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"nm2"Quando esce il film di Mario Camerini "Il brigante Musolino", quello vero, Giuseppe Musolino, è ancora vivo e vegeto. Muore il 22 gennaio 1956 dopo aver scontato 45 anni di reclusione nel carcere di Catanzaro. Il lavoro di Camerini non è lontano dalla vera storia del brigante diventato tale all’inizio del secolo scorso in Calabria.

Dopo una rissa Musolino è arrestato e incarcerato. Durante il processo alcuni prezzolati testimoni lo accusano di un omicidio che lui sostiene di non aver commesso. Condannato e incarcerato riesce ad evadere, si da alla macchia e si vendica uccidendo i suoi accusatori. Ma durante la lunga latitanza uccide diversi militi delle forze dell’ordine prima che torni nelle patrie galere. In tutto ha commesso 12 omicidi e in un nuovo processo è condannato all’ergastolo. Così è, più o meno, il film confezionato da Camerini dove, insieme ad un moderato verismo, non manca una fantasiosa storia d’amore. Ma è la forza interpretativa ed espressiva di un ‘nuovo’ Amedeo Nazzari che da al film una robustezza drammatica, di grande spessore. "Il brigante Musolino è un pregevole lavoro. Scabro, asciutto, vigoroso – scrive Virgintino – ricco di emotività, tensione e di sincera, vibrante umanità. Mirabilmente ritmato è simile ad un western. Anche in questo film come ne Il lupo della Sila accanto a Nazzari c’è la brava Silvana Mangano".

Passato dunque dalle vesti di attore elegante, fascinoso e avventuroso dell’anteguerra, lo chiamavano l’Errol Flynn di Cinecittà, Nazzari è riscoperto quale attore truce e drammatico da Alberto Lattuada ne "Il bandito", premiato a Venezia con il Nastro d’Argento quale miglior attore protagonista, eccolo nei panni di Musolino, di Fra Diavolo, nel film "Donne e briganti" di Mario Soldati, dove interpreta la parte del famoso capopopolo napoletano in lotta con i francesi invasori del Regno di Napoli; in"nm1" "Romanticismo", del regista esordiente Clemente Fragassi, veste il ruolo di un nobile che finge simpatia per gli austriaci ma in realtà è un affiliato della ‘Giovine Italia’. E ancora, in "Tradimento", torna a vestire i panni di un presunto omicida. Infine, a novembre, arriva sugli schermi italiani il terzo melodramma di Raffaello Matarazzo "I figli di nessuno" un film ancora una volta verista, che racconta un dramma vero, abbastanza diffuso. Dopo la guerra sorgono in Italia diversi orfanotrofi e molti, tanti ragazzi rinchiusi in quegl’istituti erano… figli di nessuno, figli di un amore contrastato, figli della ‘colpa’ si diceva. Con questa pellicola il gigantesco sardo e la florida Yvonne Sanson chiudono un ciclo in bellezza facendo l’en plein: successo internazionale, record d’incassi e fortuna della Titanus che ha prodotto e distribuito il film.

Lo stesso giorno in cui il Cinema Impero proietta, il 5 gennaio, Il brigante Musolino, il Margherita mette sullo schermo "La costola di Adamo" considerato, ancora oggi, una delle cento commedie brillanti più belle nella storia del cinema di Hollywood. Diretto da George Cukor, grande maestro della sophisticated comedy, lo stesso regista che non è riuscito a portare a termine Via col vento, La costala di Adamo è interpretato da Spencer "nm3"Tracy e Katharine Hepburn, cioè la perfezione dei contrasti nella vita come nella finzione cinematografica dei due grandi attori. Il film si svolge nell’aula di un tribunale. È un processo fra marito e moglie dove il primo sostiene di aver subito un tentativo di omicidio da parte della moglie che ribatte di aver subito gravi maltrattamenti. Una storia che precorre i tempi di sessant’anni, perciò il film è godibile ancora oggi, grazie al perfetto ingranaggio che ha coinvolto tutti i protagonisti.

Cominciamo dal regista: Cukor è figlio di un magistrato e lui stesso, da giovane, è avviato alla professione forense; i due protagonisti, invece, gli attori Tracy ed Hepburn, non potrebbero essere più diversi fra loro e allo stesso tempo più complementari. Gli autori del libro e della sceneggiatura, poi, sono anch’essi marito e moglie, ed entrambi avvocati, come nel film. Un’equipe migliore di così, per questa magnifica commedia, non era pensabile.

I protagonisti: lui, Tracy, è basso, tarchiato, mite e generoso. È l’immagine personificata dell’uomo tranquillo e bonario; lei, Katharine Hepburn, è una donna alta più della media, energica, ambiziosa, aggressiva e altezzosa ai limiti dell’arroganza. Lui appartiene alla media borghesia americana, ma non è mai arrivato all’Università; lei, è laureata, appartiene ad una famiglia ricca affatto conservatrice; lui è cattolico, lei è un’atea"nm4" dichiarata. Lui si sposa a 23 anni, vive da diverso tempo separato dalla moglie e rifiuta di divorziare a causa della sua fede; lei si sposa a 17 anni, divorzia dopo 6 e conduce un’intensa vita sentimentale finché non incontra Tracy, nel 1942, sul set del film "La donna del giorno".

Non si frequentavano perché entrambi riservati e discreti si tenevano alla larga dal circo mediatico di Hollywood. La loro conoscenza è solo professionale, Tracy aveva già vinto due Oscar, la Hepburn uno. Quando s’incontrano lui è considerato il più grande attore degli anni Quaranta, di lei il regista Frank Capra, che l’anno prima l’aveva avuta come protagonista nel film "Lo stato dell’Unione", dirà: "ci sono donne e donne, poi c’è Kate; ci sono attrici e attrici, poi c’è la Hepburn".