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La storia del parco nazionale del Pollino è Giorgio Braschi. Potremo definirla una lunga storia d’amore, una storia infinita. Sui sentieri di questo grande parco, situato tra Basilicata e Calabria tra le province di Cosenza, Potenza e Matera, con i suoi 192 565 ettari, di cui 88 650 nel versante lucano e 103 915 in quello calabro, il più grande d’Italia, è depositato la mente e il cuore di un grande storico dell’ambiente. Tra passeggiate e centinaia di escursioni, dal 1971 ha lavorato intensamente sui singoli percorsi, alcuni da lui stesso creati, per portare la conoscenza di questi meravigliosi luoghi nelle scuole e poi tra le tante e diverse generazioni.In tempi di crisi climatiche, dove le stagioni sono cambiate dove comincia a essere prezioso anche l’acqua in una terra da sempre è il primario bene di vita, siamo andati a trovarlo Sanseverino Lucano dove vive dal lontano 1988, per fare quattro chiacchiere in compagnia e cercare di capire meglio cosa sta veramente succedendo. Sui sentieri del Pollino” per ricordare un titolo di uno dei suoi primi libri. Come sta il Pollino?
“Anche il Pollino risente pesantemente del malessere planetario, soprattutto per il disordine meteo causato dal riscaldamento globale. Inoltre comincia a soffrire anche per il caloroso abbraccio di masse sempre maggiori di appassionati che nei periodi di massima affluenza sta diventando un abbraccio soffocante. Ciò è valido soprattutto per l’area del Cuore del Parco, letteralmente presa d’assalto in estate da un esercito sempre più numeroso di escursionisti.
Purtroppo il livello di educazione di molti di questi fruitori è pessimo, con conseguenze molto negative per l’ambiente e per gli altri fruitori. Inoltre sempre più frequentatori, soprattutto giovani, creano problemi di sicurezza avventurandosi negli ambienti naturali del Parco senza preparazione, senza abbigliamento e attrezzatura adeguati, a volte con vera e propria irresponsabilità, come ragazzi e ragazze che incontriamo in alta montagna con infradita e top da ombelico di fuori”.
Cosa è stato fatto; cosa dovrebbe essere fatto ancora?
Negli ultimi decenni tanto è stato fatto: il Pollino, diventato prima Parco Regionale sul suo versante lucano, poi Parco Nazionale, è entrato nel gruppo internazionale dei Geoparchi UNESCO, sono stati “scoperti” due Boschi Vetusti, inseriti anch’essi nel patrimonio mondiale UNESCO, solo per citare tre importanti riconoscimenti del suo valore a livello internazionale. Negli anni un notevole flusso di denaro pubblico è quindi affluito nelle casse degli enti di gestione, che si sono potenziati e strutturati per utilizzare al meglio sia le risorse territoriali, che quelle finanziarie con progetti che hanno avuto buone ricadute a livello locale… è notizia recente lo stanziamento di un nuovo finanziamento della Regione Basilicata. Tanto ancora dovrebbe essere fatto”
Guardando l’attualità, il rapporto tra uomo e ambiente è sicuramente cambiato in peggio. Quali sono gli aspetti negativi rilevati e quali le soluzioni perché l’uomo faccia pace con il suo ambiente?
“L’aspetto negativo principale alla base di tutti i nostri guai a livello locale e globale, è il considerare l’ambiente come qualcosa di “altro” rispetto a noi. Abbiamo dimenticato che noi siamo parte dell’ambiente: Siamo fatti di ambiente: aria, acqua, cibo, sensazioni, sentimenti plasmano lo sviluppo fisico e mentale dell’uomo… un ambiente danneggiato, degradato non può far altro che produrre un’umanità malata, nel corpo e nello spirito. Fondamentale sarebbe il ruolo di una scuola. Andrebbe posta in primo piano l’educazione ambientale, fin dalla più tenera età, favorendo il più possibile a tutte le età lunghi periodi a contatto con l’ambiente più integro e armonioso possibile. Far sorgere un Nuovo Umanesimo dell’ambiente che ci salvi dalla catastrofe planetaria che incombe. Ma l’educazione ambientale da sola non serve. Grande importanza avere aree protette dove il territorio e il tessuto sociale siano salvaguardati, in modo che questi valori possano svilupparsi al meglio”.
Inquinamento del territorio, delle acque, il clima che negli ultimi venti anni ha subito tante variazioni le stagioni non sono quelle di una volta. La siccità tema all’ordine del giorno, piogge intense di pochi minuti che con la loro forza apportano addirittura modifiche al territorio circostante. Poi gli incendi. Bisogna cambiare il modo di intendere il nostro tempo oppure per citare Ulisse bisogna ritornare ad Itaca? Basta solo osservare le leggi esistenti?
“Tutt’e due… Bisognerebbe tornare a Itaca, ma cambiando il modo di intendere il nostro tempo, aiutati in questo dal bagaglio di esperienze e conoscenze acquisite nel viaggio della vita”.
E’ stato definito un “Viaggiatore interiore”. Dall’alto della sua esperienza assetato di natura cosa spera, sogna e desidera guardando la sua montagna, quella del Pollino?
“Spero vivamente che i decisori politici di tutto il mondo, ma anche quelli nostrani, prendano coscienza della gravità della situazione e inizino seriamente a prendere provvedimenti per cominciare a frenare l’accelerazione del riscaldamento globale che tanto allarma gli scienziati del clima. “Non c’è lavoro su un pianeta morto“, diceva uno slogan di un sindacato americano, diretto ai loro iscritti; “Non c’è business su un pianeta morto“, rimarcava quello di un’associazione di industriali intelligenti. Poi un sogno lo porto sempre con me: Un Pollino in cui competenza, sensibilità, rispetto e saggezza siano le linee guida con cui vengano gestite le risorse per lo sviluppo sociale ed economico della sua gente. Poi c’è una forte speranza: Desidero con tutto il cuore che gli interventi di resilienza necessari a mitigare gli effetti della crisi si attivino subito sul nostro Pollino, per poter continuare a vivere e prosperare su questo splendido territorio, lasciandone alle future generazioni almeno una parte della sua struggente e straordinaria bellezza”. Lo lasciano con molta nostalgia. Lui è l’ultima risorsa vera di pensiero e coscienza che può aiutare a far capire alla politica, soprattutto quella lucana , che l’umanità non mangia né dollari né euro, il cibo, quello vero, ce lo dà Madre Natura. Giorgio Braschi rappresenta la normalità delle cose fatte di essenzialità in cui l’ingrediente principale è rispettare il nostro ambiente.
Oreste Roberto Lanza