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"s"Continua la rubrica "Storie di film e dintorni" a cura di Nicola Mascellaro. Un nuovo capitolo sul cinema anche questa domenica. A che punto eravamo la scorsa settimana?

Qualche giorno dopo, Eva conto Eva, il 24 ottobre, il cinema Umberto propone l’ultimo film interpretato da Humphrey Bogart Il diritto di uccidere diretto da Nicholas Ray marito della co-protagonista Gloria Grahame per una volta lodata più dello stesso Bogart che, fra l’altro, è anche il produttore della pellicola. La trama del film non è così trascendentale, il lavoro è deludente e il titolo è anche peggio, artificioso, uno specchio per le allodole poiché non c’è un omicidio né s’intende chi abbia Il diritto di uccidere. Tant’è che quando, dopo la morte prematura di Bogart, il film è riproposto, gli viene dato un titolo diverso, Paura senza perché più confacente alla trama che racconta di uno sceneggiatore sospettato di un omicidio e della straordinaria interpretazione di Gloria Grahame, dotata di una inquietante sensualità, innamorata e poi spaventata da alcuni atteggiamenti violenti del protagonista, Bogart, nel frattempo scagionato e prosciolto dall’accusa di omicidio.

Un film su niente insomma. Un noir in cui per definizione dovrebbe emergere qualcosa di"s2" oscuro, il male, e non emerge. Proprio per questo è apprezzato dalla critica: riesce a mantenere lo spettatore in continua apprensione per tutto il film per poi deluderlo, improvvisamente, prima della parola ‘Fine’. Il pubblico non gradì e il ‘botteghino’, nonostante Bogart, pianse prima e dopo la scomparsa del grande attore quando i suoi film vennero riproposti.

Un’altra notevole pellicola americana, per valore artistico e successo di pubblico, cose che non sempre coincidono, è Giungla d’asfalto diretto da John Huston, un mago di Hollywood, sullo schermo del cinema Oriente dal 12 aprile. Il film è del genere thriller-noir interpretato magistralmente da Sam Jaff, un grande attore di teatro prestato al cinema per parti di prestigiose figure caratteriste, dal possente Sterling Hayden, un ‘duro’ che in questo film è vittima delle circostanze, e da una serie di altri ottimi attori, compreso la giovane Marilyn Monroe, presente anche in Eva contro Eva in una particina. La futura ‘stella’ è ancora così poco nota da non meritare il suo nome sulla locandina originale. Divenuta poi celebre, tutti i manifesti pubblicitari dei film con la sua partecipazione vengono rieditati e il suo nome avrà lo stesso rilievo del protagonista, a cominciare dal suo primo film Una notte sui "s4"tetti interpretato dai fratelli Marx. Sulla nuova locandina di Giungla d’asfalto, invece, il nome di Marilyn Monroe non solo è posto prima di Sterling Hayden ma è anche più grande.

Ma torniamo al film. Giungla d’asfalto racconta di una rapina in una gioielleria finita tragicamente per i sette rapinatori che vengono tutti uccisi. Sceneggiato dallo stesso Huston, il film è realizzato con un ritmo così incalzante che quando cerchi di collegare i fili della storia è già finito. "Una cruda vicenda, narrata con freddo e spietato realismo, con personaggi analizzati con un’indagine psicologia serrata. Il film balza vivo e possente, ricco d’intensa drammaticità e di acuta tensione, un’opera eccellente e al tempo stesso audace e coraggiosa, un film che intenzionalmente mette a nudo alcuni aspetti dell’animo umano e li denuncia nell’intento di recare un contributo alla società" si legge nella recensione di Virgintino. Un noir da antologia, un gangster-movie memorabile in cui Huston ripropone personaggi votati alla sconfitta, vittima dell’avidità umana, dall’imponderabile e dall’imprevisto sempre in agguato. A Sam Jaff, un caratterista non comune nel cinema americano, che interpreta il ruolo del ‘professore’, il cervello della banda dei rapinatori, la mostra veneziana del 10 settembre 1951 gli assegna il Nastro d’Argento quale miglior attore."s3"

Il 20 aprile il cinema Impero presenta Luci del varietà un film di Alberto Lattuada e Federico Fellini poco apprezzato dal pubblico dell’epoca ma, rivisto negli anni successivi e più tardi nei cinema d’essai, potrebbe considerarsi alla pari di Viale del tramonto e di Giungla d’asfalto insieme dal momento che il film italiano li contiene entrambi sia per la trasposizione cinematografica della vita degli attori dell’avanspettacolo, in cerca di un pezzo di gloria come tutti, sia per la magnifica, grande varietà e professionalità dei caratteristi italiani non inferiori ai colleghi d’oltre oceano ingaggiati a suon di dollari da Wilder e da Huston. Né il livello dei due registi americani è superiore a Federico Fellini e Alberto Lattuada. Al contrario, considerate le condizioni delle produzioni italiane: i due film americani godono dell’apporto economico della Paramount e della MGM, Luci del varietà ‘gode’ dei risparmi dei registi e di tutti i componenti del cast che formano una cooperativa per realizzarlo insieme a molte cambiali firmate da Alberto Lattuada per far fronte alle spese fuori bilancio e sanare i debiti non coperti per gli ‘incassi fiacchi’.