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"sf2"Nuovo capitolo della rubrica domenicale "Storie di film e dintorni". Dove eravamo rimasti?

Ne L’amante indiana, che Virgintino definisce "impetuoso, passionale, travolgente", il temibile capo degli Apaches, il bellicoso Kociss, è interpretato da un irriconoscibile Jeff Chandler che nasconde sotto i lunghi capelli di una parrucca, i suoi folti capelli… bianchi, incanutiti precocemente. Di tutt’altra natura Winchester 73 diretto da Anthony Mann dove la storia di un famoso fucile, da cui il film prende il nome, è solo un pretesto per caratterizzare una serie di personaggi introdotti in un ambiente selvaggio, segnato dalla violenza degli uomini. Se non ci fosse infatti un fucile a ‘legare’ i personaggi che il protagonista affronta di volta in volta, per recuperare il fucile rubatogli, il film potrebbe anche essere un genere a episodi in cui il luogo, lo spazio, il West è sottolineato con un rigore classico dal sapiente uso della pellicola in bianconero. Con Winchester 73 Anthony Mann esce da un lungo anonimato trascorso in diverse esperienze nel ‘circo’ di Hollywood e consolida un’amicizia di vecchia data con James Stewart che il regista avrà come protagonista in altre 5 pellicole contribuendo non poco ad accreditare all’amico la fama di ‘grande specialista di western’ alla strenua di John Ford.

Resta comunque fuori discussione che il successo delle due pellicole è da ascriversi a James Stewart, non solo per la sua istrionica capacità d’interpretare personaggi tanto diversi tra loro: dall’affabile, istintivo e generoso nei film di Frank Capra, al cow boy impacciato, rude e onesto dei western di Anthony Mann. È Stewart che gli spettatori italiani e americani ammirano e vanno a vedere, piace per la sua schietta recitazione, il suo modo semplice di porsi anche nelle situazioni più complicate. Gli americani lo amano perché rappresenta uno di loro, un bravo ragazzo che ha studiato fino a laurearsi in architettura scegliendo poi la sua strada iniziando dal basso, dai palcoscenici dei teatri di"sf1" Broadway dove ha incontrato Anthony Mann, fondato con lui una compagnia viaggiante e passare infine al cinema imponendosi abbastanza velocemente all’attenzione di produttori e registi.

Ieri, il protagonista o l’attrice principale facevano la fortuna di un film. Oggi, non basta più. Lo spettatore medio si è acculturato, è diventato più esigente e quando va al cinema vuole sapere il nome del produttore, del regista e solo dopo guarda ai protagonisti. Anche in Winchester 73 ci sono, oltre alla brava e affermata Shelley Winters, due esordienti: Rock Hudson, che si nasconde, anche lui come Jeff Chandler, sotto i panni di uno statuario pellerossa, e lo scanzonato Tony Curtis appena uscito da un’altra piccola apparizione nel film Francis, il mulo parlante"Narrato con essenziale immediatezza d’immagini, chiara semplicità e accuratezza, Winchester 73 – scrive il nostro recensore – è un lavoro di ben altra levatura da una semplice variazione western. Solidamente costruito e ricco di emotività, alcuni brani sono di una potenza espressiva come poche volte e dato di vedere. Inoltre vi aleggia un’ansia vibrante, un’atmosfera d’incubo e di attesa che aumenta la tensione drammatica così che l’interesse spettacolare è sempre efficacemente sostenuto sino al finale". Insomma il cinema di Hollywood, la commedia sentimentale, i musical, i film polizieschi, i noir, i western amati dai maschietti, grandi e piccini, vanno bene, sono magnifiche pellicole d’intrattenimento, ma se lo spettatore vuole qualcosa in cui riconoscersi, la cinematografia italiana è ormai in grado di soddisfare le esigenze del pubblico con opere di ottimo livello di tutti i generi.

"sf3"La crisi, la sudditanza al cinema americano è ormai alle spalle, registi e attori di vecchia e nuova generazione sono in grado di camminare con le proprie gambe. Neppure i produttori mancano, anzi, il settore è affollato. In tanti hanno compreso che con il cinema si possono fare enormi profitti anche a breve termine, specie se il prodotto è popolare e italianissimo come il melodramma, i film ‘rivistaioli’, le ‘napoletanate’ come chiamano in modo sprezzante i film napoletani i tanti recensori lontani dalla realtà in cui vive il Paese in generale. Ma per onestà non è giusto fare di tutta l’erba un fascio specie quando una pellicola è confezionata da registi e attori ‘attenti’ e di grande esperienza come Mario Camerini e Amedeo Nazzari l’attore più esperto del cinema italiano, l’attore più pagato che c’invidiano molti produttori stranieri e che quest’anno è protagonista di ben sei pellicole alla stregua di James Stewart e John Wayne in America. Nazzari inizia la sua personale esibizione con il film Il brigante Musolino il 5 gennaio al Cinema Impero e termina con I figli di nessuno il 21 novembre al Galleria."sf4" Pellicole ampiamente snobbate dai critici nostrani, tranne da Piero Virgintino che non è secondo a nessuno per esperienza e competenza, e non di meno sono tutte pellicole che attirano un’enorme affluenza di pubblico.

Tra il primo e l’ultimo film ci sono: Donne e briganti, Romanticismo, Tradimento e Lebbra bianca uno dei primi film di denuncia sull’uso degli stupefacenti. Sono opere in cui Amedeo Nazzari interpreta con grande efficacia figure umane, segnate dal destino e tragicamente vere in cui l’amore, l’uomo non è mai sconfitto, un segno che si evince dalle magnifiche prove dell’attore sardo.

La rubrica "Storie di film e dintorni" vi aspetta domenica prossima con un nuovo episodio.