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"JosephDramma simbolico sul rapporto padrone-servo, “Il Servo”(The Servant,1963) può ben definirsi teatro filmato.

Ridondante nei simboli ma secco nelle battute, il film è il risultato di un accurato lavoro di gruppo: ottima e bulbosa fotografia di Douglas Slocombe, sinuosi e matematici i movimenti della camera, gli attori espongono una recitazione perfetta, intelligentemente e calibrata (un incredibile Dirk Bogarde su tutti) ed infine il tocco notevole del regista. Joseph Losey dirige da autore particolarmente arguto nella sua critica di certo ambiente, coadiuvato dal premio Nobel e grande drammaturgo Harold Pinter che imbeve questo cupo dramma di un realismo profondo, sotterraneo e infine esplosivo.

Il signor Mountset, inetto e ultimo rampollo di una nobile famiglia inglese, assume il maggiordomo Ugo Barrett il quale, con la complicità della sua amante Vera, prenderà il potere sia sulla sontuosa casa che sulla fragile psiche del suo padrone soggiogato psicologicamente e sessualmente ai loro giochi.

Protagonista esclusiva, è l’enorme casa e tutto il film sembra visto dal suo punto di vista. Ovviamente l’opera rende esplicito il riferimento al rovesciamento hegeliano padrone-servo.

Il padrone (Mountset), non può esistere senza il servo (Barrett) e non solo; Losey ci offre prima la tautologica equazione avvenuta: padrone:servo = servo:padrone. Poi addirittura il capovolgimento dei ruoli: il padrone diviene servo e tutta la casa, con la tradizione e il blasone di ciò che fu la società dei Mountset (padroni), assiste al crudele degrado e alla vittoria del mondo dei Barrett (servi).

È triste morire senza aver visto “Il Servo”!