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Il libro di cui state per leggere racconta sia la storia di un paese, l’Irlanda, ma anche di un uomo che ha avuto a che fare con quella storia. Il libro in questione è A Belfast boy, edito da Homeless Edizioni e l’autore è Michael Phillips. In questo libro, l’autore irlandese, che ormai vive in Italia, racconta la sua vita e i fatti della sua terra di origine e come questi abbiano influito e modificato la sua esistenza. Il racconto arriva a circa vent’anni di distanza, ma la narrazione è talmente fresca e attuale da far percepire al lettore tutta la forza degli ideali non solo dell’autore, ma di tutto un popolo. Michael Phillips, infatti, racconta la propria vita, i ricordi in famiglia, con tutti i suoi problemi, calandoli però in contesto storico ben preciso. Questo ci serve a comprendere molto bene cosa sia accaduto in Irlanda negli anni ’70, quando era accesa la lotta tra protestanti lealisti e cattolici indipendentisti e l’IRA faceva sentire tutta la propria rabbia contro gli inglesi con attentati di varia natura. Il racconto raggiunge il culmine quando l’autore ha 21 anni e, ingiustamente, viene arrestato a Londra. Sconterà quindici mesi di detenzione in carcere londinese e al termine del processo, verrà assolto dall’accusa di terrorismo. La vita di quest’uomo è in un certo senso compromessa, infatti scrive nella prefazione: «Dopo essere uscito di prigione, per molto tempo ho avuto la sensazione che qualcosa non andasse. Non riuscivo a trovare la mia strada e ho viaggiato per anni nel tentativo di compensare la mia inquietudine.

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Poi ho capito che forse l’esperienza della prigione mi aveva in qualche modo compromesso. La guerra per la nostra indipendenza non ha risparmiato nessuno. Se non ti ha ucciso o messo dietro le sbarre, ti ha sicuramente devastato sul piano mentale». Dopo il carcere e con un bagaglio esistenziale di certo non leggero, Michael Phillips inizia a viaggiare, fino a quando non approda a Bologna, dove oggi vive e dove ha trovato la sua stabilità e in questo periodo viaggia anche dentro la propria esistenza, giungendo ad una conclusione chiara: «Questo oggi mi risulta estremamente chiaro, soprattutto alla luce di tutte le morti insensate che continuano a verificarsi e che sono apparentemente slegate dai Troubles. Ad un’analisi più approfondita, durante i due anni in cui ho lavorato a questo libro ho iniziato a vedere la mia vita in prospettiva e sono arrivato alla conclusione che ero già compromesso quando sono entrato in prigione. Questa storia parla di quel processo ed è per tutti coloro che, come me, sono compromessi». L’analisi che l’autore compie con questo libro, lo porta ad analizzare anche il contesto odierno, dove la Brexit non sta facendo altro che acuire e far ritornare a galla quei dissidi, che si pensava ormai placati. L’auspicio è quello di continuare a vivere in pace, ma senza l’annullamento identitario, che sta alla base di un popolo fiero delle proprie origini.