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Ci sono artisti che pubblicano un disco all’anno e che ti raccontano, come se li avessero davvero scritti loro, di quanto i loro progetti siano nuovi, freschi, originali e di come essi siano in grado di fare la differenza, E poi c’è gente come Lauryn Hill, a cui basta un solo album per diventare un’icona immortale della storia della musica. È questo il caso di The Miseducation of Lauryn Hill, capolavoro vero di cui si è celebrato il ventennale lo scorso anno. Due decenni più uno nei corso dei quali la cantante si è concessa soltanto un disco Unplugged (uscito nel lontano 2002) e tanti, tantissimi live, anche nel nostro paese, proprio come quello di ieri per il Locos Festival nello stadio comunale di Locorotondo in Puglia che ha visto aprire il concerto un talentuoso Mamhood reduce dai trionfi a Sanremo e all’Eurovision. Il cantante milanese ha dominato tutte le classifiche con il brano Soldi, doppio disco di platino e tutt’ora al primo posto tra i brani più passati dalle radio; il suo album Gioventù Bruciata è entrato in vetta e continua a rimanere ai vertici della classifica FIMI-GfK.
Personalmente, avendo seguito la diretta del concerto dello scorso anno a Lucca Summer Festival, sono partito piuttosto prevenuto. Avevo avuto la netta sensazione che vocalmente Lauryn non fosse più all’altezza dei gorgheggi di Sister Act 2, senza contare la scelta di inserire in scaletta una vagonata di canzoni fra il reggae e il funky a me sconociute, mantenendo soltanto un piccolo spazio per i suoi pezzi più noti, per di più con l’arrangiamento stravolto. Niente di tutto questo, per fortuna, si è verificato a Locorotondo. Forte di un’acustica a dir poco eccezionale, (anche se a dover di cronaca c’è stato un piccolo break che ha causato qualche malumore) nonostante la location all’aperto (chapeau agli organizzatori, in questo senso, che hanno fatto un lavoro magnifico) Lauryn Hill ci ha letteralmente incantati con un set piuttosto breve (12 canzoni appena) ma perfetto, nella sua semplicità ed immediatezza.
L’artista passa con nonchalance dal rap serratissimo alle note più soavi, scherzando con il pubblico, con una dose di sana autoironia, quando non riesce a raggiungere la nota desiderata. E poi c’è il repertorio, che per quanto striminzito è eccezionale, a dire poco.
Si parte subito a bomba con il gioiello Everything is Everything, per poi passare al meglio dei suoi Fugees (lo stadio comunale, ovviamente, esplode con Ready or not e Killing me softly) e ancora al fulcro di The Miseducation of Lauryn Hill. Lo spazio per bighellonare è poco, nonostante la band che l’accompagna è talmente a fuoco che le si perdonerebbe qualsiasi sbavatura.
Il live di Lauryn, comprende anche To Zion (pezzo dedicato al figlio, con le chitarre di Santana) e la mega hit Doo Wop (That Thing) è stato senza ombra di dubbio uno dei live più emozionanti a cui abbia assistito di recente. Considerato che di recente Lauryn è diventata nonna, la speranza è che da questa nuova vita possa nascere, chi lo sa, l’ispirazione per un nuovo disco. Ne sentiamo tutti, terribilmente, il bisogno. God save Mrs Hill.