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"20170408_162454"Un’altra grande presenza nella giornata finale della 18° edizione del Festival del Cinema di Lecce. Il regista inglese Stephen Frears ha ricevuto l’Ulivo d’Oro alla carriera e ha raccontato un po’ di sé ai presenti.

“La Brexit èuna catastrofe. Oggi, ad esempio, sono venuto qui con facilità ma presto non sarà più possibile. Sinceramente a ma piace essere Europeo”.
Il regista inglese, classe 1941, si è imposto all’attenzione di critica e pubblico per il cinismo e l’arte dissacratoria presente nella maggior parte dei suoi film. Dopo i successi girati in patria – come My Beautiful Laundrette (1985) e Le relazioni pericolose (1988) – Rischiose abitudini del 1990, seguono tanti altri film premiati come Eroe per caso (1992), Alta fedeltà (2000), Piccoli affari sporchi (2002). Il 2006 è l’anno di The Queen. Con il drammatico Philomena (2013) ottiene riconoscimenti in tutto il mondo per poi arrivare al famoso Florence del 2016.

Per qualche giorno ha lasciato la lavorazione del suo ultimo film ‘Victoria e Abdul’: “ il film è quasi finito –racconta- sarà pronto per fine estate. Mi pacerebbe portarlo al Festival di Venezia. Quindi vorrei essere invitato.”
Simpatico e affabile Frears scherza sul fatto che in Inghilterra si possano girare film solo sulla famiglia reale. Infatti il film, con Judi Dench protagonista accanto alla star indiana Adeel Aktar, e scritto dallo sceneggiatore Lee Hall, è un modo per parlare della Regina Vittoria che si circondava (così come ci narra lo stesso regista n.d.r.) di uomini singolari. Come del servitore mussulmano che veniva da Bombay.
“Nel film si tratta della tolleranza all’Islam. La situazione Europea odierna è molto complicata. Non è un mistero ciò che è accaduto due settimane fa a Londra e la recente tragedia a Stoccolma. Non saprei proprio come fermare questi attacchi –prosegue- con il mio film ho cercato di trattare la parte ‘positiva’ di questo confronto religioso così complicato. "download"
La Gran Bretagna è diventata multiculturale. E’un evento storico e culturale che ha portato un gran miglioramento. Ora abbiamo votato per la Brexit, quindi contro la realtà storica, e il paese si trova profondamente diviso. Un film sulla Brexit? Ora sarebbe impossibile perché non sappiamo cosa accadrà e non conosciamo ancora le dinamiche di questa scelta”.

Poi il discorso si sposta su altri temi e Frears racconta di aver deciso, dopo essere atterrato nell’aeroporto di Bari, di guidare tra le strade della Puglia per giungere a Lecce.
“Non sono in cerca di location – dice – ma non ero mai stato da queste parti e volevo dare un’occhiata a questa terra. So che Helen Mirren ha casa in Salento, qui vicino” ride, poi, stupito a chi gli fornisce informazioni sulla coltivazione di melograno della Mirren.

Grande estimatore del cinema italiano, Frears, conferma di essere cresciuto e di amare molto il neorealismo e in particolare i film di Francesco Rosi, mentre oggi apprezza Paolo Sorrentino e Matteo Garrone.
Nella sua lunga carriera, Stephen Frears, ha raccontato l’omosessualità, le ragazze madri, il fascismo, il razzismo. Pur avendo trattato temi forti e particolari il regista non si definisce ‘politicamente schierato’.
“Sicuramente ho parlato – continua- di persone che vivono ai margini della società. Diciamo che sono un autore impegnato, ma non c’è uno schieramento. Ho creduto e continuo a credere in alcuni valori. Ho sempre perseguito la tolleranza e ritengo che la bellezza del mondo è proprio nella diversità. Per questo la Brexit mi irrita così profondamente, perché ci sono persone che non accettano chi è diverso da se”.