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"thumbnail_Duel"Film diretto in 16 giorni da uno Spielberg ventiquattrenne, nato come TV movie, fu poi allungato di un quarto d’ora.

Scritto dal grande Richard Matheson“Duel” è un thriller on the road d’alto effetto.

Tutto il film è incentrato sul tentativo, spesso ridicolo, di un impaurito commesso viaggiatore che, dopo aver sorpassato un’enorme e terrificante autocisterna, vuole liberarsi dall’ossessivo inseguimento del titanico Tir. L’autocisterna, di cui non vedremo mai il conducente, domina le inquadrature.

Dennis Weaver, bravo nella sua parte, è letteralmente terrorizzato dai numerosi tentativi assassini del Tir perennemente alle calcagna; la fine lascerà tutti con un gran sospiro di sollievo.

Spielberg ha un grandissimo senso dello spazio e questa sua prima opera, grazie ad un montaggio serrato, prende le distanze dalle sue future produzioni abbastanza buoniste.

Questo film, con “Lo squalo” (Jaws,1975) sembra un film a sé nella filmografia del regista, infatti se ne distacca per cattiveria e minimalismo.

“Duel” è un vero e proprio duello che il protagonista ha con sè stesso. L’autocisterna è metafora delle sue fobie e delusioni: vita sessuale e matrimoniale allo sbando (in una scena del film, il protagonista, non riesce a soccorrere un pulmino di bambini, al suo posto, lo farà inaspettatamente l’autocisterna, più forte nello “spingere” il pulmino che riparte). Il pover’uomo inoltre manca di autostima, l’autocisterna è sè stesso? E perciò è vittima di una forte fragilità emotiva.

Sembra incredibile il risultato ottenuto da Spielberg che riesce a trasformare una banale situazione, portandola alle estreme conseguenze, con profondi risvolti metaforici.

È triste morire senza aver visto “Duel”!