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"f"E finalmente anche la stagione 2015 /2016 del Teatro Forma di Bari è partita, promettendo eventi degni di assoluto rilievo per ognuna delle rassegne in programma, la prima delle quali ha la propria chiarissima dichiarazione d’intenti già nel titolo, quell’Around jazz che spiega puntualmente le differenti sonorità che si intende mettere in luce con i sei appuntamenti in cartellone.

Possiamo ora affermare senza tema di smentita come il primo concerto fosse chiaramente da ascriversi nell’area around, non avendo potuto ritrovare del nostro amato buon vecchio jazz altro che flebilissimi echi, perché la serata si è dipanata attraverso altre sonorità, molto più vicine, semmai, all’acid jazz, al soul ed al funk, in una perfetta miscellanea non solo di stili musicali ma finanche di artisti. Sì, perché sul palco del teatro barese si è registrata la presenza in una sola notte di tre stelle di prima grandezza del panorama musicale inglese che rispondono al nome di Vanessa Haynes, Omar e Xantonè Blacq."f2"

In effetti, al contrario di quanto riportato in programma, possiamo ascrivere la paternità del progetto “A night inside Acid Jazz” proprio a quest’ultimo, tastierista e voce sopraffina, produttore e collaboratore di gente del calibro di Amy Winehouse, Randy Brecker, Nigel Kennedy e molti altri, che assieme al batterista francese Tony Match, produttore di successo anch’egli, visto di recente con Ulf Wakenius all’Empty Space di Molfetta, ha dato vita al duo 2.0, un cocktail sonoro divertito e divertente che ha un chiarissimo riferimento nell’incontenibile ed irraggiungibile genio di Stevie Wonder; la colonna portante dell’intera serata posava sulla loro scaletta, in cui faceva capolino anche una convincente versione della beatlesiana “Drive my car”, e sulla loro performance, ispirata ad un sound non solo da ballare ma anche da ascoltare, che potesse conciliare la ricercatezza dell’acid jazz con la sensualità del soul e del funk, qualità quest’ultima che raggiungeva un livello quasi palpabile quando guadagnavano il palco Omar Christopher Lye-Fook, meglio noto come Omar, e soprattutto la splendida Vanessa Haynes, lead vocalist dei magnifici Incognito, omaggiati sul finale con una splendida versione dai sapori latini della celeberrima “Don’t you worry ‘bout a thing” (non nascerà mica da qui l’About jazz?), eccelsa voce black e meravigliosa presenza scenica il cui solo apparire ci faceva tornare in mente una frase del mai abbastanza compianto Ivan Graziani, quella che diceva “la sua carica sessuale si spandeva nel locale”.

Anche se, come detto, la partecipazione di Omar e della Haynes si riduceva ad un "f3"intervento da guest star, la serata non tradiva in alcun modo le attese del foltissimo pubblico, che alla fine si ritrovava a godere di tre artisti, uniti per la prima volta in un progetto comune, piuttosto che di uno solo, la cui commistione funzionava alla grande, colma di sonorità coinvolgenti, arrangiamenti ineccepibili ed un groove irresistibile. Lasciateci però dire che, a nostro modesto parere, era Vanessa a donare le emozioni più forti della serata: mentre alle sue spalle i 2.0 erano in preda a vibrazioni positive, con Blacq che sembrava spiritato, la pantera nera della soul music affrontava le più impervie note con la semplicità di chi ha la parola Musica stampata a lettere cubitali da qualche parte nel suo codice genetico, e sa benissimo quando spingere sull’acceleratore dell’interpretazione, consapevole di poter contare su di un proprio stile e su di una capacità vocale che le permette di involarsi verso vette per altre inaccessibili che, al contrario, a lei non sono affatto precluse.