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Ora et Labora, certo. Dopo aver lavorato, però, sarebbe bene mangiare, magari riscoprendo bellezze artistiche semi-dimenticate e, più in generale, passando del tempo felice con gli altri commensali. D’altronde gente allegra Dio l’aiuta. E’ questa la lezione che ho appreso dopo la giornata passata assieme ai monaci del Convento di Santa Croce di Verucchio (Rimini), culminata con una cena di beneficenza aperta al pubblico, chiamata per l’appunto ‘’Maialata in Convento’’ dedicata alla Smettitura.

A cosa?

Il rito contadino della “smettitura” affonda le sue radici nella notte dei tempi, ed ha a che fare con la macellazione del maiale. Ciò che non si poteva conservare dell’animale – e doveva quindi essere consumato in fretta – veniva mangiato da tutti il giorno dopo la morte dello stesso, all’interno di una grande festa che prendeva il nome, per l’appunto, di maialata. Si trattava di una cerimonia collettiva, dunque gioviale, ma anche, per certi versi, sacra.

L’ evento, inutile dirlo è stato un grande successo di pubblico, e mi ha segnato nel profondo, facendomi crescere culturalmente (a breve capirete il perché), socialmente (ora ho molti meravigliosi amici in più!) e, se non proprio spiritualmente, almeno misticamente, data l’aura di profonda e solenne bellezza che ho respirato per tutto il tempo.

A cominciare dalla location! Presso il Convento di Santa Croce, infatti, v’è il più antico e noto cipresso d’Italia (quello che la tradizione vuole piantato da San Francesco oltre otto secoli fa, nel 1213), ed alcuni dei più importanti affreschi appartenenti al Trecento Riminese.

In questo contesto mistico, le idee e l’animo solidale di tre amici di lungo corso, la maestria di alcuni cuochi sognatori, la sapienza di maestri norcini, vignaioli e produttori del territorio si sono mescolati ed hanno dato vita al menu della ‘Maialata in Convento’.

Prima di prendere posto in refettorio, c’è stata data la possibilità di ammirare gli straordinari affreschi del Trecento Riminese rinvenuti fortuitamente da un frate dopo otto secoli nell’abside alle spalle dell’altare celate da un coro ligneo del ‘400. Opere al centro di un percorso di recupero illustrato ai partecipanti dallo storico dell’arte Alessandro Giovanardi.

“Sono quasi trent’anni che porto avanti la tradizione della smettitura per un contesto di amici e da diverso tempo abbiamo deciso di trasformare una giornata già speciale in un’occasione per aiutare il prossimo: facciamo allevare appositamente un maiale allo stato brado, acquistiamo l’occorrente per prepararlo, lo doniamo ai frati di Villa Verucchio, chiamiamo a raccolta alcuni cuochi e organizziamo appunto la ‘Maialata in Convento’ con incasso completamento devoluto ai religiosi perché possano assistere le persone in difficoltà o aver cura di quel luogo veramente magico che necessita di costanti opere di manutenzione, ha spiegato Fausto Fratti (volto noto della Ristorazione Italiana) alla regia dell’evento, nel darci il benvenuto in convento.

La Brigata 

Ad occupare la cucina e le austere sale del monastero, servendo i commensali nella bella cornice del refettorio, sono stati Massimiliano Mussoni (Osteria La Sangiovesa Santarcangelo) e Remo Camurani (Ca’ Murani di Faenza) cui si sono aggiunti Alessio Armigeri, Andrea Beltrambini, Masha Ledina. una brigata coadiuvata dal maestro norcino Alfredo Galeazzi ed impreziosita dalle leccornie degustate nel chiostro ad opera di “Messere Michele” Andruccioli, Manila, Mirea.

Presente a tavola, il celebre pane firmato Lorenzo Cagnoli di “Pasta Madre” da Onferno, mentre frutta e verdure sono state fornite da Massimiliano Calandrini.

Il menù, accompagnato da una accurata selezione di vini forniti da Davide Bigucci di Podere Vecciano e da Davide e Massimo Lorenzi della Cantina Ottaviani, è stato un saliscendi gastronomico di raro spessore gustativo e sentimentale, torno a dire: mistico.

Foto di Mario Bolivar Pennelli (riproduzione riservata)

Mario Bolivar Pennelli

Nasco a Bari nel 1988 e da quel giorno vado sempre girando (cit. nonna). Ora scrivo di cibo, personaggi e terre leggendarie su diverse riviste, ma in passato anche io avevo un lavoro vero: ero cameriere in un ristorante stella michelin. Ho pubblicato: Puglia à la carte, Incredibilia, Canti di Terra e di mare.