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In Italia, il divorzio venne introdotto a livello legale il 1° Dicembre 1970, con la legge 1° Dicembre 1970, n. 898- “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”: cinquant’anni fa, il divorzio diventò legge. Certamente, tutto ciò non può essere soltanto un rito della memoria: si trattò di un cambiamento epocale dei rapporti quotidiani tra i sessi che resta vivo ancora oggi. E’ importante celebrarlo per riflettere sul percorso di sviluppo delle libertà nella convivenza tra i cittadini, nonché, per maturare quella consapevolezza utile ad arricchire i nostri comportamenti quotidiani. La nuova legge fu necessaria per introdurre i caratteri di civiltà dell’istituto del divorzio e per superare l’arretratezza di ampi settori della civiltà d’allora. Si dovevano sconfiggere anche le fantasiose paure per cui il divorzio avrebbe disgregato la famiglia. Si trattò di convincere i cittadini che non si può stabilire a priori come sarà la vita. Quali sono le considerazioni, a cinquant’anni dall’approvazione della legge?

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Un matrimonio può fallire: non concedere la possibilità di poter rimediare all’errore sciogliendo un rapporto malato che causa forti disagi individuali e non lievi riflessi sociali, è un limite alla libertà individuale che si fonda sulla responsabilità dei singoli. Una civiltà è laica quando i rapporti tra individui diversi sono trasparenti e liberi dalle apparenze dei dogmi di retaggio medievale. L’approvazione della legge sul divorzio è stata una terapia salutare per impedire il protrarsi dell’ipocrisia della società italiana di allora nel ricorrere ai meschini sotterfugi e alle finzioni. E’ uno strumento di educazione perché consente ai figli di evitare il penoso spettacolo degli inganni reciproci, lo stato di continua tensione, che non favoriscono un ambiente consigliabile per una formazione equilibrata. Il divorzio genera una diversa forma di relazione tra genitori e figli, evitando, a quest’ultimi, di insegnargli un amore sbagliato, vile e mediocre e nel quale bisogna “sopportare” insidiose situazioni di rischio nel contesto relazionale. Nel corso degli anni, la sua funzione è cambiata profondamente e ha superato la dimensione meramente demolitoria nella quale, inizialmente, aveva trovato la ragione normativa e sociale della sua esistenza, per assumere una dimensione costruttiva: completamente transnazionale, incentrata sulla pluralità dei modelli di relazioni affettive e di convivenza all’insegna della valorizzazione delle personalità individuali, il divorzio ha cambiato natura e funzione. Infatti, lo scioglimento del matrimonio è anche una linea di confine tra diversi ordini relazionali, come occasione dalla quale possono dipanarsi modelle “altri” di convivenze e di “stare insieme”, incompatibili con il modello precedente ma più vicini alle nuove dimensioni relazionali volute dai coniugi!

Rosanna Travascia