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La Polvere del Mondo edito dalla casa editrice L’Erudita di Giulio Perrone Editore, il nuovo romanzo di Giuseppe Conte.

Giuseppe Conte, studioso della storia federiciana, in questo suo affascinante viaggio nel tempo tra castelli e cavalieri, attraversa la terra di Puglia del XIII° secolo con il suo intrigante romanzo storico arricchito da una stimolante narrativa spirituale, ci scaglia tra templari e straccioni, sfarzo e povertà, arroganza e umiltà in una Bari bianca e austera.

Un romanzo che prende spunto da una leggenda: l’incontro tra Francesco d’Assisi e l’imperatore Federico II, lo Stupor Mundi, tra cavalieri, mercanti, templari e disperati. È il 1222, il Regno di Sicilia è governato da un giovane ventottenne, Federico II, già re da due decenni ma incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero da appena due anni. Nel pieno della sua attività legislativa atta a destabilizzare baroni e feudatari si è appena conclusa la quinta crociata con la disfatta di Damietta. È in questo contesto che Francesco, il “poverello d’Assisi”, incontra l’imperatore sconvolgendone tutta la corte.

Lo studioso della storia federiciana, Giuseppe Conte

Sì, un romanzo storico – spirituale con i suoi grandi protagonisti storici dell’epoca in cui è ambientato: San Francesco d’Assisi, Federico II di Svevia, Innocenzo III, Onorio III, Michele Scoto, Enrico di Malta, Costanza d’Aragona, Al Malik al Kamil e l’importanza che assunse per tutto il Medioevo la città di Bari con il santuario di San Nicola, tappa necessaria per i tanti pellegrini che rendevano omaggio alle reliquie del Santo prima di imbarcarsi per la città santa di Gerusalemme. La leggenda con l’incontro tra il Santo e il re all’interno del castello Normanno–Svevo della città di Bari, in una notte del secolo XIII°, anche se poi forse il tema affrontato nel romanzo è attuale e vivo: nonostante il trascorrere dei secoli, quello degli emarginati. E sullo sfondo il santuario di San Nicola, la chiesa bianca che custodisce le sacre ossa, ultimo avamposto della cristianità, si rappresenta il vagare per la città di un’umanità varia che si avvicina alla partenza per la terra che rappresenta la salvezza dell’anima, tra pellegrini e crociati.

Il religioso e il guerriero, i due volti più rappresentativi dell’occidente medievale a volte sono la stessa persona, se si tratta dei crociati. Cavalieri crociati ormai logorati dalla guerra e sconfitti dalla paura «Perché quel marchio, la grossa cicatrice che porta sempre orgoglio sul corpo di un soldato, a lui aveva dato il più crudele dei castighi, quello più ignobile per un comandante: la paura»

Ma nel dedalo di strade, tra pellegrini e cavalieri, accompagnato da tre frati e da un compagno di viaggio per così dire ‘occasionale’, il predicatore Rogolino, uno strano predicatore, uno dei tanti sparsi per il Regno di Sicilia, si avventura un cristiano diverso dagli altri, simbolo più che mai del messaggio cristiano più vero: Francesco d’Assisi, che è arrivato fino a Bari per incontrare l’imperatore di Svevia: il grande riformatore Federico II.

Stradine, cavalieri, soldati, mercanti, templari incrociano il loro cammino, ma anche tanti disperati ai bordi dei vicoli, più simili alle bestie che agli stessi uomini: i mangiafoglie della città. Ma poi tutto ha un nuovo inizio quando il Santo giunge nella corte chiassosa del re Federico, uno di fronte all’altro: l’uomo più povero e quello più potente della terra. Uno di fronte all’altro, sono rappresentati i contrasti tra il sacro e il profano, il potere e la santità, la ricchezza e la povertà; l’imperatore è grande e forte mentre Francesco sembra minuscolo nel suo saio,  nonostante possa interrompere nel discorso l’imponente imperatore che ascolta intelligente un’invocazione ad una giustizia non solo aristotelica ma pietosa, vicina agli ultimi.

La Polvere del Mondo «Senza alcun dubbio, un romanzo storico», dice Giuseppe Conte, «Ma il Medioevo è soltanto un’occasione, un punto di partenza, perchè lo sguardo di Francesco di Assisi verso gli ultimi e gli emarginati ci pone davanti ad un Medioevo come specchio dove ritrovare i mali della nostra contemporaneità, tra diseguaglianze sociali, il vero tema del romanzo, e la guerra, mai giusta e mai doverosa, e mai come soluzione finale».