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In questo momento così particolare che siamo chiamati a vivere, la famiglia offre rifugio e, un gesto  spontaneo come l’abbraccio, può rappresentare qualcosa di importante.
«L’incontro tra Italo e Gabrielle, due personaggi estremamente differenti provenienti da contesti socio-culturali anch’essi differenti, – come ci spiega Viviana Nitti – alla sua prima esperienza letteraria, scatena un turbinio di eventi che sono raccontati in “Abbracciami piano”, con la prefazione di Barbara Alberti, edito da Albatros Il Filo».
“Abbracciami piano” delinea un viaggio introspettivo che parte dalle proprie radici, le quali si intrecciano culture differenti volte ad un riscatto personale e ad un miglioramento di sé stessi.
Il contrasto tra sentimenti forti come la violenza, la dolcezza, l’odio e l’amore per la vita accompagnano il romanzo rendendolo curioso, accattivante, introspettivo e molto suggestivo.
«Nella quarta di copertina-ribadisce l’autrice- c’è il QR Code, inquadrandolo è possibile ascoltare le prime pagine del libro interpretate da un attore. L’audio presentazione è una delle forme di avvicinamento all’opera che il gruppo Albatros Il Filo ha scelto».

Per raccontare meglio questo libro, LSDmagazine ha intervistato l’autrice Viviana Nitti.

Come è nata la scelta del titolo?

L’abbraccio è un gesto semplice ed autentico e mai come in questo momento, avvertiamo il bisogno di un abbraccio, questa necessità, quindi, è avvertita ancora più forte. In realtà mi piace pensare l’abbraccio come un gesto molto più profondo rispetto ad una carezza o ad un bacio, mi piace pensare che oltre ad un contatto fisico ci sia un contatto tra anime, quindi, avviene uno scambio molto più intenso rispetto ad un bacio.
L’abbraccio può avere tantissime connotazioni, ad esempio può essere una forma di consolazione, può essere una forma di condivisione, di empatia, può essere anche un gesto di amore non solo tra amanti, ma anche tra un genitore ed un figlio oppure tra amici. In definitiva l’abbraccio suggella un valore forte.

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Viviana Nitti

Come e quando è nata l’idea di scrivere “Abbracciami piano”?

L’amore per la scrittura è nata da quando ero piccola e ha contraddistinto le fasi della mia vita. Infatti, mi occupo di comunicazione e relazione con i media e da qui che nasce il desiderio di scrivere il romanzo. Mi affascina la capacità di adattamento dell’essere umano al cambiamento, ovvero, la resilienza, cioè quella capacità di restare in piedi dopo un urto, anche il più violento e, proprio la violenza, dalla quale prende piede il romanzo, corrisponde, senza dubbio, ad un perfetto esempio di evento traumatico.  Ognuno di noi, davanti ad un evento traumatico, mette in atto delle strategie che consentono di affrontare le difficoltà, spesso queste strategie aiutano a trasformare l’episodio negativo in un’occasione di crescita. Questo è quello che accade nel romanzo alla coprotagonista Gabrielle. Ecco perché ho deciso di raccontare questa storia.

C’è qualcosa di autobiografico in “Abbracciami piano”?

No, non ci sono dei collegamenti con esperienza di vita personale, non ci sono io nella storia, ma ci sono molti personaggi femminili e nelle caratteristiche delle loro personalità ci sono pezzi di me. Nella storia, quindi, non c’è assolutamente alcun riferimento a qualcosa di personale, quindi è tutto frutto della mia fantasia.

Quanto incidono i luoghi in cui la storia è ambientata?

Il contesto è anch’esso protagonista nella storia. Sullo sfondo c’è Bari, con la sua bellezza austera e autentica del murattiano e del borgo antico, ma soprattutto c’è il mare e mi piace pensare al mare come qualcosa che tutto protegge e tutto nutre. Si passa da una bellezza un po’ ruvida che descrive un contesto popolare da cui proviene il protagonista Italo, soprannominato, proprio per questo, Tuccio, e da cui lui sceglie di scappare per rifarsi una vita nella New York del nord Italia, così definita dai meridionali la città di Milano. Oltre a Bari c’è anche il Salento e la Puglia con le sue storie, tradizioni e paesaggi mozzafiato.
Questo legame è molto forte perché sono nata a Bari e, dopo aver trascorso alcuni anni in un’altra città, ci sono ritornata e ci ritornerei ancora.
I luoghi, quindi, sono protagonisti.

Giovanni Salesiano