Tempo di lettura: 2 minuti

“Scene di vita quotidiana – Toxic Ediction” di Andrea Siniscalchi Montereale è un’opera poetica in cui l’autore racconta senza filtri e con sincerità della sua vita – «Dichiaro che gli avvenimenti e i personaggi descritti in questo libro non sono frutto della mia fantasia». Vi è molto sarcasmo in questa raccolta di liriche, e lo si vede dal modo in cui l’autore parla della società in cui vive senza risparmiarsi nei giudizi; in certe poesie vi sono commenti al vetriolo che puntano alla risata ma che sono anche indicativi di cosa pensi Andrea del mondo d’oggi. Già nell’introduzione si comprende il tono provocatorio dell’opera, in cui vi è l’alter ego dell’autore, Kenji, a parlare: «Hanno approvato il Green Pass proprio oggi. Hanno usato la parola GREEN che sa di buono, di alito fresco, di sano progressismo, di ideali che sovrastano ogni utile. È un cortocircuito aberrante che non merito di spiegare. Però è tossicamente divertente vedere i partigiani da posto fisso che invocano le forze armate perché proprio non se ne può di questi incoscienti». Egli svela subito le sue carte e spiega al lettore che ciò che andrà a leggere avrà a che fare col suo passato e col suo presente – segnato dalla pandemia – e soprattutto con le sue «grigie nubi interiori». Nella prima sezione del testo si racconta del periodo milanese dell’autore, tra il 2018 e il 2020, in cui ha lavorato come insegnante di letteratura e storia: non dipinge certo un ritratto edificante della città di Milano, troppo frenetica e abitata da individui ignari di appartenere alla razza umana. Andrea non sopporta le apericene, né tanto meno l’ipocrisia che regna sovrana in certi ambienti mondani; arriva a non tollerare neanche l’arte e le manifestazioni artistiche perché spesso, come afferma l’autore in una sua intervista, sono proprio gli artisti «le più disilluse pedine dell’individualismo odierno». Le sue poesie meglio riuscite sono quelle che riguardano l’amarezza che tinge le sue giornate, la frustrazione che regna nel suo cuore: «Il cielo costellato/da imprevedibili flutti neri ondulatori/che filtravano i punti di cielo bianco/come se dio scuotesse/gli immani tappetini/della sua auto/nell’immortalità dell’etere/sintetici a tal punto/da non badare a nulla intorno/fuorché alla bellezza dell’ovvio». È un’opera disincantata e cinica ma non solo: vi è tra le sue pagine anche il grido di un uomo che vorrebbe ancora vedere empatia nelle persone, che vorrebbe comunicare con gli altri – «Io cerco persone che rivolgono una parola di troppo/che non la fanno breve, ma lunga/anzi eterna/che edificano la parola/per il segno eterno».