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"f3"Continua il Bif&st 2016 tra proiezioni, incontri, laboratori ed approfondimenti. Una delle costanti che accompagna il festival del cinema barese dalla sua edizione zero è l’imperdibile appuntamento con le cosiddette “Masterclass”, delle vere e proprie lezioni di cinema tenute da nomi autorevoli della settima arte pronti a condividere con il pubblico la propria personale esperienza, raccontando aneddoti ed episodi legati alle fasi di lavorazione.

Lo spettatore quando va al cinema si accomoda sulla sua poltroncina e sa che per quelle due ore – o poco più – dovrà solo godersi lo spettacolo. Quello che ha dinanzi a sé è il prodotto finito ma quanto lavoro c’è dietro quella pellicola? È da questa domanda che prendono il “la” le Masterclass del Bari International Film Festival, quest’anno nel segno del ricordo di Marcello Mastroianni a cui la kermesse è stata dedicata. Ieri mattina, mercoledì 6 aprile, il Bif&st ha avuto il piacere di ospitare il regista Roberto Faenza sul palco del Teatro Petruzzelli dopo la proiezione del suo “Sostiene Pereira”. La conversazione con il cineasta, moderata da Marco Spagnoli, ha ripercosso molte delle vicende legate alla sua carriera, dando uno spazio di riguardo al ricordo che Faenza ha conservato di Mastroianni.

“Marcello secondo me non credeva di avere talento – ha sostenuto il regista –. Diceva di"f" essere stato fortunato, non ha mai avuto alcun atteggiamento di divismo, ecco perché per un regista era facile lavorare con lui”. Il ritratto di Mastroianni che prende forma dalle parole di Faenza è quello di un attore umile, quasi incosciente del suo potenziale, un compagnone, un amico sempre pronto a darsi da fare sul lavoro e per gli altri. Il pubblico è impallidito quando il regista ha parlato delle enormi difficoltà incontrate nel reperimento di fondi per la produzione di quel capolavoro che è “Sostiene Pereira”. Inizialmente, infatti, avrebbero dovuto ricevere un finanziamento da Cecchi Gori che si sarebbe poi tirato indietro non concorde con la scelta di Mastroianni nel ruolo di protagonista perché riteneva l’attore troppo in declino per assicurare il successo della pellicola. “Gori voleva un attore di ‘cassetta’, disse addirittura che Marcello portasse sfortuna perché non faceva film da anni – ha ammesso Faenza senza troppi giri di parole -. Ho sempre pensato che il cinema si divida in due mondi: quelli che fanno i film per fare i soldi e quelli che usano i soldi per fare i film e sono felice di appartenere a quest’ultima categoria. La cosa che mi ha fatto ridere è che quando Marcello è morto, Cecchi Gori ha scritto sul Messaggero ‘è morto un grande amico’”.

"f2"Difficoltà a parte, Faenza ha ricordato anche la calorosa accoglienza riservata a Mastroianni dal pubblico portoghese durante le riprese. “In Portogallo era molto famoso, rimasi sorpreso dalla folla che gli si accalcava intorno. Credo che la gente abbia simpatizzato per lui perché era uno di noi, era un familiare”. Un grand’uomo, “una persona come poche” che dava sempre una mano a chi ne avesse bisogno, non è un caso che il regista abbia riconosciuto come maggiore qualità di Mastroianni proprio la sua generosità. Faenza ne ha riportato a galla anche il periodo più buio, quello della crisi nel passaggio dai 40 ai 60 anni durante cui l’attore fu messo da parte dalla cinematografia italiana per via dell’età. “Ha lasciato l’Italia ed è andato a vivere a Parigi. Marcello ha capito prima di noi i danni causati dalla televisione – ha sostenuto il cineasta -. Come poteva Mastroianni vedersi preferito ad attoruncoli resi famosi dalla tv? Era più facile per lui fare film fuori, così lasciò l’Italia”.

Uno sguardo al passato ed uno al futuro: Faenza ha fatto cenno anche al suo nuovo"f4" lungometraggio incentrato sul caso di Emanuela Orlandi, non sbottonandosi eccessivamente al riguardo. “La richiesta più assurda che mi sia stata fatta? ‘Non fare paura al potere’ proprio in merito a questo film a cui sto lavorando”. Tra una battuta e l’altra il regista ha espresso anche qualche commento sul pubblico presente, stupito del buon numero di persone in sala. “Quanta gente. Dovrebbero portare Bari a Roma”. E se lo dice un maestro come Faenza allora è proprio vero che questo Bif&st abbia tutte le carte in regola per crescere e diventare competitivo con i più importanti festival cinematografici d’Italia, trovando nel suo pubblico la forza maggiore. Il presidente Ettore Scola ne sarebbe felice.

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