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A detenere il primato assoluto con il più grande volume di affari al mondo legato alla finanza partecipativa (crowdfunding) è la Cina, con l’86% dell’intero mercato globale. Seguono gli Stati Uniti d’America, ben distanziati, con una quota di mercato del 10,3% e la Gran Bretagna che è terza con l’1,88%. Il primo Paese in Europa dopo il Regno Unito è la Francia che si posiziona al settimo posto nel mondo con un volume di affari pari allo 0,18%.

L’Italia somma 460 milioni di dollari, marcando una crescita davvero impressionante se si pensa che è avvenuta in un orizzonte temporale molto ristretto. Ma cosa accadrebbe se gli italiani investissero una percentuale di denaro pari a quella di altri Paesi? A simulare questo scenario dai sorprendenti risultati è stato il “GreenVestingForum” (www.greenvestingforum.it) il forum della finanza alternativa promosso dalla piattaforma Ener2Crowd.com.

Attualmente l’Italia è il quinto Paese in Europa per volumi di denaro investiti nel crowdfunding, ma è il penultimo per percentuale investita rispetto alla ricchezza privata detenuta in contanti (anche su conti bancari): lo 0,01%, la stessa percentuale della Spagna. L’Italia è dunque uno dei Paesi dove si registra la più bassa cultura verso gli strumenti della finanza alternativa come strumento di investimento personale. A guidare la classifica europea è invece l’Estonia con lo 0,56%.

Se gli italiani investissero nella finanza alternativa una percentuale di denaro pari a quella che investono gli inglesi, il nostro Paese sarebbe al secondo posto nella classifica europea (“Italy – UK Eq”, nel grafico), ancora guidata dai sudditi di Sua Maestà, i quali avrebbero comunque a disposizione una maggiore ricchezza procapite: +50% su quella media Italiana.

Se in Italia vi fosse anche una cultura digitale come quella dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica —come appunto l’Estonia—, il nostro Paese balzerebbe in testa alla classifica europea (“Italy – EST Eq”, nel grafico), e sarebbe terza a livello mondiale con ben 12 miliardi di dollari all’anno a disposizione del settore, circa 203 dollari pro-capite.

«Tali risorse, fatte confluire sulla dimensione della “transizione energetica e sostenibile”, grazie all’energy crowdfunding di Ener2Crowd.comandrebbero a raddoppiare il volume degli investimenti riguardanti i settori dell’efficienza energetica (7,1 miliardi di euro nel 2019) e delle rinnovabili (5,4 miliardi di euro nel 2019), con tutte le positive conseguenze che uno scenario del genere avrebbe su società ed economia» puntualizza Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com, che quest’anno è stato scelto da Forbes come uno dei 30 talenti globali under-30.

«Solo questa manovra porterebbe ad una potenziale crescita del pil dello 0,2% su base annua ed in quanto ad occupazione —basandosi sugli studi dell’Università di Oxford guidati dal Premio Nobel Joseph Stiglitz— in Italia si verrebbero a creare circa 92 mila nuovi posti di lavoro» aggiunge Giorgio Mottironi, cso e co-founder di Ener2Crowd.com nonché chief analyst del GreenVestingForum.