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Ho avuto prima l’onore poi il piacere di conoscerlo e di viverlo in via Putignani a Bari. Per diversi anni ho collaborato al Roma quando lui era “Deus et machina della politica italiana e direttore di un grande giornale del Sud. Permettetemi: il vero giornale del Sud. Giorgio Almirante in quell’epoca disse al segretario nazionale del partito in pectore Gianfranco Fini: “Mettiti contro tutti ma non con Pinuccio Tatarella” Aveva ragione con lui si discuteva in maniera molto cordiale ma alla fine facendo un po’ di conti aveva sempre ragione lui. Di Pinuccio Tatarella non voglio ricordare la sua dipartita ma la sua nascita, 17 settembre 1935, perché in fin dei conti resta vivo e forte ancora il suo pensiero, le dotte idee, la grande visione che manca a questi pseudo politici che hanno scelto di far politica per mestiere e per lo stipendio. Giuseppe Tatarella è stato un politico lungimirante e visionario, noto per la sua capacità di visione progettuale e di interazione con diverse correnti politiche, che gli valse il soprannome di “ministro dell’Armonia”. Era un uomo di forte personalità, capace di coinvolgere gli altri e attento alle esigenze di un elettorato in trasformazione, lavorando per unire diverse anime della destra verso un moderno centrodestra, libero dai residui fascisti ormai, voglio precisare, consegnati alla storia come il comunismo e ogni forma di dittatura. Un sincero e leale liberale protagonista della nascita di Alleanza Nazionale datata 27 gennaio 1995 frutto di una grande sintesi tra interessi e visioni diverse all’interno del mondo della Destra. Tante volte il suo banco di approfondimento era una tavola ben apparecchiata dove tra uno un buon piatto si discuteva della necessita di realizzare un terzo polo superando il localismo e le solite storie sul fascismo e sul comunismo. A Salerno, al ristorante al Vicolo della Neve, datato per molti 1870 altri ai primi del novecento, insieme con alcuni parlamentari salernitani, uno su tutti Vincenzo Colucci, poi Vincenzo Fasano e Sergio Valese, tra una notte intensa e le prime luci del mattino ho cominciato a sentire il “vagito” politico: Il sapore di un’idea caratterizzata fortemente dal desiderio di andare oltre un possibile immaginario. Una passione e un’intelligenza messa a disposizione per quell’Italia che immaginava finalmente unita nel cuore e nella mente da quella falsa Unità d’Italia del settembre 1870. Una frenetica attività politica che riusciva a influenzare tutti collaboratori, giornalisti delle redazioni del Roma sparse in particolare nel Sud con cui in una piccola mezz’ora riusciva a disegnare il contenuto del giornale del giorno dopo. Un contenuto che doveva essere un megafono di richiamo agli uomini di buona volontà per costruire insieme condividendo il progetto di essere animatori e amministratori del cambiamento portando l’Italia sui lidi di grande autorevolezza soprattutto a livello internazionale. Un uomo di equilibrio, sintesi e radicamento territoriale virtù che mancano totalmente ai politici attuali e soprattutto ai pugliesi che corrono in ordine sparso da tempo fuori da quel grande laboratorio politico che Giuseppe Tatarella immaginava come luogo di crescita di giovani e meno giovani della politica pugliese. Con la sua morte la Puglia e tutto il centrodestra vive un momento di sospensione, guidato da qualche ben vestito politico che vive di luce riflessa e di qualche altro che immagina di poter stare su un piedistallo che ormai da tempo barcolla. Poi tanti altri solo in giacca e cravatta che vivono di rendita politica guadagnatasi con qualche investimento in danaro. Il centrodestra pugliese è ancora in fase di elaborazione del lutto politico. Eppure per tanti, per il popolo stesso la domanda è: Un quarto di secolo è tempo sufficiente non solo per piangere giustamente un leader, ma soprattutto per ricostruire, formare nuove generazioni e immaginare un futuro? È forse mancato al centrodestra una narrazione credibile, capace di declinarsi nei nuovi linguaggi della società? In questo vuoto, sembra che il centrosinistra ha avuto vita facile, grazie a delle personalità e un gruppo più compatto. In una Regione, la Puglia, in più, che non è monoliticamente moderata, come si vuol far credere troppo spesso ma che ha avuto storici bacini sociali ed identitari di ben altra natura e questo proprio il cerignolano Tatarella lo sapeva perfettamente, sapere in partenza di una sconfitta sicura avrebbe fatto girare le parti in ombra a Pinuccio. A novembre in Puglia si aspetta soltanto la percentuale della sconfitta. Anche da morto dover sopportare una macchina ferma e senza una chiara direzione da oltre venti anni fa male. Se fosse vivo Pinuccio saprebbe usare le giuste armi per ripartire. Ma non c’è, allora si vada avanti in ordine sparso. Solo la nostalgia di aver conosciuto uno statista imparando ad essere autenticamente veri e con il pensiero rivolto al futuro e non al presente, trasferendo emozioni e passioni aiuta molto anche la mia persona. Del resto senza Statisti, da Berlinguer, Aldo Moro , Almirante e appunto Pinuccio Tararella l’Italia è diventata un piccolo borgo composta da ragazzini che voglio il giocattolo a tutti i costi. Meditiamo tutti.
Oreste Roberto Lanza






