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Underdog di AN15 è un’opera potente e ispirata; è l’intenso racconto della vita di una giovane tra gli anni Ottanta e i Duemila, segnata dalle grandi amicizie, dalle lotte, dalle sofferenze e dalla musica. La protagonista è Hansel, una ragazza forse troppo sensibile per il mondo che abita, una ribelle si direbbe di lei, se si presta attenzione solo alla superficie. Hansel è un personaggio vivido e tridimensionale, reso estremamente umano dalla caratterizzazione impeccabile dell’autrice. È una giovane tormentata, un’anima in perenne ricerca del suo posto nel mondo. Lucida e disincantata, la protagonista vive la sua storia cadendo e rialzandosi continuamente, disperando e sperando, stando sempre a un passo dal baratro: «Ad Hansel torna in mente una frase che aveva sentito tempo prima, “ti ricordi quel futuro che non c’è mai stato?”. Si accende il verde del semaforo, i chilometri della sua strada la distanziano da quel futuro, Hansel sa di stare in un tempo preciso della sua vita: il tempo che intercorre tra la rimozione della sicura di una granata e la sua deflagrazione». Nel microcosmo narrato da AN15, Hansel è il nucleo attorno a cui ruotano diversi personaggi che brillano come stelle, e come stelle a volte precipitano: Antonio, Eros, Gina, Artuto, Felix, solo per citarne alcuni, sono co-protagonisti di questo incredibile romanzo in cui si viene immersi e sommersi da parole di fuoco, da canzoni indimenticabili, da immagini deflagranti. L’autrice ci conduce negli anni Novanta e ci fa respirare l’atmosfera del tempo, con le sue bellezze e le sue storture, con le sue mode e le sue contraddizioni.

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Un decennio caratterizzato da musica rabbiosa, da un’onesta ribellione a tutte le forme di omologazione, e dall’assurda sensazione di poter essere tutto e niente. Hansel e il suo gruppo di amici si muovono nel mondo con la sfrontatezza della loro giovane età ma anche con la cognizione di essere dei perdenti agli occhi della società; una consapevolezza che, mentre rende forti e disinibiti quando si è solo ragazzi, può annientare quando si è adulti e si comprende di non essere adatti alla logistica della sopravvivenza. Underdog offre uno spietato ritratto dell’essere umano, che si snatura per appartenere alla massa ma poi soffre del suo forzato adattamento; allo stesso tempo mostra il lato amaro della ribellione, la solitudine che spesso accompagna la decisione di essere diversi: «Sono il non adatto. Sono il non inserito. Sono il non riuscito». E alla fine la distinzione tra perdenti (underdog) e vincenti sembra perdere forza, nel momento in cui si guarda l’umanità nel suo complesso, e la si riconosce per quella che è: spaventata, disorientata, imperfetta.

Antonella Quaglia