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Spigliato, pungente e verace come la terra che gli ha dato i natali e su cui sta coltivando il suo futuro. Nella sua tempra istintiva ed audace l’anima di quella Puglia che tanto gli è caro e che ha voluto immortalare nella sua cucina, i cui piatti sono splendide fotografie di un tempo sospeso tra passato e presente. Trattasi di Vito Casulli, chef  e capo di brigata del Ristorante “Saleblu” di Monopoli che fa parte del gruppo Fusillo di Noci proprietaria dell’annesso hotel cinque stelle La Peschiera.

Tre i grandi pilastri su cui poggia il suo successo come uomo e come professionista: la famiglia, il suo territorio e la cucina. Il nome stesso scelto per il ristorante, “Saleblu”, rievoca i profumi e i sapori di un tempo e lascia subito intravedere quello che è il principio ispiratore dell’arte culinaria di Casulli: il rispetto. Il rispetto per la sua terra e le eccellenze che produce, che lo chef ripropone in ricette che, pur mantenendosi nel solco della tradizione, sperimentano accostamenti audaci con grande attenzione alla mise en place. Il rispetto, di conseguenza, anche per il cliente a cui Mangano riserva solo i migliori prodotti locali e di prima scelta.

Volendo descriverlo come se fosse un piatto, di certo gli si attribuirebbero caratteristiche quali genuinità, carattere e anche una nota di piccante. Lo chef di Monte Sant’Angelo incarna alla perfezione l’ideale di un uomo deciso, energico e senza troppi filtri che arriva subito al nocciolo delle questioni che più gli premono senza giri di parole. In questi giorni Mangano ha deciso di intraprendere una nuova sfida: candidarsi alla carica di primo cittadino del suo comune. Da chef a sindaco per rendersi portavoce delle esigenze di rinnovamento e crescita di quel Gargano a cui ha votato la sua intera esistenza.

Gegè, uno dei motti del tuo ristorante è “coltivare la nostra identità”. Cosa ci si dovrebbe aspettare, quindi, dalla tua cucina?

Famiglia e tradizione sono due costanti della tua attività. C’è una ricetta tipica del tuo territorio che è legata, magari, ad un tuo ricordo da bambino?

Cosa ne pensi del ruolo assunto attualmente dallo chef e del “fattore costo” relativo ai menù?

Gegè, quando si parla con uno chef si tende sempre a chiedere quale sia il suo piatto “cavallo di battaglia” e poche volte di quelli non riusciti. Tu che sei uno sperimentatore e ami osare, immagino ti sia capitato anche di sbagliare. C’è un piatto che ricordi ti sia venuto particolarmente male?

Se non fossi diventato chef, cosa credi che ti saresti ritrovato a fare?