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"s2"Può un uomo che ha fatto una scelta orribile, quella di diventare il membro di un Sonderkommando, trovare nell’inferno di un campo di concentramento, dove collabora con i nazisti contro gli appartenenti al suo stesso popolo, un briciolo di inaspettata umanità? È quello che accade ne ‘Il figlio di Saul‘, film ungherese di Laszlo Nemes, Grand Prix a Cannes, Golden Globe come miglior film straniero e in corsa per gli Oscar, in sala da oggi, 21 gennaio, con Teodora.

Un film, quello di Nemes, girato ossessivamente con quasi sempre al centro il viso e la nuca del protagonista Saul (Geza Rohrig), mentre sullo sfondo si intravedono le immagini sfumate degli orrori. Uomini e donne accompagnati nelle docce della morte, i cadaveri da trasportare e poi ancora lavare i pavimenti pieni della paura dei condannati. Ma Saul ha una faccia di pietra su cui non traspare nulla, nessun sentimento. Fino a quando tra i corpi"s1" che sta raccogliendo vede quello morto del figlio adolescente. Da qui per lui una sola ossessione: quella di seppellire quel corpo secondo la cultura ebraica, ovvero con l’ausilio di un rabbino. Un’impresa quasi impossibile che vive nella testa di Saul come una malattia cronica. Tra i suoi mille compiti e tra le urla ossessive delle vittime e dei carnefici, Saul riuscirà a compiere molti passi verso il suo progetto. E questo mettendo a rischio anche la voglia di fuga dei suoi stessi compagni.

Il film è tratto dal romanzo ‘Des voix sous la cendre‘, anche conosciuto come ‘Roelaux d’Auschwitz‘, in cui appunto c’è ben descritta tutta l’organizzazione del lavoro dei Sonderkommando e la loro ribellione avvenuta nel 1944 quando ormai i russi erano alle porte. I Sonderkommando erano deportati scelti dalle Ss per accompagnare gli ebrei fino alle camere a gas e poi estrarre i cadaveri, bruciarli e pulire il tutto. Durante la loro missione beneficiavano di un trattamento di favore, come una relativa libertà di "s"movimento nei campi e miglior trattamento in quanto a cibo. Ma dopo quattro mesi in genere erano eliminati proprio come le vittime che erano abituati ad accompagnare alla morte.

Laszlo Nemes, già conosciuto nel circuito dei festival per una serie di cortometraggi premiati in tutto il mondo (With a Little Patience, The Counterpart, The Gentleman Takes His Leave) ha scritto la sceneggiatura insieme a Clara Royer ed ha avuto una parte della famiglia assassinata ad Auschwitz.