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"g1"Milano non è solo EXPO 2015: negli ultimi sei mesi la città ha indossato gli abiti del perfetto anfitrione con tanto di fiore all’occhiello, e ha accolto i numerosi ospiti nel migliore dei modi, offrendo loro una serie di eventi che ha abbracciato tutta l’area metropolitana. Sotto il titolo di “ExpoinCittà” si sono avvicendati migliaia di appuntamenti in una ricca proposta multidisciplinare senza precedenti.

Uno dei momenti di maggiore impatto è stata la mostra inaugurata nel Palazzo Reale a settembre: “Giotto, l’Italia”. Si tratta di 13 opere, quasi tutte su tavola, mai esposte a Milano, capolavori assoluti per la prima volta insieme in una stessa mostra. Ciò è dovuto anche alla difficoltà di trasportare i dipinti giotteschi, troppo fragili e monumentali. Il progetto scientifico è di Pietro Petraroia e Serena Romano (sostenuti da un prestigioso comitato), mentre l’allestimento è stato affidato a Mario Bellini: è stato accuratamente evitato ogni tipo di sfarzo per meglio mettere in risalto le opere; quindi si sono preferiti i grigi e le penombre del ferro da laminatoio mentre le tavole sono posate su “altari profani” a due volumi. Le luci si accendono solo sulle delicate policromie.

Giotto di Bondone visse in pieno Medioevo a cavallo del ‘200 e del ‘300. Lo si può"g2" considerare a pieno titolo padre della pittura moderna italiana, una sorta di spartiacque fra l’antica cultura iconica a figura bidimensionale, retaggio dell’arte bizantina, e quella a figura tridimensionale. Ne nasce un rapporto interattivo con l’ambiente e soprattutto con il fruitore che si vede coinvolto nell’azione e con i personaggi. E’ l’effetto della prospettiva, elemento assolutamente inedito per l’epoca. I volti acquistano un’aria più terrena, umana, perché lo sguardo non è più fisso ma quasi si volge allo spettatore. La grandezza di Giotto si manifesta nell’esprimere non solo il mondo religioso, ma anche la propria concezione della società, soprattutto della collettività borghese. Il fatto di avere realizzato i suoi dipinti in giro per l’Italia (Roma, Padova, Milano, Napoli, Bologna, Assisi, Rimini) ne fa il fondatore di una pittura che per la prima volta può dirsi “italiana”, al pari di Dante per quanto riguarda la letteratura.

Il percorso espositivo procede per tappe, come a seguire quelle del maestro nella sua formazione artistica e del nuovo linguaggio espressivo nella cultura figurativa. Nelle prime sale troviamo la “Maestà della Vergine da Borgo S. Lorenzo” e la “Madonna da S. Giorgio alla Costa”, poi il nucleo della Badia Fiorentina, ove le figure sono meno celesti, meno "g3"spirituali, anche negli atteggiamenti. Alla centralità della Madonna nel “Polittico di Bologna” e in quello di "Santa Reparata" fa riscontro quella imponente dallo sguardo grave di “Dio Padre in trono” della Cappella degli Scrovegni. Altro polittico notevole è il "Baroncelli" per la prima volta esposto con la sua cimasa: in una gamma squillante di colori dalla tecnica raffinata ed essenziale una folla di santi assiste all’incoronazione della Madonna. Ma il polittico più ricercato è lo “Stefaneschi” compiuto per l’altare maggiore della Basilica di San Pietro, mai uscito prima d’ora dal Vaticano. La pala è uno dei dipinti più insigni del ‘300 ed è a due facce, fronte/retro: vi è San Pietro al centro per celebrare il papato, mentre sul retro vi sono la crocifissione dello stesso Pietro e la decapitazione di San Paolo. Vero protagonista in questo caso è il dolore.

La capacità di leggere e rappresentare lo spazio è forse l’aspetto più alto raggiunto da Giotto. Con lui, ha detto De Chirico “il senso architettonico raggiunge alti spazi metafisici.”

Al Palazzo Reale di Milano fino al 10 gennaio 2016.