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Il panettiere e dimostratore di panificazione Nico Carlucci

Buongiorno, il mio nome è Domenico Carlucci e sono un panettiere oltre che un tecnico dimostratore di panificazione e arti bianche. Il periodo che stiamo attraversando come tutti ben sapete non è uno dei migliori a livello mondiale, causa questo maledettissimo Corona Virus. Noi panettieri siamo una delle pochissime categorie “obbligate” a lavorare perché ovviamente inseriti nei lavori essenziali grazie al “prodotto” che realizziamo con tanto amore, il pane.

Noi siamo quelli che non possono rimanere a casa, noi siamo quelli che in questo periodo devono essere dove sono tutto l’anno; la nostra figura in questo momento sicuramente non è paragonabile a quella di un medico (a oggi sono 70 i medici deceduti in Italia per salvarci la vita e onorare il loro lavoro e la professione scelta), di un infermiere, di chi lavora nella sanità in generale, non siamo paragonabili alle forze dell’ordine, sempre in prima linea ma anche noi nel nostro piccolo cerchiamo di essere utili ai nostri concittadini, alla nostra regione e all’Italia intera. Ci sono angeli che salvano vite, salvaguardano la nostra incolumità fisica e psicologica, noi non siamo così “importanti” ma abbiamo un compito, quello di produrre il pane, fonte di vita, un prodotto che sfama i popoli, un prodotto che non deve mancare mai sulla tavola, un prodotto che aggrega, un prodotto che unisce, un prodotto che ritengo Sacro.

Spero che questo periodo cosi brutto lo possiamo “sfruttare” a nostro favore, per far conoscere al mondo intero l’importanza, la complessità ma soprattutto la bellezza del nostro lavoro. Tanti miei colleghi ( e anche io) abbiamo scelto di fare delle video ricette e pubblicarle sui social network proprio per dimostrare e tenere i riflettori puntati sul nostro splendido lavoro. Lo facciamo anche per essere più vicini ai nostri clienti, amici, colleghi e maestri. Questo periodo spero sia da spartiacque per far capire, prima di tutto ad alcuni colleghi e poi al mondo intero l’importanza del nostro lavoro e che svendere il pane e il proprio lavoro è da pazzi, è da persone che non si rispettano, che non rispettano il propria dignità lavorativa, professionale e umana. Svendere un prodotto così nobile, attuare la guerra dei poveri, essere invidiosi del lavoro dei colleghi oggi più che mai risulta dannoso e soprattutto inutile. Questo virus ha messo a nudo l’inutilità dei soldi, della ricchezza perché non risparmia nessuno e non guarda lo stato economico di chi colpisce.

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In questo periodo scarseggia il lievito di birra e la farina quindi grazie ai tutorial e video ricette si stanno riscoprendo i fermenti e pre-fermenti che aiutano noi professionisti nel nostro lavoro quotidiano, lievito madre solido, biga, pasta di riporto, poolish, lievito madre liquido ma anche prodotti alternativi e futuristici. Questo periodo però “magicamente” ha eliminato molte allergie e intolleranze a glutine e lievito……………

Certo per chi come mè era abituato a girare l’Italia per fiere, eventi, seminari, consulenze la “pena” di restare a “casa” è doppia, ma restare a casa, in questo periodo, significa salvaguardare la proprio salute e quella dei cari, di chi amiamo oltre a quella di tutta l’umanità. Questo virus ha messo a nudo e smascherando alcune nostre convinzioni sbagliate, il nostro inutile correre dietro il Dio denaro, l’osannare figure come calciatori o veline come fossero Dei senza capire che i veri eroi sono quelli uomini che sono nelle corsie di ospedali e salvano vite ad altri uomini. Abbiamo capito “l’importanza” vera di lavori che per noi erano “normali”, la cassiera del supermercato, l’operatore ecologico, l’autotrasportatore, il farmacista, l’operatore socio sanitario, il salumiere, il macellaio lavori che reputavamo, semplici, scontati, con una retribuzione minima, noi siamo quei popoli che retribuivano calciatori con miliardi di euro e davamo una paga da fame a medici e forze dell’ordine.

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Purtroppo personalmente, premettendo che sono totalmente apolitico (ho delle convinzioni tutte mie sulla politica in generale), sono molto deluso dalla politica Italiana e da chi ci governa. Oggi tutti i politici avrebbero dovuto rinunciare al proprio stipendio devolvendolo all’emergenza che sta mettendo in ginocchio l’Italia intera e il Mondo. Dovevano essere proprio loro a dare il buon esempio e recepire 600 euro una tantum esattamente come noi possessori di partita iva. Noi Italiani siamo quel popolo che retribuisce con 750 euro i “redditi di cittadinanza” e con 600 euro una tantum (con tanto di sito Inps bloccato al primo giorno e burocrazia immensa per retribuirli) le partite ive, cuore pulsante dell’economia Italiana. Noi siamo quel popolo che fa tamponi a calciatori e personaggi dello spettacolo (per carità sacrosanti) e non ad operatori sanitari. Noi siamo quel popolo che trova migliaia di mascherine per detenuti in rivolata e lascia gli operatori del 118 sguarniti di mascherine e prodotti per la prevenzione del contagio. Praticamente ci hanno lasciati soli al nostro destino, perché forse saremo anche delle piccole realtà ma darci un “contentino” di 600 euro una tantum è davvero “offensivo” e irrispettoso nei nostri confronti di chi nel suo piccolo è il tessuto dell’economia Italiana. Siamo noi piccole e medie Aziende a reggere il peso dell’economia e a sostenerla, a crearla, siamo noi che paghiamo le tasse, siamo noi che avendo una sede fissa siamo soggetti a controlli (giustissimi per carità). Però oggi siamo noi che ci siamo organizzare per non far mancare nulla ai nostri clienti e amici con l’asporto, con la consegna a domicilio, siamo noi che non possiamo lavorare da casa, siamo noi che siamo su strada per consegnare il pane alle rivendite, siamo noi che siamo al pubblico con le dovute attenzioni, siamo noi che forniamo anche sostegno psicologico a persone che escono di casa e in alcuni casi vedono solo noi per tutta la giornata, siamo noi che dobbiamo avere un sorriso e una parola di sostegno per i nostri clienti e amici, siamo noi che rischiamo e continuiamo a trascurare gli affetti più cari pur di dare un servizio indispensabile ai clienti e amici e soprattutto a reggere ancora la fragile economia Italiana. Io penso ai Molini con cui collaboro, alle scuole di settore in cui insegno, ai miei colleghi tecnici dimostratori, al mio direttore e coordinatore, ai distributori, ai grossisti purtroppo tutti fermi o come noi con incassi irrisori. Almeno per quanto ci riguarda abbiamo incassi davvero irrisori e noi abbiamo sulle spalle famiglie di “dipendenti” che io reputo amici, colleghi e famigliari. Sono deluso perché ci chiedono comunque le tasse, il mutuo, sono deluso perché le bollette continuano ad arrivare imperterrite, sono deluso perché se non possiamo pagare ora non potremo farlo neanche quando questo brutto periodo passerà. Sono deluso dalla comunità Europea, di cui personalmente non sono entusiasta di farne parte, perché penso che più che unione Europea sia un gruppo di stati che pensa agli interessi propri e in alcuni casi si cerca di primeggiare e addirittura ostacolare altre nazioni che sono economicamente più in difficoltà magari per razziarla tra poco tempo (vedi la Grecia). Anche dalla Chiesa mi sarei aspettato molto molto di più, non parlo del singolo Papa perché lo ritengo uno dei migliori che abbiamo mai rappresentato la Chiesa, ma se c’era un momento storico in cui poter utilizzare le molteplici risorse economica a loro disposizione era proprio questo.

Noi abbiamo pochi “dipendenti” nel nostro panificio, personalmente non li ritengo dipendenti ma li ritengo prima di tutti colleghi e amici, come detto prima, sono anche e soprattutto loro che sorreggono il peso della nostra attività, sono loro che preparano il pane tutte le notti, sono loro che come me sono fuori casa in questo periodo per onorare e svolgere il proprio lavoro, sono loro che in una azienda a conduzione familiare come la nostra hanno deciso di supportarci e sopportarci. Fin che possiamo non ce la sentiamo di mettere in cassa integrazione nessuno, non licenzieremo nessuno, cercheremo di organizzare turni lavorativi, turni di ferie qualsiasi cosa possa rendere meno difficoltoso il passaggio di questo periodo. La nostra è una grande famiglia allargata, loro hanno contribuito, in questi quasi 50 anni di attività (siamo alla 3° generazione di panificatori) a rendere solida la nostra piccola Azienda, ci sono sempre stati anche nelle difficoltà, ora tocca far capire che nel nostro piccolo Noi ci siamo per loro. Come me, anche loro escono di casa ogni giorno, come me anche loro si fanno il segno della Croce quando escono di casa, come me anche loro non possono baciare i propri figli per paura, come me anche loro non sanno come pagare le bollette ecco perché non li considererò mai “dipendenti” ma colleghi, amici e parte della nostra famiglia.

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Questa pandemia è paragonabile ad altri brutti periodi storici che hanno afflitto il mondo intero. La seconda guerra mondiale ad esempio è uno di quei periodo però i nostri nonni non erano chiamati a restare a casa (come noi e non vogliamo neanche farlo e ce ne lamentiamo….) erano chiamati al fronte a combattere, senza sapere se tornavamo a casa, senza avere scelta, senza avere la possibilità di contattare i propri cari e dare notizie di se stessi. Mio padre è nato nel 1946 proprio in uno dei momenti più bui della storia del mondo intero. Noi siamo nel 2020, nel periodo social, nel periodo dove basta cliccare su un telefonino per parlare con persone dall’altra parte del mondo. Ci hanno chiesto di restare 1 mese o forse più a casa, comodamente sul divano, con tutti i beni di prima necessità a portata di mano, con la nostra famiglia, con tutte le comodità di casa e noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo cercato una scusa anche stupida pur di poter uscire di casa, cioè siamo così “stupidi” da dover far intervenire le forze dell’ordine con sanzioni per farci stare a casa. Cioè dobbiamo obbligare le forze dell’ordine (già impegnatissime per altri problemi) per farci capire che la nostra salute è al primo posto e che se ci contagiamo di conseguenza contagiamo prima di tutto chi amiamo. Sono nati in questo periodo gli hashtag #ioimpastoacasa #iorestoacasa #andràtuttobene #iorestoincucina #artebiancaperlitalia #ilfoodresite grazie a colleghi, testate giornalistiche di settore, giornalisti e amici che con questi hashtag vogliono essere di supporto psicologico e morale per superare questo maledetto periodo. Come panificatori dobbiamo sfruttare questo periodo per far capire quanto eravamo importanti e quanto era buono e genuino il nostro pane. Quando la gente si ostinava a compare pane pre-congelato dalla grande distribuzione, pane di provenienza estera (magari di stati Europei che ci hanno appena voltato le spalle o addirittura chiuso i confini), pane di cui l’etichetta non era ben visibile (diciamo così), pane da gente che distribuiva con auto proprie e auto “di fortuna” senza il minimo criterio sanitario, gente che in quell’auto aveva pane, pesce, mozzarelle, uova, carne. Spero sia chiaro ora che il nostro pane e le piccole Aziende, come la nostra, non tradiranno mai i clienti e amici, non vi daranno mai pane pre-congelato, non vi nasconderemo mai l’etichetta, non puntiamo ai soldi dei clienti ma puntiamo a dare qualità ai nostri clienti al giusto prezzo. Anche perché con tutti questi tutorial, libri, video ricette e ricette i nostri amici e clienti passato questo periodo saranno molto più acculturati, prepararti e attenti a cosa compare e a cosa gli viene venduto.

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Chiudo con un augurio e cioè che questo periodo passi nel più breve tempo possibile, che l’Italia torni a essere il paese più bello del mondo, però con delle consapevolezze diverse, dare più importanza alla famiglia, ai lavori “umili” e normali, ad acquistare prodotti Italiani e realizzati dalle piccole Aziende e non correre più dietro il Dio denaro perché essere il più ricco del cimitero penso che non sia la massima aspirazione di qualsiasi essere umano. Ci dobbiamo ricordare che in questo periodo ci hanno aiutati stati come Cina, Cuba, Albania e Russia e girato le spalle stati che ritenevamo “amici”.

Nico Carlucci
Panettiere e Tecnico dimostratore di panificazione