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Nell’antro della strega. La magia in Italia tra racconti popolari e ricerca etnografica di Alessandro Norsa è un saggio di antropologia che tratta del sistema di credenze e di riti di cui si compone la stregoneria contadina. Attraverso la somministrazione di un questionario a circa duecento persone, e incrociando i dati raccolti con i suoi studi e con le ricerche di autori già pubblicati, Norsa ha realizzato un’opera stratificata, densa di argomenti e di riflessioni. Le persone intervistate sono anziani nati tra la fine dell’ottocento e gli inizi del secolo scorso, abitanti in zone rurali d’Italia dove la magia popolare è ancora sentita; all’interno del gruppo ci sono anche delle testimonianze provenienti dall’estero, per poter comparare le risposte e riflettere sulle differenze sociali degli usi e dei significati della magia. Ne deriva un testo di grande interesse sociologico ed etnografico, che mira a isolare quelle tradizioni arcaiche trasmesse oralmente che possono essere classificate sotto il nome di stregoneria. L’autore divide il testo in una prima parte in cui parla delle streghe cattive e delle loro fatture, e di conseguenza della magia nera. Molto interessante è il discorso sui “riti di riparazione sociale” che spesso colpivano la strega o presunta tale, che diventava il capro espiatorio per i malesseri della comunità. E ancora più d’impatto è la riflessione sulla mentalità magica: la possibilità che un intenso desiderio proiettato fuori di sé possa determinare un concreto mutamento nell’ordine delle cose – e il malocchio ne è un esempio concreto. Come afferma Nossa: “Lo strumento magico per eccellenza è la parola, o meglio la sua potenza evocatrice”, e proprio attraverso il linguaggio, specie se incomprensibile, si è creato quel pathos che ha sempre affascinato e insieme spaventato chi ha assistito a riti di magia nera. In questa prima parte si raccontano aneddoti interessanti, si presentano formule magiche e metodi per infliggere maledizioni, come per esempio mediante l’infissione. Nella seconda parte si parla invece delle streghe buone, considerate “sacerdotesse contadine” depositarie di conoscenze antiche, come l’uso delle erbe medicinali, e praticanti la magia bianca. Ampio spazio è riservato all’illustrazione dei loro riti, come il metodo del “controcchio” per annullare il malocchio, e al racconto della loro figura trascendente ma anche intimamente connessa alla terra e alle tradizioni contadine. Un’ultima parte tratta poi delle streghe e degli spiriti nelle leggende: dalla riflessione sulla morte e sul culto dei morti, passando per i luoghi infestati dalle streghe, fino al significato del volo in stregoneria.