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"pe"Il suo significato è nascosto tutto lì, nel suo titolo: “Play and play”… non è una casuale ripetizione, ma il senso del tutto.  Se si presta attenzione alla sua semantica Play non è solo suonare, ma anche recitare… giocare… E se a recitare e giocare è proprio il corpo, allora la danza prende vita nel suo senso più alto e più puro.

Gli incantevoli ballerini della Arnie Zane Company sono riusciti a tenere tutto il pubblico del Teatro Petruzzelli legato a loro in un unico respiro per circa due ore, in un susseguirsi di fluidi movimenti in cui la faceva da padrone lo stile relaise, intrecciato sapientemente a linee che hanno lasciato chiaramente affiorare l’impeccabile tecnica del gruppo e a ritornelli di “fermo immagine” pronti a creare bellissimi quadri in scena, durante i quali il suono degli archi dal vivo è emerso più impetuoso.

L’importanza di portare la concentrazione dello spettatore sul movimento è ben evidente in “Spent days out yonders” in cui a parlare sono, in particolare, le schiene e le braccia dei danzatori che creano passaggi solo all’apparenza semplici e naturali e scorrono tra chiaro-scuri in alternanza fra primo e secondo piano.

Nel gran finale, D-man in the waters, riesce a trascinare tutti nella sua “celebrazione alla vita” che inneggia alla capacità dello spirito umano a reagire al brutto, al funesto o negativo che sia… si lotta, si cade e ci si rialza… in un’assonanza continua tra musica e corpo…Play and play… appunto!