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Lo sguardo fisso sullo schermo, la schiena curva e il dito che si muove velocemente per cambiare le pagine online. Anche nella stesura di questa recensione, il cervello è sottoposto alle onde elettromagnetiche del pc. Si tratta di nuovi scenari che indaga Giorgio Capellani nel suo “Crescere nell’era digitale – l’uso delle nuove tecnologie nell’infanzia, nell’età scolare e adulta: quale futuro?”, un manuale adatto a grandi e piccini per orientarsi nel tanto oscuro quanto affascinante universo della tecnologia e comprendere, così, da vicino, una rivoluzione antropologica che ha portato al cambiamento di usi e costumi.

Ingegnere e insegnante, attualmente insegna materie scientifiche nelle scuole di Via Clericetti e via Pini a Milano, Fisica al Liceo della scuola svizzera nella città meneghina e nei seminari di formazione per insegnanti Waldorf (in questo caso anche chimica).

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Giorgio Capellani

Il libro è apprezzabile non solo perché riesce ad approfondire con oggettività le dinamiche del mondo attuale, ma lo fa con uno sguardo neutrale senza dire se sia giusto o sbagliato.  E’ un testo consigliato per le scuole, inoltre, poiché si sofferma in maniera scientifica sugli effetti dei dispositivi elettronici e esplora alcuni fenomeni che, con le opportunità del digitale, hanno a che fare ben poco: il cyberbullismo e il revenge porn. In questo caso, urge sottolineare l’importanza degli istituti scolastici che devono riuscire a dotare gli alunni degli strumenti necessari per gestire gli stimoli dell’ambiente esterno.

Per Capellani, “oggi siamo in grado di inserire in ogni dispositivo un microprocessore, cioè un circuito elettronico integrato in grado di ricevere ed elaborare segnali elettronici che veicolano informazioni”. Ciò significa che siamo di fronte a un processo di tecnologizzazione della quotidianità elevato. Si pensi, appunto, agli elettrodomestici in cucina o ai sistemi di intrattenimento e comunicazione. Ma qual è il confine tra le opportunità che si possono cogliere da questa realtà inedita e il rischio di alienazione il quale annulla le singole individualità?

La questione è che, lungi dal voler ammantare l’argomento di considerazioni moralistiche, la tecnologia deve essere ricondotta nell’alveo del suo ruolo primario ossia funzionare al fine di produrre un risultato. Ergo, non ha molto senso demonizzare gli smartphone, occorre piuttosto imparare a confrontarsi con delle regole per sperimentare la “vera libertà”, afferma l’autore del volume.  

Veronica Otranto Godano