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“Natale 2020” . Un Natale diverso ma dal “sapore antico”. Quello delle antiche tradizioni e degli antichi rituali. L’attesa della famiglia, la tavola imbandita delle grandi occasioni, le più care ricette dei nonni, la nascita che si rinnova e viene suggellata con lo scambio dei doni più desiderati, recapitati attraverso improbabili camini di cucine di città. 

Natale… mai tanto “invocato” come in questi strani giorni, di questo anno di pandemia, di ritmi incalzanti e di EMERGENZE. Perché “non si può” perdere la voglia di alzare i calici e brindare, nella pia, spensierata, distrazione dal nostro “vivere” quotidiano.   Costi quel che costi.

Anche quando si tingono i cieli di rosso, di arancione tramonto o di giallo delle foglie preludio d’inverno.

Nella convinzione che lo spirito dell’aggiungi un posto a… tavola fosse disceso sulle strade ad accendere le luci della festa e del sommo gaudio, nei cuori dei sorrisi colmi di soddisfatta certezza, si infondeva la speranza di poter continuare a sentire quella voce che sa di caffè al mattino, di risveglio, di inchiostro, di partecipazione.

Tanti ci avevano creduto. Tanti avevano pensato di “fare qualcosa”, riscoprendo il rito magico di scambiare una moneta per la novella del giorno, per inseguire l’eco della città e non lasciare inascoltato lo “strillo” di chi ci ha accompagnato tra rare salite e discese profonde, tessendo cronaca, cultura, informazione e imbastendo, giorno per giorno, la nostra identità da più di un secolo.

Ogni – oggi – dell’anno, fino all’ultimo stappo di fine e buon inizio, dopo la Festa più attesa.

Senza neanche porre più all’esercente, in quei giorni, la domanda di rito: – Quanto costa?

Ottime notizie-emozioni-orgoglio in difesa della dignità-per la storia degli ultimi 133 anni.

Occupazione-futuro-i beni costituzionalmente protetti-il coraggio-l’emozione-la vitalità del tessuto economico e culturale della nostra terra- il rilancio-l’orizzonte. 

“- Ultima chiamata, prima della tempesta perfetta, è approdata la scialuppa di salvataggio del novello Noè!”

Sostenibilità e lavoro, l’ossimoro del capitale. Nessun lavoro è più tutelato e nulla è … più… sostenibile.

Solo pochi, una manciata, i posti “garantiti” per sigla e solo quelli per il Grande Cinema. Per la pagina scritta, la pagina fresca di rotative, non c’è più tempo. Il tempo è perso e persa è la parola.

Il tramonto del Mezzogiorno dentro i nostri pacchi-sorpresa di Natale. Mezzogiorno sempre più offeso, denigrato, oltraggiato, nonostante gli acclamati benefattori e mecenati.

Nel silenzio della vigilia di una rinascita che, forse, non ci sarà, tra il fumo grigio delle ciminiere metropolitane e i mille carrelli di mercanzie, tra rivoli di monete di cioccolato, risuona l’eco dello scampanellio dello spirito del Natale, ma Natale non era.

Era un giorno di novembre di città di mare, nella regione degli ulivi secolari, anch’essi senza più dignità e muti.

Erano più di 100… giornalisti e poligrafici … giovani… meno giovani, di mezza età, alle soglie del saluto per onorata carriera. Erano tavola, erano famiglia, erano festa, erano Natale. Erano professionalità.

La lettera sta per arrivare e non sarà la risposta di chi solca i cieli a bordo di una slitta, nella notte di Vigilia. Aspettando luglio, state sereni giornalisti e poligrafici e…  così sia. Scusateci se un po’ distratti, noi lettori, sostenitori, convinti assertori di diritti, siamo al momento distratti, forse sentiremo la Vostra mancanza. Perderemo un altro pezzetto di archivio, di identità, ma tant’è: ora abbiamo da festeggiare, è emergenza, è pandemia, non c’è tempo per ascoltare il Vostro grido, ora il copione recita:   – E’ Natale.

Impossibile cantare la vittoria della resilienza. Abbiamo già girato pagina. Ciao, bella Gazzetta, ciao. Buon Natale.

Un Lettore "da sempre" della Gazzetta del Mezzogiorno