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"c1"Dopo tanto girare per ristoranti gourmet, trattorie, pizzerie, per diletto o per lavoro, capita ogni tanto di voler fare qualcosa di diverso.

Incuriosito dalla proposta del Tati Risto Art, ex Dolce Vita, storico locale barese dove sono passati i più importanti nomi del cabaret nazionale, ho voluto partecipare ad una cena con delitto, organizzata dalla società “Fallo… con noi” di Francesco Fraddosio e Luciana Bottalico, specializzata nella realizzazione di questo tipo di serate ma anche di pacchetti turistici, week end, feste, meeting di lavoro e eventi in genere.

Da molti anni non mi capitava di entrare nel Tatì, che ha visto l’inizio della carriera di molti attori baresi divenuti molto noti nel panorama nazionale, tra cui spicca il nome di Emilio Solfrizzi che, all’epoca, faceva impazzire dal ridere con le gag del duo comico Toti e Tata, insieme ad Antonio Stornaiolo, attore presente in importanti sceneggiati tv come quello sulla storia di Domenico Modugno, in cui interpretava il padre del grande cantautore pugliese, ma anche al fianco di Renzo Arbore in un programma di alcuni anni fa. Negli anni ci sono passati in tanti: Renato Pozzetto, Aldo e Giovanni (non c’era ancora Giacomo), e tantissimi altri comici di Zelig e Colorado Cafè; un locale che rimane un vero punto di riferimento per la cultura barese.

Qualche giorno fa, quindi, ho partecipato con soddisfazione a “Chi ha ucciso il"c2" maggiordomo?”, per passare una serata diversa in compagnia, con amici, ma anche familiarizzando con i commensali degli altri tavoli. Cucina semplice, ovviamente, proprio per dare maggiore risalto e per integrare i tempi tecnici del racconto, che, alla fine, porta alla soluzione del giallo, seppure con non poche difficoltà. Gli attori si integrano e interagiscono con il pubblico raccontando una storia intricata, finché un urlo richiama la nostra attenzione su un corpo esanime disteso sul pavimento. A questo punto, continuando a seguire gli attori, bisogna cercare di capire chi è il colpevole, analizzando indizi, prove e moventi. Così, a fine cena, ogni squadra, di solito formata dai componenti del tavolo, scrive su un foglio la propria soluzione.

Ci ho provato anch’io, senza riuscire a capire chi tra i sospettati aveva ucciso il maggiordomo ma divertendomi e passando una serata piacevole e, al tempo stesso tranquilla e in ottima compagnia.

“Ma non si rischia di esaurire tutto l’interesse in una serata – chiedo all’organizzatore – perché visto un delitto è come averli visti tutti?”

“No – mi risponde Fraddosio –  i gialli sono sempre diversi, non facili da risolvere e tutti molto divertenti”.

E a giudicare dalla presenza di tanti estimatori del genere, evidentemente è proprio così.