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"v1"1951. Iniziamo da questa puntata a raccontarvi il cinema, quella serie di immagini che, messe insieme una dopo l’altra e fatte girare vertiginosamente, fanno ‘il film’. Tutto qui? No, come in ogni storia, c’è un prima, un durante, un dopo. Noi questi tre tempi vogliamo raccontarvi senza… escludere il film!

Quando, una fredda sera di febbraio, usciti dall’elegante Cinema Oriente dove si è rimasti incollati alla poltroncina quattro ore per assistere alla proiezione del film Via col vento, non si è ancora certi se siamo veramente ‘fuori’ dal cinema e dallo straordinario spettacolo appena visto tanto siamo emotivamente colpiti, abbacinati da quel fantastico, ricco spettacolo di immagini, colori, suoni e luci. Si ha ancora l’impressione di avere negli occhi, di vedere quelle scene che hanno fatto vibrare ogni sentimento del tuo essere, trascinandoti nella storia che il film ha raccontato, facendoti soffrire e commuovere fino alle lacrime.

Quando, uscito dall’elegante Cinema Oriente, dopo aver pagato 400 lire per lo spettacolo delle 16 o 450 per quello delle 21, tre volte il costo di un normale biglietto, realizzi che tutti i film che hai visto prima di Via col vento, ancorché belli, ottimi, interessanti esempi di cinema e spettacolo, dimentichi la spesa: nessun film ti ha entusiasmato così tanto da proporti di rivederlo.

Nel tempo, poi, ho appagato quel desiderio una, due, dieci volte nel corso degli anni, con l’avvento della Tv, ti rendi conto di provare le stesse emozioni della prima volta, le stesse sensazioni e meraviglie anche per i tanti, piccoli dettagli, sfumature e sbavature che ti sono"v5" sfuggite in precedenza e proposti poi da decine di ‘contributi speciali’ realizzati per magnificare Via col vento mostrando le innovazioni, le difficoltà tecniche che la produzione ha dovuto affrontare per risolvere e rendere il film un capolavoro assoluto, un’opera di alto valore artistico per un film prodotto nel 1939.

Gli autori hanno confezionato un’opera "quasi costantemente vibratile in cui la tensione, per quanto prolungata e drammatica, non stanca mai. Il film non tocca i vertici dell’arte, ma è pur sempre un’opera eccezionale, da vedere, un lavoro che si afferma con l’imponenza dei suoi valori cinematografici. Eccelle, fra tutti gli interpreti, Vivien Leigh, la quale ha mirabilmente creato un personaggio vivo e umano, una indimenticabile Rossella affiancata splendidamente da Clark Gable" scrive Virgintino nella sua recensione.

Tratto dall’omonimo libro della scrittrice americana Margareth Mitchell, nata ad Atlanta nel 1900, nel 1926 la giovane scrittrice abbandona il giornalismo e comincia a dedicarsi alla composizione di una storia che ha in mente da qualche tempo e che la terrà impegnata per un decennio. Il libro è un voluminoso romanzo storico di 1037 pagine dal titolo Via col vento nelle librerie americane dal 1936. In breve tempo il volume diventa il successo editoriale dell’anno: in un mese ha venduto 180.000 copie attirando l’attenzione delle grandi case cinematografiche hollywoodiane, sempre a caccia di storie da tradurre in "v3"film che appassionano il grande pubblico. Molte però rinunciano: il costo dei diritti per la trasposizione cinematografica è proibitivo e la storia che il libro racconta è troppo complessa.

L’acquista, invece, un giovane ambizioso e ostinato produttore indipendente, David Selznick, di due anni più giovane della scrittrice, seriamente intenzionato a farne un film. Ma l’opera che ha in mente lui non può realizzarla da solo. Si rivolge alla Warner Bros che declina l’offerta: ‘troppo difficile da tradurre in immagini’. È costretto allora a parlarne con il suocero, Louis B. Mayer, il potente presidente della Metro Goldwyn Mayer. Egli pure lo consiglia di rinunciare: ‘non è fattibile e i film sulla guerra di secessione non funzionano’. Ma il patron della Metro sa anche che il ragazzo è caparbio e capace di qualunque impresa. Del resto un suo film, È nata una stella, ha appena vinto due premi Oscar. Selznick, infatti, è deciso a produrlo in proprio. Così, alla fine, sia pure a malincuore, il suocero si convince e raggiungono un accordo.

Le riprese del film iniziano nel dicembre del 1938. C’è la troupe, i tecnici, lo staff al completo: sceneggiatori, registi, attori, comparse, un esercito di addetti ai lavori e, incredibile ma vero, ancora non c’è la protagonista principale, Rossella. L’hanno cercata"v4" per mesi, hanno fatto centinaia di provini fra le stelle di Hollywood ed aspiranti attrici in tutto il Paese, ma niente, nessuna che fosse ‘quella’ Rossella che voleva Selznick. Anche con l’interprete maschile il produttore ha avuto qualche difficoltà. Aveva offerto la parte di Rhett a Gary Cooper, ma questi aveva rifiutato, era certo che il film sarebbe stato un fallimento. Il suocero allora gli suggerisce d’interpellare Clark Gable il quale non solo era libero, ma aveva bisogno di denaro per divorziare dalla sua seconda moglie Ria Langham. E comunque un sondaggio pubblico rivela che gli spettatori avrebbero preferito Clark Gable a Gary Cooper.

La rubrica "Storie di film e dintorni" continua la prossima domenica…