Tempo di lettura: 2 minuti

""

Percorrendo la vecchia strada provinciale, che collegava Canosa a Lavello, ci si imbatte nell’ipogeo dell’Oplita.

Trattasi di una tomba, interamente scavata nel banco tufaceo, risalente al IV sec.a.C., che si presenta con un ampio dromos, formato da nove scalini, che dà accesso ad un vestibolo che conduce alla camera funeraria.

Colpisce il visitatore un basso rilievo, scolpito nel tufo, raffigurante un guerriero con armamento da fante oplitico che accompagna  nel regno degli inferi un cavaliere i cui tratti sono appena visibili, essendo stato oggetto di tentativi di asporto da parte di alcuni tombaroli.

L’oplita nell’antica Grecia era il soldato che faceva parte della fanteria pesante e prendeva tale denominazione dallo scudo rotondo di cui si avvaleva come elemento di difesa nelle cruente battaglie. Gli opliti costituivano la forza preponderante della fanteria negli eserciti della antica Sparta, combattendo il nemico esprimevano un potenziale di forza collettiva.

Dopo numerosi successi gli Opliti iniziarono a perfezionarsi sempre di più dedicandosi esclusivamente alla guerra e alla politica, appartenere a tale rango sociale significava essere cittadini e detentori di ogni diritto politico.

La figura del guerriero oplitico venne esportata   nelle città della Magna Grecia e a Roma dove furono condivise le tattiche belliche creando potenti centurie.

Difatti l’ ipogeo è testimone dell’influenza ellenica sui dauni e visitandolo è facilmente riconoscibile come Kanysion fosse tra le maggiori popolazioni ad esprimere in forma artistica tale espressione culturale.