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In Basilicata il “dazio” del credito ha raggiunto livelli record: il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) per i prestiti alle imprese destinati a investimenti oltre l’anno è salito nel primo trimestre 2025 al 5,65%secondo tasso più alto d’Italia dopo la Calabria (5,68%).
A lanciare l’allarme è il nuovo focus Censis – Confcooperative – BCE, che denuncia una vera e propria “geografia dell’apartheid finanziario”: nel nostro Paese, chi fa impresa o chiede un prestito al Sud paga molto di più rispetto a chi vive al Nord.
«La Basilicata è tra le regioni più penalizzate. Una piccola impresa lucana si trova a pagare oltre 30.000 euro in più di interessi rispetto a una valdostana, a parità di condizioni. È una disparità inaccettabile che blocca le energie migliori dei nostri territori», dichiara Giuseppe Bruno, presidente di Confcooperative Basilicata. Anche le famiglie lucane non sono risparmiate: i prestiti da 50.000 euro per 5 anni sono soggetti a un tasso del 5,34%, ben superiore alla media italiana (5,08%) e lontano anni luce dal 4,20% dell’Emilia-Romagna, regione con le condizioni più favorevoli. Questo si traduce in oltre 1.100 euro di interessi in più. A livello nazionale, il TAEG medio per le imprese è passato in sei anni dal 2,34% al 4,77%, ma la Basilicata ha conosciuto un aumento ancora più drammatico, partendo dal 2,44% nel 2019 e arrivando a superare la soglia del 5,6% nel 2025.«Il nostro sistema produttivo, fatto di cooperative perlopiù piccole, agricole, sociali, turistiche e culturali, viene colpito due volte: prima dai costi, poi dalla minore possibilità di accedere al credito. Questo sistema a due velocità – prosegue Bruno – rischia di rendere strutturale lo svantaggio di chi vive e lavora nelle aree interne».
Redazione

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