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"marina_addante"La musica, quello che è: respirazione, marea, la lunga carezza di una mano di sabbia.” (Christian Bobin)

Una festa è una festa. E celebrare il raggiungimento del traguardo di un altro anno – l’undicesimo – di successi dell’Associazione Mirarte, profumatissimo fiore all’occhiello della cultura (quella vera) musicale barese, e della sua sempre ottima stagione concertistica a cavallo tra classica e jazz, sarebbe stato già di per sé un evento memorabile; ma Marina Addante, magnifica e storica “dea ex machina” di Mirarte, ha voluto fare le cose in grande, allestendo una serata, un progetto inedito dedicato alla musica brasiliana, che resterà non solo negli annali dell’associazione ma anche nella memoria dei tanti spettatori accorsi ad affollare l’Auditorium Vallisa di Bari. Sì, perché non capita tutti i giorni di vedere riuniti sullo stesso palco stelle di prima grandezza del jazz italiano, musicisti che si innalzano come assoluti giganti sulla massa, stagliandosi come fari nella notte della musica che – spesso – siamo costretti ad affrontare. Gabriele Mirabassi al clarinetto, Rosario Bonaccorso al contrabbasso, Roberto Taufic alla chitarra, assieme al giovane Alessandro Paternesi alla batteria, tutti capitanati dal nostro Nico Marziliano, che, oltre a suonare il pianoforte magistralmente come sempre, si occupava degli arrangiamenti e della direzione musicale dell’intero concerto, formavano una line up da sogno, una vera macchina da guerra, una cavalleria pesantissima che aveva, soprattutto, Mirabassi (i suoi interventi erano spesso salutati da vere eccitate ovazioni) e Marziliano sugli scudi; ma a se questi mostri sacri si aggiunge la voce della padrona di casa, allora sì che il sublime quadro diventa un capolavoro inestimabile, a partire dalla scelta musicale operata da Marina di non ripetere le solite stantie scalette dedicate alla musica brasiliana, colme di vituperati classici e marcette da estive feste di piazza o – peggio – da matrimoni, operando, per nostra somma fortuna, per questa performance, che ha goduto della sempre puntuale introduzione di Ugo Sbisà, una accattivante selezione di brani poco ascoltati, se non addirittura dimenticati, della cultura brasileira, perle di accecante splendore che andava a rubare dai forzieri di Vinicius de Moraes, Jobim, Chico Buarque e tanti altri, che venivano esaltate dall’ugola d’oro della jazz singer barese, un misto di tecnica e passione davvero rara ai giorni nostri, che affrontava la terribile prova con charme, grazia, gusto, sicurezza e leggerezza da lasciare attoniti, calandosi in un mondo che è già diventato il suo, anzi, forse, lo è sempre stato. Il canto della Addante, mentre alle sue spalle il gruppo di all stars era in preda a vibrazioni positive, era talmente coinvolgente da farci comprendere – pur in assenza di conoscenze linguistiche – ogni singola parola, da farci ascoltare – e non solo sentire – ogni singola nota, scavando nella nostra anima sino a piegarla al suo volere, ormai padrona di un personalissimo stile che le permette di affrontare le più basse come le più impervie note con la semplicità di chi, da qualche parte nel suo codice genetico, ha stampata a lettere cubitali la parola Musica.

A lei ed a noi auguriamo altri incontri ravvicinatissimi di questo tipo nonché una dodicesima edizione di Mirarte che sappia rinnovare i fasti cui ci ha abituati.