Tempo di lettura: 3 minuti

"ghezzi"E’ partita da Bari  il 15 giugno alle 19.30 la prima tappa del Festival di Cinema & Letteratura  "Del Racconto, il Film", giunto alla IX Edizione.

Con la direzione artistica di Giancarlo Visitilli,  l’evento culturale itinerante è patrocinato (tra gli altri) dalla Regione Puglia, Comune di Bari, dal Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure  restrittive  della libertà personale, dall’ ordine degli avvocati di Bari.
Tra i partner, l’ordine dei giornalisti di Puglia, l’Unicef, la Repubblica Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Corriere del Mezzogiorno.
A causa della "bomba d’acqua" abbattutasi su Bari la serata  in programma   che vedeva la partecipazione della cantante Dori Ghezzi per  la presentazione del volume Lui, io, noi, edito da Einaudi e vertente il rapporto dell’artista con Fabrizio De Andrè, è stata spostata allo Spazio 13 di Via De Cristoforis.
Non tutti però erano a conoscenza di tale fatto, essendo stato sì citato  su alcuni  quotidiani (ovvero che in caso di pioggia, etc)  ma non in grande rilievo.
Dunque al sottoscritto giunto in Largo Adua e non trovando nessuno  è capitato  di chiedere informazioni in merito alla polizia municipale, che però ha detto di non sapere niente  della manifestazione.
Con uno spettatore in cerca della serata programmata, abbiamo controllato su internet tramite i telefonini: nulla.
Alla fine, fortunosamente, grazie all’incontro con una gentile signora di Capurso (Bari) che era giunta apposta per la serata programmata e che aveva con sé l’informazione utile copiata a penna da La Gazzetta del Mezzogiorno, mi sono spostato in auto allo Spazio 13, usufruendo del passaggio di una gentilissima impiegata regionale, anche lei desiderosa di conoscere la bravissima Dori Ghezzi, "vedova" De Andrè.
La stanza preposta era comunque strapiena di visitatori, ma l’aria pesante, viziata e il caldo afoso, messo ancora più in evidenza dagli  sventagliamenti selvaggi del pubblico, ha messo a dura prova gli ospiti, alcuni dei quali hanno abbandonato precipitosamente e in anticipo la loro postazione da seduti.
Ma la maggior parte ha resistito: era troppo l’entusiasmo assieme alla curiosità per l’argomento.
D’altra parte, lo spostamento è stato deciso alle 13, quando su Bari imperavano allagamenti, tombini delle fogne saltati, negozi allagati.
E va detto che è stata l’unica soluzione utile a "salvare" il prestigioso incontro, voluto dall’entusiasta e indomabile Visitilli.
Dori Ghezzi, sempre bellissima nonostante l’incedere del tempo, ha dimostrato capacità dialettiche, di sintesi e di ironia encomiabili, accompagnata dai co-autori del volume  Giordano Meacci e Francesca Serafini.
"Fabrizio De André diceva che un rapporto funzionava se le persone erano come le rette parallele: vicine, ma nello stesso  tempo indipendenti"-ha esordito.
"Non sentivo la necessità di un libro ed esso non è stato raccontato perché lo diventasse.
D’altronde, non ho fatto la cantante per scelta: mi è stato imposto. Credo fosse un volere del destino, affinché poi conoscessi De André e condividessi con lui il mio percorso umano e artistico.
Con gli autori Giordano e Francesca è difficile non lavorare al meglio . Il libro ha un lessico alto, come io desideravo."
Parlando di Sergio Cusani, dirigente d’azienda presente nel libro:"ha pagato per tutti vicende giudiziarie note, non facendone altri nomi ".
"Con Franca Rame, Dario Fo, organizzammo nel 2000  il concerto commemorativo per Fabrizio a Genova al teatro Felice. a Sergio  però non fu permesso partecipare, pur essendone l’artefice".
Dori Ghezzi ha adottato una mise nera, composta da maglia e pantaloni e abbinata a un cardigan aperto con inserti gialli che l’artista ha poi dismesso a causa del caldo.
I co-autori del volume hanno lodato la generosità e l’accoglienza della coppia De Andrè- Ghezzi (realizzarono un precedente volume con la collaborazione del Faber)  nell’aprire la loro casa.
Riguardo al famoso rapimento, che profanò tale accoglienza, è stato detto che Fabrizio De André perdonò i rapitori ("potevano farci del male ma non l’hanno fatto") . De André infine si sentiva in colpa verso le persone ispiratrici di alcuni suoi capolavori, sentendosi toccato dal punto di vista umano per averne svelato i drammi.