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"st"Torna anche questa domenica la rubrica "Storie di film e dintorni". A che punto del racconto ci eravamo lasciati la scorsa settimana?

Nick Cravat e Burt Lancaster si sono conosciuti, prima del secondo conflitto mondiale, in un circo dove si esibivano come acrobati. Divenuti amici, formarono un due acrobatico spettacolare, ‘Lang & Cravat’ per esibirsi in spettacoli itineranti. Scoppiata la guerra Lancaster si arruola, i due si perdono di vista e, dopo il conflitto, mentre Lancaster trova la scorciatoia per Hollywood, Cravat, che non ha la prestanza fisica e la personalità dell’amico, si barcamena fra un circo e l’altro continuando a fare l’acrobata o l’istruttore.

Quando Lancaster ormai famoso mette in cantiere La leggenda dell’arciere di fuoco contatta l’amico: lo vuole accanto a sé come co-protagonista del film fatto apposta per sfruttare le loco capacità circensi. Purtroppo il buon Cravat pur essendo il partner ideale nelle tante scene mozzafiato, non ha la stessa capacità comunicativa, la grinta di Lancaster, non riesce ad esprimersi, s’impaccia e per ovviare gli fanno recitare il ruolo di un sordomuto. Così, per eseguire i fantastici numeri acrobatici in scena, comunicano a gesti come si usa nei circhi. Il film, appassionante e fantasioso, si svolge nella Lombardia"st2" medievale, narra di un contadino che si batte contro un dispotico conte di quelle province al quale non intende sottomettersi. Da qui, la sfida al tiranno a fil di spada, frecce infuocate, trabocchetti e fughe rocambolesche. L’esile trama dunque è solo un pretesto. In realtà il film si regge tutto sulle capacità atletiche dei due attori che offrono uno spettacolo straordinario. Un successo: quanti erano ragazzi ieri lo ricordano ancora!

Torniamo alla cinematografia italiana, alla commedia leggera di questi anni che anticipa il ‘neorealismo rosa’ della seconda metà degli anni Cinquanta e introduce alla ‘commedia italiana’. Degli oltre quaranta film del genere prodotti nell’anno, soltanto pochi titoli meritano di essere citati. Molti sono film-rivista, come Una bruna indiavolata, unico lavoro di Carlo Ludovico Bragaglia quest’anno, a dicembre sullo schermo del cinema Umberto, interpretato dalla bella Silvana Pampanini e dal giovane Ugo Tognazzi nel "st3"ruolo di un ingenuo provinciale.

Sono film con trame ‘povere’ ma interpretate da una moltitudine di attori in ruoli a volte azzeccati a volte meno. Sono come ‘panini’ riccamente farciti dai nostri migliori interpreti del varietà con l’idea di soddisfare le preferenze della più vasta gamma di pubblico, di produrre e distribuire la ‘merce’, così si esprimevano i produttori, nel più breve tempo possibile, al fine di recuperare velocemente spese, poche, e profitti, tanti da investire in nuovi film: il cinema è una miniera d’oro e ogni pellicola d’evasione è una pepita. Anche se le miniere più ricche sono quelle drammatiche dove scorrono fiumi di lacrime. Viaggia molto denaro e autori, registi, sceneggiatori non disdegnano collaborazioni incrociate, lavorano tutti alacremente. I rischi maggiori si corrono con i cosiddetti film d’arte, ma sono pochi quelli che riescono a trovare un buon testo e realizzare un buon film pur in presenza di uno spettatore di gusti semplici. Con un pubblico in maggioranza di cultura e tradizioni contadine, se trova un film comico, con attori che conosce, lo preferisce al dramma. Non apprezza l’ironia, quella comicità per lui ermetica che lo fa ridere a mezza bocca o la battuta che lo fa sorridere.

Lo spettatore italiano ama la comicità schietta, comprensibile, con tanto di mimica e gestualità che accompagna e completa la scena comica portandolo alla sonora risata. Ecco perché corre a vedere i film di Walter Chiari, l’attore più gettonato dell’anno insieme a Silvana Pampanini, Franca Marzi, Nino Taranto e tanti altri spesso messi tutt’insieme"st4" in un solo film come Accidenti alle tasse diretto da Mario Mattoli, sceneggiato dallo stesso regista, da Stefano Vanzina e Mario Monicelli a conferma della grande armonia esistente fra gli operatori del cinema. Mattoli è così esperto di tutti gli ingranaggi dell’industria cinematografica che riesce a girare un film in meno di un mese compreso doppiaggio e montaggio, pronto per la distribuzione. Autore di 16 pellicole con Totò, quest’anno ne realizza un solo con il grande attore napoletano, Totò terzo uomo insieme ad altre quattro pellicole: il già citato Anema e core, tanto per consolidare la sua fama di regista di ‘film che parlano al cuore’, e lancia sul grande schermo la coppia Riccardo Billi e Mario Riva che propone in tre film: Accidenti alle tasse, Arrivano i nostri e Il padrone del vapore, il 23 novembre al cinema Santalucia.

In quest’ultimo film, ma è la norma in molte altre pellicole di registi diversi da Mattoli, gli attori devono sgomitare per avere un po’ di spazio. Oltre a Billi e Riva compaiono Carlo Campanini, Bice Valori, Raffaele Pisu, Gisella Sofio, Gianrico Tedeschi, i fratelli Carlo e Aldo Giuffrè, Giusi Raspani Dandolo, Walter Chiari, Delia Scala e Sofia Loren sempre e ancora Lazzaro.

 

La rubrica "Storie di film e dintorni" continua la prossima domenica.