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È stata una notte lunga quella in Georgia. Una notte che ha emesso verdetti ufficiali ed indirizzato due elezioni estremamente incerte solo intorno all’alba ora italiana.
La Georgia aveva gli occhi del mondo puntati addosso, perché la partita della maggioranza in Senato era quella decisiva per delineare i caratteri della futura presidenza Biden, almeno fino al midterm del 2022.
I Repubblicani avevano migliorato la loro presenza alla Camera, ma da quel 3 novembre, le affermazioni capricciose e sensazionalistiche di Trump, relative ai brogli, hanno sortito effetti discordanti, ancora più divisivi e polarizzanti nel voto.
Ed in questo clima di incertezza che la Georgia risulta decisiva.
Il duplice scontro è tra Raphael Warnock e Kelly Loeffler per il mandato biennale a seguito dell’abbandono per malattia del precedente senatore Johnny Isakson e per i 4 anni tra il giornalista Ossof e l’anziano senatore uscente David Perdue.
La campagna elettorale, caratterizzata da un’intensa attività social per il duo democratico, e numerosi spostamenti per il duo repubblicano, ha visto scendere in campo nuovamente i due big della tornata elettorale 2021: lo sconfitto Donald Trump ed il neo-presidente Biden.
Il primo, con la fascinosa e possibile erede Ivanka, ha monopolizzato la scena nel suo rally finale, accennando al voto per i due senatori (sopratutto per la Loeffler, il cui conservatorismo è pura proiezione delle politiche Trumpiste in senato) ma decentrando l’attenzione dall’importanza della maggioranza in senato, alla delegittimazione del voto democratico.
Ci ha pensato Ivanka, sua controparte più razionale e composta, a chiamare a gran voce il patriottismo della Georgia, per il futuro dei giovani, e delle classi lavoratrici: “Defend the Majority” è il grido che si leva dalla folla accorsa ancora una volta per sostenere Donald “the warrior” , come afferma la stessa Ivanka.
Se Trump ha rubato la scena ai due candidati al senato, lo stesso non si può dire di Biden, che con moderazione e stoccate pungenti ha affermato che i democratici hanno vinto in Georgia tre volte,la futura sarebbe la quarta (alludendo ai riconteggi voluti da Trump).
Due seggi in ballo, una sfida cruciale, una notte di sorpassi e controsorpassi, ma per l’ennesima volta solo le zone urbane e quelle suburbane più progressiste a fare la differenza.
La mappa di tinge di rosso quasi per l’intera totalità, ma il sistema maggioritario americano riflette il volere dei grandi centri abitati ed Atlanta è un fortino democratico e si tinge di blu per oltre il 70% delle preferenze e decine di migliaia di voti decisivi.
Ai repubblicani bastava preservare un seggio per ottenere un soddisfacente 51 a 49 ed attuare un muro conservatore durante i primi due anni di Biden, i più decisivi.
Ed invece con il pareggio che sta maturando a seguito della chiamata delle emittenti e del NY Times di Warnock vincitore con il 50.6% delle preferenze (ore 11.00 italiane) e del sorpasso che va sempre più consolidandosi di Ossof su Perdue i repubblicani assisteranno al voto decisivo di Kamala Harris che decreterà e certificherà nuovamente un senato democratico.
Per il Grand Old Party quello che fu di Lincoln e che va sempre più sgretolandosi è notte fonda, saranno anni di ricostruzione. Anni che ricordano quelli che i democratici subirono con lo strapotere Reagan-Bush ed il fallimento di carter fino alla vittoria di Clinton.
Il voto in Georgia conferma la volontà di una grande fetta della popolazione americana di eliminare le scorie della presidenza Trump, e la scelta di eleggere un pastore Battista piuttosto che un’imprenditrice e politica di professione è l’ennesima dimostrazione di un’America che cambia volto, almeno in Georgia.

Alarico Lazzaro