Tempo di lettura: 4 minuti

"n"Nuovo appuntamento con la rubrica domenicale "Storie di film e dintorni". Dove eravamo rimasti?

L’unica cosa che i due attori hanno in comune è una robusta militanza sul palcoscenico. In definitiva, caratteri, personalità e professionalità per interpretare i coniugi avvocati, della difesa e dell’accusa del film, sono tagliati addosso a Spencer Tracy e Katharine Hepburn che ne fanno un film indimenticabile.

Nel corso dell’anno Spencer Tracy sarà presente nei cinematografi baresi con altre due pregevoli pellicole: Il padre della sposa, il 13 giugno al Margherita, e Papà diventa nonno il 12 ottobre allo stesso cinema. Tutti e due i film sono diretti e interpretati dallo stesso regista e dagli stessi attori: Vincent Minnelli, grandissimo regista di musical che con la maturità scopre la commedia; la giovane Liz Taylor, 18 anni, già protagonista di dieci film, e naturalmente Spencer Tracy "attore con una forza comunicativa raramente uguagliabile" scrive Virgintino che dei due film commenta: "un soggetto semplicissimo, ma è evidente che sceneggiatore, regista e attori si sono trovati in uno stato di grazia e hanno dato vita ad un lavoro divertente, garbato e scorrevole".

Un’altra ottima pellicola di gennaio è il quarto lavoro di Pietro Germi, il nuovo talento della cinematografia italiana, che porta sullo schermo dell’Impero Il cammino della speranza, una nuova, triste, eterna odissea dell’emigrazione meridionale. Germi, scrive Virgintino "è indubbiamente uno dei nostri migliori registi. La sua maniera di narrare, così lineare, incisiva e spontanea, con immagini dotate di alta carica espressiva. La sua felice intuizione nella costruzione psicologica dei personaggi e nella descrizione dell’ambiente, sono la prova migliore del suo temperamento che riesce a tramettere anche agli interpreti: Raf Vallone, Elena Varzi e l’ottimo Saro Urzì". Il 3 novembre Germi propone un secondo film La città si difende, la movimentata storia di una rapina finita tragicamente, e conferma la sua propensione al noir, ai gangster-story americani in salsa italiana. In tutti e due i film c’è lo zampino di Federico Fellini come sceneggiatore.

Qualche mese prima, l’11 maggio il cinema Umberto aveva presentato un nuovo noir del"n2" cinema italiano Il bivio, confezionato da Fernando Ceschio, regista poco noto ma con una lunga esperienza come documentarista e montatore. Interpretato da un ottimo Raf Vallone, attore molto apprezzato al suo quinto film da protagonista senza passare dalle fila delle comparse: da un magnifico Charles Vanel e dal sempre affidabile Saro Urzì. Il bivio, è ambientato nella regale Torino dove il capo di una banda di malviventi, non un gangster come si direbbe in America, s’infiltra nella polizia per organizzare o sventare l’intervento delle forze dell’ordine per le rapine della sua banda. Quando però comincia a vedere cadaveri da una parte e dall’altra, va in crisi. Si autodenuncia, ma prima di essere arrestato viene ucciso in uno scontro a fuoco proprio con la sua banda. È un ottimo film. Certo non ha il ritmo dei gangster-story americani, né i banditi hanno la grinta dei loro gangster: peccato che non abbia avuto il successo che meritava.

Tregua. Il 29 gennaio inizia il primo Festival della Canzone Italiana. Tre serate organizzate dal Casinò di Sanremo e trasmesse dalla RAI. La prima edizione è una manifestazione semplice, alla buona. Non è certa la partecipazione del pubblico in sala poiché il biglietto d’ingresso costa 1.500 lire più la consumazione, né si ha idea degli ascolti alla radio. All’epoca non c’era l’Auditel. Per il presentatore si è scelto Nunzio Filogamo, almeno lui amato dal pubblico della radio, con la sua flebile voce che annuncia "n3""amici vicini e lontani, dal Salone delle feste di Sanremo tramettiamo…". Le canzoni in gara sono 20 e i cantanti, che si esibiscono su un palco addobbato senza sfarzo, è praticamente arricchito dall’orchestra del maestro Cinico Angelini, sono solo 2: Nilla Pizzi e Achille Togliani più il Duo Fasano. Nel Salone prospiciente il palco sono stati sistemati tavolini per gli spettatori che con il prezzo del biglietto hanno diritto al voto, impostato in un’urna che il cameriere passa dopo ogni esibizione. Tutti bravi, ma vince la romanticissima Grazie dei fiori interpretata dalla calda voce di Nilla Pizzi. Incise tutte sul ‘piattone’ in vinile a 78 giri solo dalla Edizioni Cetra, che aveva i cantanti sotto contratto, arrivano sul mercato a tempo di record e venduti in centinaia di migliaia di copie anche all’estero dove vivevano migliaia di nostri connazionali.

Così, dopo la breve parentesi del Festival, per la gioia di mamme, nonne e sognanti ragazzine, la manifestazione canora all’epoca era al femminile, che eccezionalmente avevano avuto il permesso di restare in piedi fino alle 23.

La rubrica "Storie di film e dintorni" continua la prossima domenica.