Tempo di lettura: 4 minuti

"t1"Il Teatro degli Orrori sceglie una serata di pioggia battente per la sua tappa in Puglia, a Bari, svoltasi venerdì 27 novembre presso il Demodè Club. Le avverse condizioni metereologiche non hanno intimidito il discreto numero di incalliti estimatori della band che non ha voluto mancare all’appuntamento con uno dei gruppi italiani più stimati dagli addetti ai lavori.

I sei componenti si fanno attendere giusto 40 minuti prima di dare inizio al loro live, il tempo perfetto per dar modo agli ultimi arrivati tra il pubblico di prender posto. Due ore piene di concerto frazionate in due atti, un primo dedicato esclusivamente all’esecuzione di tutte le tracce dell’ultimo album – l’omonimo “Il Teatro degli Orrori” uscito quest’anno per La Tempesta Dischi dopo cinque mesi di registrazioni in studio – e un secondo atto in cui ad alternarsi sono i brani manifesto dei precedenti tre dischi. In scena, sul palcoscenico, le immagini di rabbia sociale a cui danno forma le carismatiche doti interpretative del frontman Pierpaolo Capovilla e sostanza il robusto sound delle chitarre di Gionata Mirai e Marcello Batelli, il basso di Giulio Ragno Favero e la batteria di Francesco Valente impreziositi dal synth di Kole Laca.

Entrano in scena uno per volta. Nessuna luce ad illuminare il palco, la registrazione di un notiziario radio francese a riempire lo spazio sino all’ingresso di Capovilla sulle note"t3" imbestialite di Disinteressati e Indifferenti. L’esibizione inizia con il botto, la band sembra voler tenere fede a quanto annunciato dai loro social ad agosto in merito all’uscita del loro nuovo album: “Ne sentirete delle belle, e non vediamo l’ora di suonarvele per bene!”, avevano promesso. Ascoltandoli dal vivo è difficile non confermare le loro parole. In scaletta, dopo Disinteressati ed Indifferenti, tutte le undici restanti tracce dell’ultimo disco: La Paura, Cazzotti e Suppliche, Benzodiazepina, Lavorare Stanca, Genova, Una Donna, Il Lungo Sonno, Una Giornata al Sole, Bellissima, Sentimenti Inconfessabili sino a Slint, introdotta da un breve monologo di Capovilla sulle procedure del TSO – Trattamento Sanitario Obbligatorio -, quelle che il leader del Teatro degli Orrori definisce “un sequestro legalizzato”. Ad esser messa in discussione è la legittimità di poter trattenere un paziente, per via di presunte patologie psichiatriche, anche senza il suo consenso. Ed è contro queste lesive misure ai danni dei diritti umani che si schiera dichiaratamente Il Teatro degli Orrori, ci tiene a sottolineare Capovilla.

L’esecuzione di Slint recide la pausa tra il primo e il secondo atto che ricomincia, ancora "t2"più incattivito, sulle note di Majakowsi, procedendo quasi completamente senza cali, non fosse per “l’a tratti basculante” Pierpaolo Capovilla. Si continua con Non Vedo l’Ora, Il Turbamento della Gelosia, È Colpa Mia, E Lei Venne!. È “alla memoria di tutte e tutti i partigiani del mondo e a quelli ancora vivi” che la band dedica la sua riflessione sugli abusi perpetrati dal capitalismo europeo in Nigeria, come l’estrazione degli idrocarburi da parte dell’ENI attraverso la dispersione del nocivo gas fleming nell’aria, causa di diversi casi di tumore. “Quando Renzi dice che in Nigeria noi li aiutiamo, mandiamolo aff*** come fa quel povero cretino di Grillo” commenta infine Capovilla. Si succedono le esecuzioni di Compagna Teresa e A Sangue Freddo per chiudere la performance con La Canzone di Tom. Così come erano entrati, uno per volta, i componenti della band ringraziano il pubblico soddisfatto ed escono di scena nel buio quasi totale del palco.

Il Teatro degli Orrori è sicuramente uno dei fenomeni discografici italiani più interessanti attualmente. Ricollegandoci al titolo del loro brano, è quasi impossibile che lascino “disinteressati ed indifferenti”, in un modo o in un altro. Perché è questo che succede quando ci si ritrova davanti una band ben definita e caratterizzata, dotata di una “grammatica” e di uno stile tutto suo, che non ha eguali nel panorama restante. Uno di"t5" quei gruppi con cui non è possibile, in virtù di queste ragioni, “scendere a compromessi”: o li ami o li odi, o ti trasmettono una carica di energia o ti incupiscono, o li ritieni poetici o li trovi incomprensibili. Con loro non possono esserci mezze misure. Ma, al di là delle opinioni di gusto soggettive, Il Teatro degli Orrori dimostra di essere una delle poche vere rock band italiane e una delle realtà più convincenti della scena discografica che nel palcoscenico e nella “teatralità” ad esso connessa trova il suo habitat naturale.

 

www.demodeclub.it

www.ilteatrodegliorrori.com