutando con un bacio. Angela sorrideva, parlava con la mamma. Poi, un’ombra. Il volto di Vincenzo dietro il vetro del finestrino. Il rumore secco dei colpi. Alcuni per lei, altri per sé. Quando il bambino uscì dalla classe, aveva perso entrambi i genitori. Nella sua sensibilità ricavata dalle sue parole, dal suo scritto agile e leggero probabilmente aveva intuito la sua triste fine. Per questo aveva cercato di lasciare tracce indelebili della sua esistenza: “M’ami o non m’ami? Nuda margherita nell’assolato prato preda sei dell’ossessione Ma se davvero m’ami, non raccogliermi”. Una traccia che deve restare sempre viva, luminosa nel cuore di tutti. Un esempio per riflettere e capire, per intendere che se si deve amare una donna di fede, come è stata Angela Ferrara va fatto senza l’uso della forza. Del resto tutti gli uomini dovrebbero ammetterlo: “Senza donne non c’è futuro”. Per capirlo bisogna studiare tanto altrimenti sono parole solo per sordi.
Oreste Roberto Lanza