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"v"Prosegue la rubrica domenicale "Storie di film e dintorni" a cura di Nicola Mascellaro. Ogni settimana un nuovo episodio che completa il grande racconto di quello che negli anni ha rappresentato la settima arte come fenomeno culturale e sociale. Dove eravamo rimasti?

Il film è Viale del tramonto, sullo schermo del Margherita il 31 marzo, diretto da Billy Wilder, autore di altri film denuncia indimenticabili, ed interpretato da una vera, matura ‘stella’ del cinema muto, Gloria Swanson e dal giovane promettente William Holden.

L’opera racconta di una grande attrice del passato che non si rassegna al declino fisico e professionale, "io sono grande, è il cinema che è diventato piccolo", e per dimostrarlo scrive un libro che affida ad un giovane scenografo fallito e squattrinato, Holden, che diventerà il suo amante: vuole da lui un copione per realizzare un film che vedrà il trionfale ritorno sullo schermo dell’ex stella del muto. Un sogno, un’illusione che il regista Billy Wilder, l’alchimista magico del film, trasforma in una severa denuncia del mondo hollywoodiano. Sunset Boulevard, Viale del tramonto, è una strada sulla collina di Hollywood, un tempo abitata da gente modesta dove, nata l’industria del cinema, viene colonizzata da molti divi che vi hanno costruito ville favolose fin dagli anni Venti conducendo una vita stravagante, circondati dal lusso e dai ricordi della loro passata gloria. L’idea, dunque, di rievocare l’ambiente ed il mondo del cinema degli anni Venti e Trenta, diventa un copione scritto dallo stesso Wilder e dall’amico collaboratore Charles Brackett. Presentato alla Paramount nel 1948, dopo una scorsa e via, i dirigenti della casa cinematografica danno l’assenso a procedere. Ma un inatteso contrattempo ritarda la produzione: la ricerca dei protagonisti risulterà più elaborata di quanto ci si aspettasse.

Bisognava trovare un’attrice degli anni Venti che fosse disposta ad accettare il ruolo di una"v2" star di mezza età un po’ svampita che manteneva un gigolò. Furono interpellati Mae West, Pola Negri, Norma Shearer, Greta Garbo e Mary Pickford. Tutte, chi per un motivo chi per altro, rifiutarono. Alcune si dissero offese dell’offerta. La Pickford ritenne la proposta un insulto. Infine venne fuori il nome di Gloria Swanson che mostrava più dei suoi 51 anni, il tempo era stato inclemente con lei. L’ultimo film, appena mediocre, l’aveva girato nel 1941. Vivacchiava con piccole cose fra radio e televisione ed era desiderosa di avere un’altra occasione nel cinema: non era mai riuscita a superare la transizione dal muto al sonoro. La Swanson era perfetta nel ruolo di una diva del muto che viveva di ricordi, ma lei sembrava poco interessata ad un ritorno sullo schermo per quell’odioso ruolo della mantenuta di un gigolò. Tuttavia non nascose di sentirsi lusingata e intrigata. Un mezzo sì, insomma, ma i dirigenti della Paramount stavano per rovinare tutto, le chiesero un provino e l’attrice, indispettita, rifiutò: "ho girato venti film con loro, anzi, senza le mie pellicole la Paramount non esisterebbe" disse risentita al regista George Cukor che all’epoca era un supervisore artistico della Paramount.

Cukor, invece, che aveva visto e letto il copione, rispose: "il ruolo che ti propongono in questo film potrebbe darti gloria eterna nella storia del cinema. Perciò, se ti chiedono di "v3"fare dieci provini, tu farai dieci provini altrimenti verrò io personalmente ad ucciderti". Acquisito l’ingaggio di Gloria Swanson, restava da trovare il protagonista maschile che si rivelò altrettanto difficile. Anche in questo caso viene consultato l’emergente Marlon Brando, il non più giovane Fred Mac Murray e l’enigmatico Montgomery Clift. Tutti allo stesso modo offesi, come le dive, di dover assumere il ruolo di un gigolò. Sarà la Paramount a tagliare la testa al toro: scelse il primo dei suoi giovani attori sotto contratto e l’assegnò d’imperio alla produzione. Il giovanotto era William Holden che aveva appena finito di girare la brillante commedia Nata ieri, il 3 novembre al cinema Impero, accanto alla scatenata Judy Holliday che per quel film vince l’Oscar quale miglior attrice protagonista ‘soffiandolo’ alla Swanson candidata allo stesso Oscar per Viale del tramonto.

Finalmente, dunque, si poteva cominciare a girare.

"Si è visto un film fuori dall’ordinario, uno di quei film che per molto tempo capiterà di citare. Questa volta Hollywood ha colto nel segno – dirà Virgintino nella sua recensione -. Ha colto nel segno malinconicamente, osservandosi e mostrando due Hollywood, la vecchia e la nuova, due mondi completamente diversi e fatalmente legati al tempo: il primo dal sapore di muffa e di museo, l’altro febbrilmente inquieto, specchio fedele della nostra società"."v4"

Viale del tramonto viene presentato in anteprima in forma privata ad Hollywood nel gennaio del 1950 agli operatori del settore e ad alcuni attori e produttori delle Major. A luci accese, dopo la parola fine, la maggior parte degli invitati è ammutolita, non sapevano bene se applaudire o fischiare. Perplessi, non capivano a quale genere associarlo, avevano giudizi contrastanti. Così, mentre Barbara Stanwyck s’inginocchia davanti alla Swanson, le prende l’orlo della gonna, lo bacia e le mormora: "sei stata magnifica!", in un altro angolo della sala Louis B. Mayer, il presidente della MGM, inveisce contro Billy Wilder: "dovrebbe vergognarsi, non si sputa nel piatto in cui si mangia. Avrebbe fatto meglio a restare in Germania".