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Esposti, Trovatelli, Projetti, Figli illegittimi, con questi termini venivano definiti i bambini abbandonati. L’abbandono dei minori era una pratica parecchio diffusa nel corso dell’età moderna, in realtà, le motivazioni di un simile gesto sono da ricondurre alla povertà e alla illegittimità.
Per quanto riguarda la prima motivazione, ovvero la povertà, minava gli equilibri della quotidianità  e ciò metteva a dura prova la sopravvivenza del nucleo familiare. Inoltre, durante l’epoca moderna, le famiglie dovevano fare i conti con le malattie e le pestilenze. Servivano braccia forti maschili per lavorare i campi, mentre alle donne era affidata la gestione domestica, per questo, spesso e volentieri, le fanciulle venivano o abbandonate o avviate verso la vita monastica e questo incrementava l’abbandono infantile.

Dare alla luce un figlio illegittimo, invece, era motivo di derisione, di denigrazione sociale sia nei confronti delle madri nubili e sia nei confronti delle loro creature. Ma quali erano i luoghi dell’abbandono? Certamente la strada, le botteghe e le chiese erano i principali luoghi dove venivano ritrovati i figli illegittimi, ma di frequente anche la campagna. Qui spesso si doveva fare i conti con gli inverni gelidi, con le estati eccessivamente calde e con animali selvatici che lasciavano ben poche speranze di sopravvivenza.

Per porre un rimedio a tale fenomeno, papa Innocenzo III, alla fine del XII secolo, ideò il sistema della ruota dove venivano depositati le creature abbandonate. Il suono di una campanella allertava chi si doveva occupare di raccogliere ed accogliere i bambini lasciati all’interno della stessa ruota. La sola beneficenza, fatta dagli istituti religiosi, da confraternite e da alcune associazioni, però, non riusciva a contenere l’abbandono dei trovatelli. Per questo, quindi, verso la metà del XV secolo, si è assistito alla creazione dei brefotrofi, ovvero strutture che accolgono e assistono gli esposti nella loro crescita.

Infatti, nel 1445, fu istituito a Firenze, l’Ospedale degli Innocenti, la prima struttura completamente destinata all’accoglienza e all’assistenza dei fanciulli abbandonati. In questa struttura era prassi utilizzare i Registri di bambini e balie per riportare le indicazioni relative all’infanzia abbandonata, in modo particolare venivano annotate, oltre ai dati anagrafici e all’ora d’ingresso, anche le date di eventi particolare e, soprattutto, quella del possibile rilascio alla famiglia di origine. Qui va fatta una distinzione tra i bambini, dove il rilascio era previsto al compimento dei dieci anni e le bambine, dove il rilascio era previsto al compimento dei trentacinque anni. Come mai questa differenza? Servivano braccia per lavorare i campi, ma il rilascio anzitempo dei maschi era giustificato anche ad incrementare la natalità e, quindi, l’incremento della popolazione. Di contro, un rilascio precoce delle femmine, esenti dai lavori manuali, significava sfamare più bocche.

Non solo Firenze quindi, ma anche Milano con l’Ospedale Maggiore (fondato nel 1456) e la Pia Casa di Santa Caterina della Rota, operativa dal 1781; l’Istituto Santa Maria della Pietà di Venezia dove le annotazioni venivano riportate all’interno dei libri ruotaRoma vi era l’Ospedale di Santo Spirito e l’Ospedale dei Bastardini di Bologna.

Ma qual era la situazione al sud? Va precisato che l’unificazione nazionale era ancora lontana, infatti, l’Italia dell’ epoca moderna era costituita da una serie di piccoli stati indipendenti, come per esempio, lo Stato Sabaudo, il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio. Al sud, invece, c’era il Regno di Napoli dove era insediata la monarchia borbonica. Qui, il compito di occuparsi dell’assistenza degli esposti, spettava alla Santa Casa dell’Annunziata di Napoli. La Santa Casa dell’Annunziata ha accolto i figli di nessuno e si presentava come la più importante struttura dell’Italia Meridionale.
Nel 1742 venne istituito, in seguito a un accordo tra Carlo III di Borbone e il pontefice Benedetto XIV, il Tribunale Misto con il fine di occuparsi dei “figli di nessuno” di tutto il Regno.
Nel corso dell’Ottocento si è assistito ad un’importante novità, ovvero dare un’identità a chi non l’aveva. In particolare nel 1811 (siamo in pieno periodo napoleonico) si decise di attribuire un cognome di ufficio agli esposti, i quali entravano senza cognome all’interno della Santa Casa e uscivano con il cognome Esposito.