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Generazione di viziati, senza posto fisso, senza lavoro, senza voglia di fare. Generazione “me, me, me”, egoista, profondamente soggettiva, che pensa solo a se stessa. Sono questi alcuni dei più classici stereotipi legati ai Millennials, un gruppo sociale di cui tutti parlano evidentemente. E, in molti casi, senza cognizione di causa. Verrebbe da domandarsi, anzitutto, prima di trarre qualsivoglia tipo di conclusione, una cosa quantomai semplice: chi sono i Millennials? Una volta chiarito quello che evidentemente è un atroce dubbio, si potranno trarre delle conclusioni.

Con la parola si fa riferimento ad una generazione che comprende tutti quelli nati tra il 1981 e il 1996, altrimenti noti come membri della Generazione Y, a distinguerli come se fosse un marchio rispetto a tutte le generazioni precedenti e successive. I Millennials si collocano a metà tra un mondo, quello degli ultimi decenni del secolo scorso, ed un altro, quello post-duemila. Sono quindi la generazione sicuramente più penalizzata dai danni figli degli anni ’80, quelli dell’Italia del benessere e dello sfarzo, pre-Tangentopoli, piena di virtù ed apparentemente senza vizi. Sono la generazione che ha pagato, tornando agli stereotipi di cui sopra, tutta una serie di conseguenze. Se le cronache parlano di un gruppo sociale fortemente viziato ed egoista, la verità probabilmente sta da altre parti.

I Millennials rappresentano oggi una opportunità anzitutto. Opportunità che in molti casi hanno saputo sfruttare, creando qualcosa dove prima c’era il nulla. La generazione “Me, me, me” è anche una generazione di istruiti, di gente iperconnessa, di gente che ha sfruttato al massimo il mezzo internet, di gente che si è inventata lavori inesistenti e che ha sfruttato al massimo l’onda d’urto dei social. Gente legata alla sostanza più che alla forma, categoria sociale che ignora l’idea di brand e marchio e che punta fortemente sul senso di soggettività-individualità probabilmente sconosciuto a generazioni antecedenti.

I Millennials sono, insomma, una nuova frontiera per larga parte inesplorata. Con una psicologia complessa, sicuramente impegnata civilmente e socialmente. Altrettanto sicuramente bistrattata eppure necessaria a tutti per i futuri sviluppi della società. Anche da un punto di vista economico e per fortuna qualcuno se n’è accorto. Molti studi, infatti, hanno focalizzato l’attenzione su questo gruppo sociale perché ritenuto fondamentale per i futuri sviluppi dell’economia mondiale. Insomma, le sorti dei mercati passano dalle mani (ed in alcuni casi dai click) dei Millennials. Tra i settori industriali più sensibili a questo mutato scenario spicca sicuramente il mondo del gioco d’azzardo.

I Millennials rappresentano il target principale dell’industria del gioco: da qui si comprendono meglio le nuove politiche adottate dall’industria nel mondo. Più responsabilità sociale, più attenzione agli aspetti sociali, più marketing sui social, più contenuti e meno forme, più sostanza. Una delle strategie più comunemente adottate per attrarre un pubblico più giovane è quella dell’introduzione nelle piattaforme di nuove forme di gioco, più vicine agli interessi dei Millennilas. Betaland ha introdotto recentemente delle novità, come la sezione virtual, che include una serie di sport virtuali e altri competizioni molto amate nel target di giocatori inferiori ai 40 anni. Gli sport virtuali, come gli eSports, stanno influendo notevolmente ad ampliare il bacino di utenza delle piattaforme di gambling e rappresentano due delle variabili chiave per estendere la popolarità di questa particolare tipologia di giochi.

In definitiva, fanno parte di una serie di strategie che, sostengono gli esperti, possono rivelarsi decisive per le sorti dell’industria del gioco ed anche, di traverso, per il futuro di questa generazione. Su cui, finalmente, qualcuno ha cominciato a puntare.