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"Siamosolopiattispaiati_fr"Famiglia, un termine dato per scontato oggi, che può voler dire tutto e niente. In Siamo Solo Piatti Spaiati però Alessandro Curti è riuscito a dare a questo termine una nuova sfumatura, che troppo spesso viene dimenticata. Il suo ultimo romanzo ha come protagonista Davide, un ragazzo problematico che nasconde un disagio interiore che lo porta a scontrarsi continuamente con il mondo degli adulti. Proprio il suo comportamento lo porterà all’interno di una comunità dove scoprirà come ognuno ha la sua verità. Non importa l’aspetto, il sesso o la provenienza, ognuno è un individuo totalmente diverso dagli altri. Così Cristina, bionda e minuta, è un vero sergente di ferro con gli ospiti della casa, mentre Andrea, forse il più “vecchio” tra tutti gli educatori, è quello che meglio riesce ad interfacciarsi con i giovani ed a far capire loro come comportarsi. Il più giovane tra loro invece è l’unico a non cercare minimamente un dialogo con loro.

La Comunità è un altro universo, isolato dal resto del mondo, dove neanche è possibile telefonare alla propria famiglia, e così i ragazzi scoprono cosa significa essere veramente parte di una famiglia, ora irraggiungibile per colpa di piccoli cavilli legali e permessi non dati. Qui distacco forzato è una condizione necessaria per capire chi si è realmente e “crescere”.

"Curti_3"Se da una parte Davide sperimenta il nodo in gola al solo sentire la voce della madre, dall’altra c’è chi una famiglia l’ha trovata proprio in quella comunità di persone così diverse. E così Davide, la cui voce leggiamo parola dopo parola, scopre della superficialità delle ragioni per cui è lì. Se lui ha la fortuna di avere due genitori ed una casa, che ora gli mancano terribilmente, c’è anche chi una fortuna del genere non ce l’ha. “ Non sai cosa significa crescere da solo” dice Reza a Davide, e non è una cosa così difficile da credere. Perché Reza da quando è in Comunità non è più solo, la sua famiglia ormai è lì. Solo in quel luogo, nel quale Davide si sentiva deportato, lui si sente al sicuro. Due ragazzi quasi coetanei, così diversi e così simili allo stesso tempo, che dimostrano come il dialogo spesso sia l’unica cosa di cui i ragazzi hanno realmente bisogno. Parafrasando le parole di Andrea “Tutti i ragazzi vogliono essere ascoltati”.

Davide però qui non è da solo, ha Andrea. Sono un po’ due facce della stessa medaglia: tutti e due con rimpianti di geografia ed una madre che è il centro fondamentale della loro vita. Andrea è quello di cui Davide, e tutti i ragazzi nella sua condizione, ha ed hanno bisogno non solo nel romanzo, ma nella vita vera.

Alessandro Curti è riuscito a fare proprio questo, parlando con la voce di Davide: ha detto chiaramente di cosa hanno bisogno i ragazzi di oggi. Non esistono giovani problematici, ma solo giovani uomini con un disperato bisogno di trovare il loro posto nel mondo, e per aiutarli l’unico modo è usare il dialogo.

Testo a cura di Concetta Suriana