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A Bari, mentre si concludeva la feconda stagione della Galleria Centrosei (1970-1991), una nuova realtà espositiva ne raccoglieva il testimone, la galleria Museo Nuova Era, che fu inaugurata il 26 maggio 1990 in via Quintino Sella. Una realtà che divenne presto un importante polo di riferimento nell’area meridionale dell’Italia, un luogo di promozione e produzione di eventi culturali nel campo dell’arte contemporanea e inizialmente del design. I fondatori furono Pino Milella e Rosemarie Sansonetti; quest’ultima, artista e docente, ha poi traghettato la galleria nelle diverse sedi con il prezioso ausilio di Anna Maria Traversa.

Il trasferimento nella seconda sede di via Vallisa a Bari Vecchia avvenne nel novembre 1993. Fu un atto pionieristico l’insediamento in una zona che, pur dotata di uno straordinario patrimonio artistico, soffriva sintomi di degrado sociale, prima del rinnovamento del quartiere poi avvenuto grazie ai fondi del piano Urban (i fondi europei che, tra il 1994 e il 1999, attraverso ristrutturazioni e dotazione dei servizi essenziali, diedero nuova vita alla parte più antica di Bari). Ma la scelta fu vincente, perché, nel frattempo, in molti scelsero di abitarvi e varie associazioni culturali e attività artigianali vi si insediarono. La terza sede, in strada dei Gesuiti, sempre a Bari Vecchia, fu inaugurata nel gennaio 2003 e la galleria poté godere del clima di fermento culturale degli anni fra fine Novecento e Duemila.

Perché, allora, l’ulteriore cambio di sede da questo anno sociale, allorché la galleria si è spostata in via S. Giorgio Martire, in zona urbana periferica popolata di officine artigiane? Il cambiamento si è reso necessario poiché, come dichiara Rosemarie Sansonetti, «le motivazioni che ci avevano portati nella Città Vecchia sono state in qualche modo soffocate dalla situazione attuale». L’overtourism (il pullulare di attività di ristorazione e l’insediamento massivo di B&B) con conseguente spostamento della popolazione residente in altri quartieri hanno, difatti, trasformato il volto di Bari Vecchia.

La nuova sede di via S. Giorgio Martire, con cui il Museo Nuova Era ha inaugurato il 35° anno di attività, è una “scatola” dall’aspetto industriale, secondo una tendenza già sperimentata in altre città italiane ed europee per i contenitori per l’arte contemporanea. Si avvia qui un capitolo nuovo di una storia basata su un patrimonio di centinaia di mostre, il coinvolgimento di svariati artisti e critici del territorio ed esterni, lo scambio culturale con altre realtà ubicate altrove in Italia e una credibilità consolidata. Quando le si chiede come il pubblico abbia reagito al cambiamento, la Sansonetti risponde: «Non solo il pubblico che ci seguiva continua a farlo, ma la frequentazione della galleria si è allargata copiosamente, grazie alla scelta di farne un centro polifunzionale e interdisciplinare con i concerti, i reading di poesia, la presentazione di libri».

Lo zoccolo duro restano comunque le mostre ed una delle più intense del nuovo corso è stata l’antologica di Tomaso Binga, nella scorsa primavera. La personale in corso, Stile Libero, di Paola Pezzi, visitabile fino a fine luglio, è la ciliegina sulla torta del 35° compleanno della galleria e ne conclude l’anno sociale. Il titolo nasce dalla definizione che del lavoro della Pezzi diede il suo primo gallerista Franco Toselli. È una mostra generosa quanto a numero di opere esposte, con installazioni “plastiche” a parete e a pavimento, dove con l’aggettivo “plastico” si fa riferimento ai materiali poveri della tradizione accademica italiana delle arti della decorazione sia nel Moderno sia nel Contemporaneo. Tali materiali assumono forme aggettanti o stiacciate secondo le antiche tecniche della scultura. Le garze, i feltri, i gessi, i polimeri, gli oggetti di riuso “piegati” alle nuove forme mostrano la singolare capacità dell’artista di dominare i materiali con l’impiego di svariate tecniche.

La memoria visuale della Pezzi si può rinvenire in alcune opere di grandi artisti del secondo Novecento, da Joseph Beuys, a Robert Morris, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Pino Pascali, fino a Luciano Fabro che fu suo docente nella formazione milanese all’Accademia di Brera, ma la personale cifra espressiva risiede nel fatto che le sue «architetture di senso meravigliano lo sguardo», come scrive Lorenzo Madaro nel testo critico introduttivo. Nel contemporaneo uso di molteplici materiali, naturali o sintetici, e nelle numerose tecniche applicate, Paola Pezzi sembra riecheggiare la poetica barocca di Giambattista Marino: “dell’arte il fin è la meraviglia”, catturando l’attenzione del pubblico con lo stupore prodotto da opere che appaiono dissimulando, quella “dissimulazione onesta” di un altro grande letterato italiano del Seicento, Torquato Accetto.

Tale chiave di lettura ci accompagna nella visita alla mostra: a partire dal grande disco “di rame” all’ingresso che di rame non è, continuando con oggetti che sembrano duri e invece sono morbidi e viceversa, fino al termine del percorso, allorché guanti di lana imbottiti diventano la “pelle” di sfere che a distanza appaiono marmoree.

Per info: https://www.museonuovaera.com/

Foto di Giusy Petruzzelli (riproduzione riservata)

Giusy Petruzzelli

Giusy Petruzzelli, phD, ha compiuto gli studi universitari storico-artistici fra le Università di Bari, Roma 3 e Ginevra. Docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, è critica d’arte e curatrice di mostre. Giornalista pubblicista dal 2002, dirige Quaderni d’Europa, collana di ricerca artistica internazionale dell’Accademia di Belle Arti di Bari. Come responsabile del settore Erasmus e delle relazioni internazionali dell’Accademia di Belle Arti di Bari è stata visiting professor in università e istituzioni culturali in Norvegia a Oslo e Bergen; Svezia a Stoccolma; Germania a Berlino e Bielefeld; Portogallo a Leiria e Coimbra; Spagna ad Avilès, Oviedo, Bilbao, Madrid, Segovia, Murcia, Lorca, Jerez, Granada, Malaga, Siviglia; Francia ad Ajaccio; Slovenia a Lubiana; Croazia a Zagabria; Slovacchia a Bratislava; Polonia a Cracovia e Tarnow; Romania a Bucarest, Cluj Napoca, Baia Mare; Bulgaria a Sofia e Varna; Ungheria a Budapest; Albania a Tirana; Turchia ad Ankara e Istanbul; Tunisia a Hammamet.