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La strada è cultura, quale cultura è in strada?

Concetto chiaro racchiuso nell’acronimo Sic, street is culture, idea di due ex ragazzi che rimangono attaccati alle immagini di una strada urbana viva e ricca di storie e di colori, di esperienze che si tramutano in oltre 10 discipline tra le più note come lo skateboarding (nato per surfare senza onde del mare), il breaking (nato breakdance), la Bmx (la bici urbana), lo streetbasket (basket 3 contro 3), la streetart (vedi il personaggio Bansky…), il djing (la musica non può mancare) finendo con i meno noti ai più, il parkour (nato in Francia e quindi pronunciato parkur) percorso urbano da superare tra edifici abbandonati e percorsi inusuali che vede nel blanding equilibristi urbani cimentarsi tra scale e ostacoli “sormontabili”. Tra le novità presenti nel Campus 2020 due corsi dedicati alla Musica, il primo Music Box, aperto anche a universitari per la produzione di una “traccia musicale” ed il secondo, Music Therapy & Mindfulness, dove la musica diventa terapia per under 18 con problemi autistici e/o comportamentali.

I due promotori di Sic, Angelo, pugliese di 42 anni residente a Tenerife e Magid, iraniano cresciuto a Milano, anche lui innamorato delle Canarie, con la loro ass. sportiva e culturale hanno puntato sulla vita urbana, la città vissuta dai giovani degli ultimi decenni. La start up è stata capace di radunare oltre 200 istruttori di queste discipline ed è balzata alle cronache con la consacrazione nel 2019 del Premio Sorgenia e si muove sul territorio nazionale in location come scuole e parchi urbani per insegnare queste discipline.

Un marchio di identità, la strada, che nei decenni è sempre più diventata innovazione e moda senza griffe, una libera espressione artistica dei più o meno giovani, come sempre è stato, visti dai genitori di altre generazioni con quel cinismo che provoca un distacco dal nuovo che avanza sotto le vesti e le abitudini dei figli liberi di crescere con le loro passioni. Includere in un percorso urbano chi a volte vive nell’esclusione, questo uno dei principali obiettivi di “Sic”. Per tanti decenni venire “dalla strada” significava essere una persona nata e cresciuta in “modeste condizioni economiche” e pertanto costretto a vivere il quotidiano per strada tra lavoretti e frequentazioni “dure e vere”.

Il termine Street, strada nella lingua più parlata al mondo, è diventato dagli anni ’80 in poi un comune denominatore per artisti, appassionati di sport di strada letteralmente inventati, abbinato anche ad un modo di vivere, di essere, di vestire, popolare e di contestazione per tutto quello che la società etichettava come “normale”.

Dal contatto reale in strada alla società chiusa dietro se non dentro i computer, il comunicare del nuovo mondo tecnologico sempre meno vero e sempre più virtuale, lontano dal contatto reale con l’umano e le trasformazioni delle città e dei suoi più giovani abitanti.

L’arte della bomboletta che ha colorato muri grigi di tante città, il Rap che diventa hip hop con dj e rapper uniti con chi sente nel proprio corpo il sound e lo rappresenta in breakdance, fino ai funamboli della BMX la bici di strada, una grande onda che vive le città in una chiave moderna anche dove le città mostrano le cicatrici di un urbanistica appassita e grigia cavalcata dal parkour. Il basket è, in Usa e non solo, uno degli sport di strada più gettonati, impossibile non vedere un film o movie Usa senza un canestro frequentato da giovani e non ai bordi di una strada così l’arte si mescola allo sport una passione fisica e che interpreta le passioni dei teenagers e il modo di intendere la vita dei ventenni di oggi, nati a cavallo del nuovo millennio impregnato dalle novità “sconvolgenti” degli ultimi decenni.

Il progetto “SIC – STREET is CULTURE”,  sottolinea e promuove il movimento open air in aree urbane spesso abbandonate, i cui spazi pubblici sono spesso poco “utilizzati”, collabora con le scuole per portare i ragazzi ad abbracciare discipline di strada con un preciso concetto di aggregazione e di vivere l’urban in maniera dinamica e artistica, dalle periferie ai centri urbani. 

L’impegno sociale è rivolto a contrastare il dilagante fenomeno di micro-delinquenza, bullismo e dipendenze, proprio nelle fasce giovanili metropolitane: alienazione, solitudine, assenza di stimoli e di punti di riferimento reali e tangibili, unendo giovani con l’intento di socializzare e imparare in un ambiente sicuro e motivante attraverso una vasta offerta formativa.

Il programma delle attività è strutturato attraverso un percorso educativo e ricreativo, workshop, eventi, open day, campus e competizioni all’interno dei centri scolastici e centri di aggregazione giovanile dove gli istruttori di Street is Culture, qualificati a livello nazionale e internazionale, mixano le prestazioni atletiche e artistiche, all’esperienza educativa, proponendo modelli positivi, tra perseveranza e ascolto, attraverso un lavoro di squadra.

Un percorso di base trimestrale, che parte da un solo impegno settimanale, per raggiungere step by step gli obiettivi preposti attraverso un sistema di monitoraggio e di premiazione dei progressi per fasce d’età omogenee: 7-12 anni / 13-17 anni / 18+ anni.

Il 2020 ai tempi del Covid, ha rinchiuso i “millennials” in casa, mesi passati in famiglia dove la scuola “passava” lezioni “digitali” diventa un momento importante per spingere ad uscire dalla reclusione e far rivivere l’aria aperta e gli spazi urbani, a partire dal 21 Giugno, con uno dei “format” di Sic: il Campus.

Lo staff Sic, grazie ai tanti responsabili regionali e coordinatori delle 11 discipline è al lavoro su ogni territorio per riempire di colore e arte le nostre città, avvicinando i teenagers di oggi agli ex giovani di ieri.

Per info e iscrizioni: www.streetisculture.com