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Un’oncologa lucana può accendere una speranza nei pazienti con tumore sulle vie urinarie. Originaria di Viggianello in provincia di Potenza, il borgo lucano più bello d’Italia, la dottoressa Mimma Rizzo ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia (2007) e la Specializzazione in Oncologia Medica (2012) a Napoli presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” (già Seconda Università degli Studi di Napoli). Ha lavorato dapprima a Napoli, successivamente in diversi Centri di Riferimento Oncologico del Nord Italia dove si è occupata di ricerca pre-clinica e clinica. Vanta numerose collaborazioni nazionali ed internazionali ed attività di docenza/tutoraggio in ambito universitario.Dal 2021 lavora presso l’Oncologia Medica Universitaria del Policlinico di Bari dove coordina le attività di ricerca clinica di numerosi studi clinici multicentrici internazionali destinati a pazienti affetti da neoplasie del distretto genito-urinario. Riveste il ruolo di Investigatore Principale per il Policlinico di Bari del protocollo sperimentale nell’ambito del quale il primo paziente al mondo ha ricevuto la combinazione di un vaccino terapeutico a mRNA (RNA messaggero), autogene cevumeran, in associazione alla immunoterapia convenzionale, nivolumab, come terapia post-chirurgica per un carcinoma uroteliale muscolo-invasivo ad alto rischio di recidiva. Per saperne di più abbiamo chiesto direttamente alla dottoressa Rizzo di meglio spiegare ai lettori le prospettive di questo nuovo passo.

Un vaccino terapeutico in associazione all’immunoterapia convenzionale per i pazienti sottoposti a chirurgia per un carcinoma uroteliale delle vie urinarie ad alto rischio di recidiva. Di cosa si tratta nello specifico?

“Parliamo di un vaccino terapeutico progettato per il singolo paziente sulla base delle mutazioni individuate sul Suo campione tumorale. Si tratta di un’immunoterapia neoantigene-specifica, attualmente in fase di valutazione, in associazione alla immunoterapia convenzionale, per diversi tumori solidi con l’intento di prevenire la recidiva”.

Come funziona questo vaccino?

“Il DNA tumorale viene estratto dal campione chirurgico è analizzato mediante sequenziamento di nuova generazione per identificare e quantificare le mutazioni caratterizzanti la neoplasia. Le molecole di RNA messaggero codificanti per le proteine specifiche del tumore (antigeni tumorali) saranno inglobate in un sistema di trasporto che ne garantirà la stabilità e la direzionalità. Dopo la somministrazione endovenosa, queste molecole saranno inglobate dalle cellule immunitarie deputate ad addestrare le cellule immunitarie effettrici. Quest’ultime, numerose ed attive grazie alla immunoterapia convenzionale, saranno istruite ad attaccare esclusivamente le cellule tumorali. Lo scopo è di eliminare eventuali cellule tumorali, liberare l’organismo dal tumore e ottenere la guarigione”.

Quali pazienti possono aderire a questo protocollo sperimentale?

“I pazienti sottoposti ad asportazione chirurgica di un tumore originatosi dall’epitelio di rivestimento delle vie urinarie (alta e bassa via urinaria), muscolo-invasivo, inclusi i pazienti che hanno ricevuto chemioterapia pre-operatoria, con caratteristiche istopatologiche che determinano un alto rischio di recidiva locale e a distanza”.

Ci spiega come si è arrivato a questo passo nuovo su queste patologie oncologiche ad alto tasso di recidiva e quali potranno essere gli effetti a breve e lungo termine?.

“Il carcinoma uroteliale colpisce circa 30.000 persone all’anno in Italia e, purtroppo, anche le forme muscolo-invasive localizzate che possono avvalersi della chirurgia, sono gravate da un alto tasso di recidiva locale e a distanza che può raggiungere il 70%. Fino ad oggi abbiamo potuto disporre della sola chemioterapia, un approccio terapeutico gravato da consistente tossicità e associato ad un limitato beneficio clinico. Le recenti conoscenze immunologiche e tecnologiche, hanno consentito la produzione di vaccini personalizzati in grado di innescare una risposta immunitaria contro gli antigeni tumorali presenti nelle cellule cancerose ma assenti nelle cellule sane che pertanto non saranno attaccate dal sistema immunitario. Questo aspetto insieme al breve tempo di permanenza nell’organismo limita l’incidenza e la gravità degli effetti indesiderati associati a questo specifico vaccino”.

Quale è la motivazione che l’ha spinta a ritornare al Sud?

“Ho deciso di rientrare al Sud per mettere a disposizione della popolazione le competenze acquisite e contribuire a realizzare un efficiente sistema organizzativo che garantisca l’eccellenza clinica e le più innovative opzioni terapeutiche ad ogni singolo paziente evitando quanto più possibile l’emigrazione sanitaria. Spero che la mia esperienza possa invogliare altri giovani ricercatori emigrati al Nord o all’estero per inseguire i propri sogni a rientrare nella Terra d’origine. Con passione, dedizione e tenacia tutti insieme investiremo sempre di più nella ricerca per offrire al maggior numero possibile di pazienti questa ed altre innovative opportunità terapeutiche”.

Una donna autentica, di grande competenza decisa a realizzare i suoi progetti ma soprattutto ad aiutare il prossimo con grande professionalità. E’ stata un grande piacere averla ascoltata e compreso che tra i suoi obiettivi c’è quello di dare una mano a casa propria, il Sud dove il castello sanitario è crollato perché fatto solo di parole. La Basilicata ha bisogno di queste competenze vere, della propria gente professionalmente seria

Oreste Roberto Lanza

 

 

 

 

 

 

 

Oreste Roberto Lanza

Oreste Roberto Lanza è di Francavilla Sul Sinni (Potenza), classe 1964. Giornalista pubblicista è laureato in Giurisprudenza all’Università di Salerno e laureando per la Facoltà di Scienze Politiche in Relazioni Internazionali, attivo nel mondo del giornalismo sin dal 1983 collaborando inizialmente con alcune delle testate del suo territorio per poi allargarsi all'intero territorio italiano. Tanti e diversi gli scritti, in vari settori giornalistici, dalla politica, alla cultura allo spettacolo e al sociale in particolare, con un’attenzione peculiare sulla comunità lucana. Ha viaggiato per tutti i 131 borghi lucani conservando tanti e diversi contatti con varie istituzioni: regionali, provinciali e locali. Ha promozionato i prodotti della gastronomia lucana di cui conosce particolarità e non solo.