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Giornata storica e di festa a Roma e nel mondo quella di giovedì scorso 8 maggio, con l’elezione del nuovo pontefice, Leone XIV. Ma in una delle chiese più antiche della Capitale, la Basilica di Santa Cecilia a Trastevere, la festa è stata tripla.
Anche qui per 5 minuti, giunta la notizia della “fumata bianca” in Vaticano, le campane sono risuonate per salutare l’inizio del pontificato del primo Papa americano di sempre, al termine di un giovedì nel quale la comunità monastica delle Benedettine ha festeggiato sia la Dedicazione della chiesa alla patrona della musica e dei musicisti sia la professione solenne e consacrazione monastica di una monaca proveniente dall’Africa.
Protagonista è stata infatti suor Théodosie Benedetta Mukandori, 58 anni di età, proveniente da Musanze (una cittadina della provincia settentrionale del Rwanda) e da tre anni già inserita nella comunità del Monastero di Santa Cecilia, comunità governata dalla Abadessa Madre Maria Giovanna Valenziano, studiosa e scrittrice originaria della Sicilia, già Abadessa del Monastero San Giovanni Evangelista di Lecce.

La comunità religiosa femminile del Monastero trasteverino fa parte della Federazione Centro-Meridionale dell’Ordine Benedettino ed è composta da monache provenienti non solo da varie regioni italiane ma anche dall’estero, soprattutto dal continente africano. Seguendo la Regola di San Benedetto da Norcia, impegna le giornate fra preghiera («Ora… »: 7 momenti di orazione comune nell’arco delle 24 ore, cantando i Salmi in italiano e le altre parti liturgiche in Gregoriano) e lavoro manuale («…et labora»: produzione tessile dei paramenti sacri, fra i quali i “palli” che indossano il Papa e gli Arcivescovi, lavorazione della cera e confezione di altri prodotti artigianali).
Bisogna anche aggiungere che proviene da questo Monastero la Spezieria Benedettina, l’antichissima farmacia ricostruita e visitabile nei Musei Vaticani.
La professione di suor Théodosie è avvenuta nel corso di una Messa solenne presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, porporato titolare della Basilica, concelebrata con altri sette sacerdoti, fra i quali mons. Guerino Di Tora (vescovo già ausiliare di Roma), mons. Marco Frisina (noto compositore e direttore d’orchestra, rettore della Basilica di Santa Cecilia) e dom Edmund Power (monaco Benedettino inglese, già priore del Collegio Sant’Anselmo sull’Aventino e dal 2005 al 2015 Abate di San Paolo fuori le Mura, sempre a Roma).
Il terzo polo conduttore della giornata è stato l’anniversario della Dedicazione della chiesa a Santa Cecilia, avvenuta l’8 maggio 821 per iniziativa di papa Pasquale I, il pontefice che fece portare le spoglie della donna, martirizzata nel 230, dalla catacomba di San Callisto a questo luogo, dove secondo la tradizione preesisteva la casa di Cecilia e del marito Valeriano, martire a sua volta.

Nel sottosuolo della Basilica sono infatti visitabili i resti di una casa di epoca romana e sono venerate, nella cripta, le spoglie della Santa. Numerosi i tesori artistici, fra i quali la famosa statua di Cecilia scolpita da Stefano Maderno (1576-1636) sotto l’altare, il ciborio realizzato da Arnolfo di Cambio (1235 – 1302) e l’affresco del Giudizio Universale (1291 – 1293) dipinto da Pietro Cavallini su una parete del Coro delle Monache.
La vigilia della Dedicazione è stata animata da un concerto del coro Radix Harmonica, diretto dal Maestro Giuseppe Pecce, docente della scuola “Cantantibus organis” che ha sede nello stesso complesso dell’Abbazia. Qui è anche attiva la scuola di disegno e pittura botanica “Petali e pennelli”, diretta dalla prof. Aurora Tazza.
La triplice festa celebrata l’8 maggio scorso non ha quindi fatto altro che aggiungere un nuovo prezioso tassello ad un mosaico già ricchissimo di storia tradizione e cultura, nel segno di una nuova multiculturalità che la Chiesa, e i monasteri in particolare, stanno vivendo negli anni più recenti. Un incontro di culture diverse nella fratellanza, di cui è stato segno un momento musicale offerto dalle consorelle africane di suor Théodosie, con canti tipici della loro terra ritmati con strumenti a percussione, nel corso di una festa alla quale hanno partecipato i laici Oblati dell’Abbazia e gli amici della Comunità monastica.
«È questa – ha commentato il cardinale Bassetti, ringraziando l’Abadessa Maria Giovanna Valenziano – una comunità religiosa ricca e vitale, nella quale si respira l’aria di una vera famiglia».
Sito web consigliato: https://www.benedettinesantacecilia.it/
Foto di Armando Fizzarotti (riproduzione riservata)







