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"mariagadu"Maria Gadù è un evidente fenomeno di popolarità per la sua generazione ed è una persona con una autentica vocazione per la musica. La prima volta che l’ho vista sono rimasto abbagliato e quando ha iniziato a cantare è stata spettacolare.” (Caetano Veloso)

Il divino Caetano ne fa e ne dice di cose magnifiche; ad esempio, afferma che “la musica è una delle più importanti cose inutili del mondo. È mistero. Può infiammare e dare conforto all’anima”: ora noi non sappiamo se si riferisse alla più accreditata delle sue eredi quando ha pronunciato queste parole, ma è certo che è quello che abbiamo pensato noi durante lo strabiliante concerto di apertura della Stagione 2017 del Teatro Forma di Bari. E non avrebbe potuto essere altrimenti davanti a quella potenza della natura che risponde al nome Mayra Corrêa Aygadoux, nota al mondo come Maria Gadù, classe 1986, giunta a dare nuova linfa alla musica brasiliana, che, dopo aver vantato più di una generazione di meravigliosi esecutori e compositori, si era ritrovata negli ultimi tempi a fare i conti con una voglia – il più delle volte malsana – di cambiamento ad ogni costo, lasciando che le nuove leve, spesso assolutamente impreparate al passaggio generazionale, destrutturassero, demolissero ed, infine, distruggessero le magnifiche tradizioni musicali e l’inestimabile ricchezza culturale di un intero popolo.

Maria, invece, ha subito dimostrato di essere fornita di quell’innato genio e di quella superiore sensibilità necessarie a traghettare la musica brasiliana nel futuro, senza dimenticare la grande lezione del passato, sin da quando, a soli sette anni, registra le sue prime canzoni; a tredici anni è già una piccola star esibendosi nei bar e nei piccoli locali di San Paolo, la sua città natale, suonando brani di Adoniran Barbosa, di Marisa Monte e di Chico Buarque, ma non si accontenta e gira l’Europa, esibendosi anche nelle stazioni e nelle piazze, prima di tornare in patria e stabilirsi a Rio de Janeiro, dove continua la sua attività live; qui viene contattata dal regista Jayme Monjardim, che la scrittura per una parte nella serie televisiva dedicata alla mamma, la cantante brasiliana Maysa, inserendo nella colonna sonora la sua splendida versione del capolavoro di Jacques Brel, “Ne me quitte pas”: il resto è storia recente di successi, come il primo posto in classifica per tante settimane di quel piccolo grande gioiello che è il brano “Shimbalaiê” (“Per me era solo una canzoncina d’infanzia. Quando l’ho scritta avevo dieci anni ed ero in vacanza con i miei. La cantavo in continuazione ma non riuscivo a trovare il titolo giusto. Così mi sono inventata una parola magica: Shimbalaiê. Il successo mi ha sorpreso. Ma forse era destino” racconta Maria), e consacrazioni, come il tour con il suo mentore artistico Caetano Veloso.

La tappa barese del tour mondiale “Pelle”, chiamato così per la voglia di Maria di mostrarsi nuovamente sola sul palco, “nuda” innanzi il suo adorante pubblico, senza orpelli ed artifici, accompagnata solo dalle sue chitarre acustiche ed elettriche e da una bottiglia di vino, di gucciniana memoria, ha fatto già registrare il primo sold out della rassegna del Teatro Forma ed ha avuto un’aurea di autentica magia, regalandoci un caleidoscopio di emozioni che sarà difficile dimenticare, con una scaletta costruita sui suoi album, soprattutto il primo omonimo del 2009 e il magnifico (e nostro preferito) “Mais uma pagina” del 2012, ma anche su talune cover: sono così passate dai nostri padiglioni auricolari, raggiungendo immediatamente il cuore, le note, tra le altre, di “Suspiro”, “O bloco”, “Bela flor”, “Altar particular”, “Tudo diferente”, “Axè Acappella”, “Escudos” e, naturalmente, “Shimbalaiê”, oltre al già ricordato tributo a Brel, a Veloso con “O Leãozinho” e, nello splendido finale, a Djavan con l’immensa “Sina”, che anni fa fu ripresa anche dai Manhattan Transfer. “È come cantare nella mia stanzetta” dirà una Maria divertente e divertita al pubblico osannante che sortiva dal Teatro appagato e sorridente, conscio di aver partecipato ad una passerella di bellezza infinita; ed, in effetti, anche a noi è parso di aver avuto l’immenso onore di essere entrati a far parte del magnifico universo di un’artista unica nel suo genere, di una paroliera eccellente che non ha paura di alzare la voce per difendere i diritti del suo popolo e manifestare contro l’omofobia, musicista eccelsa, che regala solo esecuzioni perfette tanto con la chitarra, che ha studiato da autodidatta, tanto con l’ugola d’oro che si ritrova, capace di generare un’intera orchestra, che distilla dolcissima ambrosia e genera positive vibrazioni, che entrano nella pelle per non abbandonarla più.