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"fo1""Quando sono stato invitato a partecipare a questo importante  progetto, il fuoco della Fòcara mi ha fatto immediatamente  pensare a qualcosa che fosse un segno forte contro tutto quello che divide, rende nemici, ostacola e definisce in forme precise sentimenti e idee che invece travalicano e sconfinano da ogni idea di limite. Oggi, dopo quanto è successo in Francia, il mio progetto per la Fòcara vuole anche essere un gesto seppur minimo ma sentito di profonda commozione e partecipazione per un qualcosa di terribile che rende inquieto ma ancora più fragile il nostro presente. Il nostro bisogno di unione, di solidarietà e rispetto dell’altro divengono ancora più urgenti. Siamo tutti vicini alle vittime delle vicende che hanno colpito la Francia e siamo tutti  in lutto in questi giorni. Nel rogo simbolico di tutte le bandiere del mondo io vedo partire dalla gente di Novoli un nobile messaggio di libertà e condivisione".

Queste le parole con cui l’artista Gianfranco Baruchello ha commentato la sua partecipazione alla Fòcara di Novoli 2016, curata e dalla direzione artistica di Giacomo Zaza. Infatti, in occasione della festa ultracentenaria di devozione a Sant’Antonio Abate, santo patrono di Novoli, l’artista Baruchello dialogherà con la struttura monumentale del falò (fòcara) la cui accensione è prevista per la sera del sedici gennaio, vigilia della ricorrenza del Santo. Il suo intervento è progettato in modo esclusivo appositamente per la "festa del fuoco".

Baruchello ha pensato ad un intervento/azione scandito in due atti che entra in simbiosi con la composizione simbolico-ritualistica della Fòcara di Novoli. Il primo atto sarà caratterizzato da una sorta di “Gran Gala di Bandiere”, una collezione di oltre cinquanta bandiere che un gruppo di ragazzi di Novoli, guidato dal maestro costruttore, innalzeranno attorno alla pira monumentale come gesto di solennità. In seguito, il secondo atto vedrà le singole bandiere arrotolate intorno alla loro asta e introdotte dai ragazzi nel cerchio inferiore della struttura fatta in fascine di tralci di vite. La Fòcara dunque assimilerà le bandiere di una moltitudine di stati: dalle piccole comunità sperdute nell’Oceano o da recenti nazioni indipendenti, ai veterani Stati europei. Le bandiere arrotolate sembreranno dei messaggi di “riconciliazione” tra nazioni che entreranno dentro il corpo sensibile del falò.

Baruchello intende metaforicamente superare i confini identitari nazionali e rivendicare il"fo2" valore puro del legame con l’altro, con la comunità e più in generale con la specie umana. Il falò con le bandiere al suo interno rappresenta simbolicamente un fuoco che ci purifica dai recinti della disintegrazione sociale, dalle corruzioni e dalle violenze che si scatenano nel mezzo dei confini nazionali. Intende spostarsi al di là della bandiera quale esaltazione nazionale – ovvero il prestigio politico e morale di un territorio – e varcare le soglie della libertà di pensiero, un pensiero che sconfina in un momento rigenerativo come quello della Fòcara in onore di Sant’Antonio, liberatore dal male e dalla malvagità. Qui Baruchello non si limita a osannare la polifonia dell’evento devozionale, ma si impegna ad aumentare la portata simbolica dell’imperativo comunitario che soggiace allo svolgimento della Festa del Santo. Da questa intenzione fa partire una riflessione sul carattere “autentico” della solidarietà e della responsabilità del popolo intorno ad un grande falò di tradizione ultracentenaria. Lungo questo orizzonte l’artista ci invita a superare l’indebolimento che affligge le collettività attuali, sottomesse alla burocratizzazione delle organizzazioni e ad una investitura sociale anonima.

Il falò di Novoli arricchito delle bandiere dei popoli del mondo esalta la libertà di espressione e la rivitalizzazione culturale, avvertendo che l’identità nazionale non può essere costruita artificialmente da confini imposti, nonché da una mappa di convenzioni, ma deve essere acquisita sempre come elemento naturale, ovvero come abitudine umana a instaurare legami con le persone ed input energetici tra le persone. Con Baruchello il rituale del ciclo stagionale della Fòcara incorpora il profilo moderno, storiografico e sociologico della valorizzazione etica di un umanesimo tollerante, che  lascia riaffermare le figure universali della trascendenza: la natura, Dio, la Storia. Parafrasando Walker Connor, l’individuo si connette con gli elementi materiali e immateriali del suo territorio, che diventa territorio “transnazionale”. Il falò “interpretato” da Baruchello conduce al superamento delle differenze e dei fanatismi (non soltanto nazionalistici). È un rito che suscita in noi “stati d’animo” e motivazioni, pulsioni ed emanazioni, mettendo in gioco una condizione di “effervescenza collettiva” (Durkheim) enfatizzata da atti di solennità e di euforia condivisa.

La pratica artistica di Baruchello è una ricerca sperimentale che adopera l’installazione, l’assemblaggio, il disegno, il film, la fotografia e il sonoro. Dai primi anni sessanta l’artista stringe relazioni con scrittori, filosofi e artisti – ad esempio Marcel Duchamp, Italo Calvino, Jean-François Lyotard – con cui condivide l’idea che l’arte è una forma di fede in grado di trascendere il significato degli oggetti e delle attività di tutti i giorni. Questo concetto è dietro uno dei suoi progetti più ambiziosi, l’Agricola Cornelia S.p.A. (1973-1981), una vera fattoria sulle colline che circondano Roma, perfettamente funzionante, gestita dall’artista come una opera d’arte totale. Passando dall’agricoltura e dai suoi strumenti, Baruchello si sposta anche verso l’economia e le forme di analisi critica della società dei consumi, nonché verso l’orizzonte infinito della Biblioteca e dei Saperi. Sulle orme di Jorge Luis Borges, progetta realtà parallele dove si incontrano architetture domestiche immaginarie (ad esempio il ciclo L’altra casa, 1979) che dichiarano la libertà di uno spazio del molteplice.

 

Il “nuovo corpo” di Regina José Galindo per la Fòcara – 16 gennaio 2016

"fo3"Nell’ambito della Fòcara 2016, durante i giorni della festa, sarà realizzata una azione in prima mondiale dell’artista internazionale Regina José Galindo con la comunità di Novoli, inerente al tema del fuoco rigeneratore e propiziatorio.

Regina José Galindo muove dalla visione sociale e storica del falò inteso come atto di vita e di purificazione, ma anche di anticorpo contro le avversità e la malignità. Guarda alla fede religiosa in virtù delle sue potenzialità rivoluzionarie e non sul versante “dogmatico” e controriformista, soffermandosi sulla forza  emancipatrice. Inoltre vede nel suo gesto un dichiarazione forte e presente che diventa una protezione contro i soprusi alle donne che ancor oggi sono perseguitate con false accuse, dove il dubbio è la ragione della condanna.

L’azione concepita dall’artista guatemalteca consiste nel costruire, in collaborazione con la gente di Novoli, un abito “difensivo” fatto di fascine intorno al corpo: il corpo stesso diventa la metafora del fuoco che combatte le persecuzioni alle donne, che allontana i linciaggi e i pregiudizi etici e morali. Un gruppo di volontari misti, uomini e donne, ricoprono di fascine Regina Galindo per una altezza totale di 2 metri. La Galindo diventa un corpo ieratico e austero, coperto da fascine di tralci di vite (simili a quelle della Fòcara). Si può leggere qui il senso di “nuovo corpo” per il superamento delle limitazioni corporali e psicologiche dell’individuo. Un micro corpo simbolico e vivente – formalmente vicino a quello della maestosa pira della Fòcara – che unisce l’essere straniero giunto dall’America Latina, l’altro “inglobato”, e nel quale sembrano celararsi le paure della nostra società, a volte divisa, antagonista e intollerante."fo4"

Il corpo della Galindo si immedesima nella Fòcara, ne assume i connotati per rappresentarne un monumento dalle parvenze ritualistiche, alla cui sommità sbuca la testa umana, volto del mito e del sacrifico. Pertanto il corpo come “fuoco”, omaggio indiscusso al falò, rianima le frontiere culturali decentrate, le minoranze e le diversità. La reincarnazione in corpo di fascine è la rinascita di un nuovo essere che rifiuta l’esclusione, i malesseri e le inquietudini più acute che si addensano nella trama sociale in cui viviamo.

Regina José Galindo si addentra nella sfera del dramma sociale e politico, nei territori delle discriminazioni di razza e di sesso, nei luoghi degli abusi derivanti dalle relazioni di potere. Rannicchiata nuda sul pavimento e spalmata di carbone, con le gambe piantate nella terra dentro un campo recintato insieme con alcune pecore, immobile mentre una scavatrice rimuove il terreno intorno a lei, la Galindo affronta il rischio fisico e psicologico, spingendosi oltre i propri limiti per indagare la vulnerabilità dell’essere umano, la paura, l’angoscia. La sua azione è una discussione aperta e incessante sulle disuguaglianze e le ingiustizie. Una azione realizzata in un’ottica di coinvolgimento totale, con la comunità e il pubblico che abitano il luogo.

Direzione artistica di Giacomo Zaza.