Tempo di lettura: 3 minuti

"ndt2018"«Contaminazione totale»: usa due parole Andrea Mirò, maestro concertatore della 21/ma edizione della Notte della Taranta, che ieri sera a Melpignano ha diretto l’Orchestra popolare e gli artisti nel repertorio tradizionale salentino. L’avvio della kermesse è stata preceduta da un minuto di silenzio, dedicato alle 43 vittime del crollo del ponte Morandi di Genova, ai dieci escursionisti morti in seguito alla piena del torrente Raganello, nel parco del Pollino in Calabria, e ai terremotati di Amatrice (nel Lazio). Sul palco del Concertone, alle prese con la pizzica, sono saliti sul palco la pop star italoamericana LP, il rapper Clementino, il sassofonista James Senese, il cantautore napoletano Enzo Gragnaniello. Subito si parte con i ritmi afro-jazz ed il violino di Yilian Canizares, mentre la tradizione del Rajasthan è arrivata con gli indiani Dhoad Gypsie. Completano il quadro lo ‘ska dei salentini Apres La classe, il sound del trombettista Frank Nemola, gli arrangiamenti del polistrumentista Davide Brambilla, e la voce del poeta popolare salentino Mino De Santis.
Una rosa di «linguaggi» differenti a disposizione di Mirò che ha smentito chi si aspettava una decisa impronta «rock: nel mio background – ci dice – ci sono anche la musica classica, il folk, il pop» e «ogni artista trasformerà la tradizione col suo linguaggio» in un «rito che si ripete». E’ stata questa «lettura moderna» di una musica antica, che anche quest’anno ha attirato circa 200mila appassionati, (nonostante il tempo che ha scoraggiato in molti) a persuadere il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni, a “replicare il modello della Notte della Taranta in tutta Italia». L’obiettivo, spiega, è «recuperare la musica popolare e i dialetti di ogni regione, per arrivare a un grande concerto che narri il nostro Paese in tutte le sue diversità». Con lo stesso spirito, Borgonzoni ha invitato il trio del Volo nel backstage del Concertone: «Magari si innamorano della Taranta e l’anno prossimo si esibiscono qui».
«Siamo molto contenti dell’invito del sottosegretario – replicano Piero Barone, Gianluca Ginoble e Ignazio Boschetto de il Volo -. Ieri sera a Melpignano loro c’erano e per il momento di festa dove la tradizione cerca nuove strade artistiche nella fusione dei ritmi musicali per arrivare anche ai più giovani». Anche LP è «d’accordo» con «l’idea di moltiplicare eventi come questo: abbiamo bisogno di più musica e meno centri commerciali», afferma la popstar che musicando la pizzica ha provato «emozioni molto forti: mi sono riconnessa con le mie origini italiane». LP, Laura Pergolizzi, ha cantato Pizzicarella, uno dei simboli della tradizione salentina, il brano d’amore Vorrei volare e una versione pizzicata del suo successo Lost on You. Sentono molto vicina la pizzica anche i Gypsie: “In Rajasthan – spiegano – non è la taranta, cioè un ragno, a morderti ma un serpente che col suo veleno ti costringe a ballare su un ritmo frenetico per poterti salvare». Quest’anno, afferma il direttore artistico del Concertone, Daniele Durante, «gli ospiti hanno interpretato la tradizione» con innesti «delle loro produzioni». E’ il caso di «Clementino che ha inserito sue strofe rap nel brano Palombella». E quello di Gragnaniello, nella interpretazione di Bedda ci stai luntanu. Il cantautore, dispiaciuto perché a «Napoli non si è mai fatto un evento così», spera «di essere morso» dalla Taranta perché «questa musica esorcizza la negatività che ci circonda». E’ «chiaro che «a Roma vorrebbero fare la Notte degli stornelli e a Napoli quella della tarantella», gli fa eco Clementino che sotto tutte le aspettative ha creato una serata indimenticabile e ci dice nel backstage: ho fatto saltare il palco, sono un vero casinaro, ve o avevo promesso».